Immagine Archives - Il Canto di Estia di Marisa Raggio

La figlia selvaggia

La figlia selvaggia

E finalmente Zeus, sempre preoccupato delle ritorsioni violente della moglie, decise, per una volta, di fare la cosa giusta: i suoi due figli, quella coppia bellissima di gemelli, avevano diritto di stare nell’Olimpo, proprio come gli altri dei.

Sì, erano davvero due bambini perfetti, il maschietto biondo e solare e la femmina con quello sguardo fiero.

Così mettendosi la bimba sulle ginocchia per vezzeggiarla, colmo di tenerezza le disse:

“Piccola Artemide, chiedimi qualsiasi cosa e il tuo papà te la darà”

Certo il grande Zeus, signore degli dei e degli uomini, non si sarebbe mai aspettato da quel soldo di cacio una simile risposta:

“Padre, ti chiedo un arco e una faretra piena di frecce…e il permesso di andare ovunque mi vada con le mie amiche e… soprattutto, voglio la libertà, il diritto di non sposarmi!”

Zeus, riconoscendo la determinazione negli occhi di quella ragazzina selvatica, capì che sarebbe stato inutile ogni tentativo di farle cambiare idea e dovette accettare una figlia incorreggibilmente zitella.

Questa storiella, ispirata al mito greco,  fa sempre molto ridere le bambine. Tuttavia, nonostante la semplicità, conserva  in nuce alcuni degli attributi fondamentali della dea Artemide, signora dei luoghi selvaggi, protettrice delle partorienti, che presso i Romani , con il nome di Diana, si fuse sincreticamente con una antica dea italica protettrice dei boschi e degli animali selvatici.  Il principio femminile associato a queste divinità è complesso ed è estremamente attivo in molte coscienze femminili.

Infatti Artemide esercita fascino e grande ammirazione ogni volta che le donne si accostano ai miti che la riguardano. Riflettere sui motivi per cui gode di un così grande prestigio fra le donne moderne, significa aggiungere un pezzo alla conoscenza di noi stesse e della nostra società.

Marisa Raggio

I Fiori e le Dee

La Ferita di Era

La Ferita di Era

La povera Era-Giunone oggi non piace a nessuna di noi, eppure c’era un tempo un tempo in cui il suo altare era il più onorato dalle donne. Proprio per lei, fra tutte le dee, erano le offerte più preziose, a lei si rivolgevano le giovani che aspiravano al matrimonio, nonché le donne sposate che volevano tutelare lo status sociale raggiunto.
Nelle società rigidamente patriarcali come quelle del mondo greco-romano alla donna non restava molta scelta; l’ alternativa all’essere moglie e madre, poteva solo rivelarsi infausta. Dunque lei, la Signora-Regina dell’Olimpo era il riferimento femminile più prestigioso.
Da allora molte cose sono cambiate… o no?

Possiamo dire che la “rivoluzione” che ha riguardato i diritti delle donne e che ha influenzato società e costume, secondo una prospettiva storica, è molto recente. Infatti risale, a voler partire proprio da lontano, alla Rivoluzione Francese: “liberté, egalité, fraternité”…quasi per tutti…donne escluse.
Una intellettuale, prolifera scrittrice, appassionata protagonista delle istanze rivoluzionarie Olimpe de Gouges, pubblica nel 1791 La “Déclaration de droits de la femme et de la citoyenne”, rivendicando la parità fra sessi e difendendo i diritti delle donne. Andrà a finire molto male: ghigliottinata nel 1793.

Passa quasi un secolo e nel Regno Unito, 1869, in una società trasformata dalla rivoluzione industriale (in gran parte basata sullo sfruttamento della forza lavoro di donne e bambine/i), si coagulano istanze attive da quasi un secolo, dando vita al movimento delle suffragette, per rivendicare il suffragio femminile e il riconoscimento dei diritti e della dignità delle donne.
Nel 1903, Emmeline Pankhurst fonda l’Unione sociale e politica delle donne (Women’s Social and Political Union – WSPU) per il diritto di voto politico, allora concesso solo agli uomini, tranne che per le elezioni ai consigli municipali e per le elezioni di contea.

Le suffragette, così erano chiamate le militanti del movimento pro suffragio femminile, crearono molto scompiglio con azioni dimostrative che culminarono nella tragedia del Derby di Epson: la morte di Emily Davinson, travolta dal cavallo di re Giorgio V°. La vicenda creò grande emozione nel paese, focalizzando l’attenzione di stampa e mondo politico sulle rivendicazioni delle suffragette e sul duro trattamento riservato loro dalla polizia. Molte furono incarcerate e sottoposte ad alimentazione forzata per contrastare il loro tentativo di iniziare lo sciopero della fame.

Finalmente, 1918 il parlamento del Regno Unito approvò la proposta del diritto di voto alle elezioni politiche, limitato però alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni). Solo più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne del Regno Unito.
In Italia, le donne poterono accedere alle urne molti anni dopo, nel 1945.
Eppure è indubbio che l ‘emancipazione femminile negli anni sessanta e settanta ha bruciato le tappe. Il controllo delle nascite, (con l’introduzione della pillola anticoncezionale soprattutto, e di altri mezzi di contraccezione come come diaframma e spirale), ha dissolto miti e tabù. Non dimentichiamo che il sesso prima del matrimonio, fino a pochi decenni fa era considerato foriero di “rovina” per le fanciulle: una gravidanza senza “nozze riparatrici” rappresentava una grande vergogna per la donna e tutta la sua famiglia.
C’è stata una buffa, ma in realtà interessante, ipotesi che indica come spinta all’emancipazione femminile l’introduzione nelle case della lavatrice, un elettrodomestico che affrancando la donna dal pesante compito del bucato, le regalava tempo per uscire dal suo ruolo di casalinga.
Che ancora oggi il funzionamento della lavatrice resti un mistero per gran parte dei mariti… meriterebbe una riflessione a parte!

Negli anni settanta il femminismo, cioè il movimento per l’emancipazione femminile, crescendo e diffondendosi riuscì ad influenzare profondamente la società occidentale. Iniziò così il declino del prestigio di Era, a favore di altri modelli.

Non possiamo tuttavia dimenticare che questi aspetti della femminilità, simboleggiate dalle dee della mitologia classica, pur prevalendo l’una sull’altra a secondo delle esigenze e delle richieste della società, sono parte di un tutto che noi chiamiamo Archetipo Femminile. Nessuno può essere cancellato o negato, ma soltanto calibrato affinché nella psiche femminile tutte le dee convivano in una sorta di danza armonica.
Dunque, gli attributi con cui il mito rappresenta Era, che ci piaccia o no, continuano essere presenti in noi. Tanto più rifiutiamo di riconoscerli e tanto più ci faranno delle non gradite sorprese.

Ecco allora che, ad esempio, a metà del suo cammino, la donna si accorge di non avere mai portato avanti con convinzione un suo progetto. Tutte le sue energie le ha investite per sostenere il partner che ora si comporta come se la moglie fosse “un mobile della cucina”. I figli vivono la loro vita e lei, sperimentando un senso di vuoto, può finire per dirsi:
”cosa voglio di più, ormai sono vecchia”, oppure, cercando di reagire si buttai sul mercato del desiderio maschile, ritrovandosi invischiate in delusioni sentimentali e rivalità con altre donne.

Era, ha sempre un’Altra da odiare. E per questo, oggi, le donne la disprezzano: “noi noi non siamo così”…ma sarà vero?
Certo conosciamo il valore della solidarietà femminile, abbiamo fatto gruppi di sostegno femminile, qualcuna di noi è scesa in piazza per difendere i diritti delle donne, eppure eccoci lì, esattamente al punto in cui si trovavano le nostre nonne, a fare i conti con la mancanza di autostima, la rivalità con le altre, l’assenza di obiettivi e passioni.

Povera Era! Così impegnata a fare della sua coppia un capolavoro, non si è accorta di quanto poco riuscisse a prendersi davvero cura di se stessa.

Ci vuole umiltà per accettare che Era siamo noi, un po’ di lei, che ci piaccia o no, continua a dettare certi nostri comportamenti.
Era è la ragazza che non cede il posto davanti sull’automobile del “suo” ragazzo, costringendo l’amica altissima a restare seduta dietro, rattrappita.
Era è in ogni donna afflitta che sta vivendo l’abbandono da parte del partner.
Era influenza ogni moglie che accetta una relazione deludente per non ammettere il fallimento del suo matrimonio.

Eppure Era, se riconosciuta e adeguatamente onorata può rappresentare una risorsa, ad esempio andando a compensare le carenze di altri aspetti del femminile, ben rappresentati da dee più autonome e in altri modi ferite.
Infatti non esiste una rappresentazione Archetipica perfetta da prendere a modello, tutte funzionano nella misura in cui riescono a convivere nella psiche femminile. Ognuna ha bisogno dell’altra, secondo una logica di opposti che si compensano.

 

 

Di cosa parliamo quando parliamo d’Amore (*)

Di cosa parliamo quando parliamo d’Amore (*)

L’esperienza dell’Amore, intesa come relazione affettiva e sessuale, quando è sana NUTRE la CREATIVITÀ delle parti coinvolte.
Non prosciuga, non distrae e confonde, non costruisce gabbie che imprigionano l’essere amato, né spinge alla omologazione delle parti coinvolte, anzi, ne valorizza la diversità e i talenti.

La persona di cui ci innamoriamo non si è trovata sul nostro cammino per personificare le nostre proiezioni: quando la relazione funziona, l’altro ci aiuta piuttosto a superarle, ad andare oltre agli schemi ereditati o costruiti reagendo alle esperienze dolorose.(**)

Dall’altra parte la gabbia che costruiamo con il partner e che ci appare comoda, dorata, rassicurante, dopo un periodo più o meno lungo di cattività diventerà la fonte della nostra patologia:
“ Ma io non ero così, prima di sposarmi! Ero coraggiosa e autonoma, oggi ho paura di tutto e dipendo da mio marito o dai miei figli per ogni piccolo trasferimento, l’ansia mi divora.”

Ci sono parti di noi che scegliamo di sotterrare perché ci sembrano pericolose, ci spingono alla sperimentazione, alla trasformazione e quindi sono percepite come sovversive e causa di instabilità.

La relazione amorosa vissuta come uno scoglio solido a cui aggrapparci, unica fonte di sicurezza, ha un prezzo: la rinuncia,
a quelle parti di noi che rischiano di essere d’ingombro o addirittura letali per la relazione così impostata.
Per quanto ogni rinuncia a parti di noi non possa essere mai considerata indolore, è un prezzo che si può scegliere di pagare.

In questo caso però è importante che l’intero processo, incluse quelle parti rigettate, non venga semplicemente rimosso e relegato nell’Ombra, proprio per evitare che esse si “vendichino”, ritornando alla luce sotto forma di sintomo psichico e/o fisico.
Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

(*) Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’Amore, Feltrinelli editore

(**) “Nel proiettare diamo via un’energia o un potere che in realtà appartiene al nostro tesoro”.
R. Bly, Il piccolo libro dell’Ombra, editore Red.

SEMINARIO RESIDENZIALE “INTO THE WILD”

SEMINARIO RESIDENZIALE “INTO THE WILD”

Nella prima edizione del seminario “INTO THE WILD” del 2015, abbiamo scoperto e “agito” tre rappresentazioni archetipiche del principio femminile, tratte dalla mitologia classica: Demetra, Persefone, ed Estia.

Nell’edizione dello scorso anno 2016, è stato il turno di Era ed Artemide.

Quest’anno concludiamo il ciclo delle 7 Dee con Afrodite ed Atena, le eterne rivali.
Rappresentate come le antagoniste per eccellenza nella mitologia greca e nei versi di Omero.
Appaiono come Rappresentazioni Archetipiche in opposizione.
Simboleggiano l’eterno conflitto fra corpo e mente, istinto e pensiero, creatività e programmazione.
Come sempre, il lavoro per integrare gli opposti diventa una bella opportunità per scoprire parti inesplorate di noi.

Afrodite-Venere è in assoluto la divinità femminile “pagana” più citata nella cultura occidentale moderna e contemporanea.
Ogni statuetta, con sembianze femminili, rinvenuta in siti archeologici, è stata genericamente chiamata Venere.
 In latino, la parola Venere è utilizzata come sinonimo di bellezza, di qui il verbo “venerare”: fare oggetto di devozione; il termine è anche collegato al concetto di atto amoroso fisico, sessuale. Non a caso, in modo poco lusinghiero per la dea, le malattie che si contraggono attraverso la trasmissione sessuale sono dette “veneree”.
 Eppure ai miei occhi questo principio femminile o rappresentazione archetipica, appare come una delle più complesse del pantheon greco-romano.
 C’è una vasta letteratura che affronta l’argomento, ma a mio avviso, senza fare completamente chiarezza : Afrodite, “la più bella”, definita dalla geniale Jean S. Bolen (Le dee dentro la donna) come la dea alchemica, ha ancora molti aspetti che attendono di essere svelati.

Un lavoro utile può essere quello di confrontarla con la sua antitesi: la dea Atena-Minerva, rappresentazione archetipica di un principio femminile opposto, ma altrettanto indispensabile per il nostro equilibrio psichico.
Come sempre, le essenze floreali vengono i nostro aiuto guidandoci verso il riconoscimento degli aspetti dell’Archetipo di cui noi non abbiamo consapevolezza, amplificando la nostra intuizione e l’attività onirica.

Anche la letteratura offre la possibilità di esercitare il pensiero analogico, identificando nella narrazione situazioni e comportamenti riconducibili alla azione degli archetipi.
I temi antichissimi della mitologia classica si ripropongono sostanzialmente invariati, al di sotto del rivestimento dell’epoca storica che ospita le vicende narrate.
Nel lavoro di quest’anno faremo riferimento, oltre al mondo classico, anche ad un romanzo giustamente considerato la matrice della letteratura moderna: “Ragione e Sentimento” (Sense and Sensibility) di Jane Austen, un’opera di grande popolarità, abbondantemente riproposta da cinema e televisione. Narra di due sorelle governate da opposte tendenze archetipiche eppure unite e solidali nelle difficoltà della vita.

Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

Il Labirinto delle 7 Dee

Il Labirinto delle 7 Dee

IL LABIRINTO DELLE 7 DEE

Un workshop di Marisa Raggio ©

Il workshop “IL LABIRINTO DELLE 7 DEE” si rivolge ad un pubblico femminile e si articola in una giornata esperienziale in cui provare ad osservarsi da una nuova prospettiva, per risvegliare energia vitale, creatività e pace, ritrovando e ricomponendo parti di noi nascoste o dimenticate.

Il lavoro proposto si pone come obiettivo il riconoscimento delle Dee che agiscono nella nostra psiche o meglio, nei nostri visceri, nel nostro cuore, nella nostra testa e non è affatto detto che in queste tre parti di noi, agisca la stessa Dea. Tutto ciò significa comprendere che esistono forze invisibili che plasmano la nostra condotta e il nostro mondo emozionale.

IL PROGRAMMA IN SINTESI

La giornata inizierà con un excursus di tipo logico-cognitivo per inquadrare l’Archetipo Femminile attraverso i secoli, partendo dalle divinità femminili più note del Pantheon greco-romano e prendendo in considerazione alcuni dei miti più significativi ad esse collegati.

Attraverso la narrazione e le immagini, sarà così possibile addentrarsi profondamente in questa materia affascinante, individuando gli elementi simbolici che dall’antichità continuano ad avere un forte significato evocativo ed attuale in tutte noi.

Al termine di questa panoramica le partecipanti saranno in grado sperimentare nel proprio personale mondo emotivo le valenze simboliche che maggiormente risuonano.

Questo significa “AGIRE LA DEA” ovvero comprendere quale principio archetipico domina in noi e quale invece è più sacrificato.

Il pomeriggio sarà dedicato alla condivisione delle esperienze personali di ciascuna partecipante, in un clima di fiducia e gioia, facilitata dalla energia e solidarietà del gruppo, dall’utilizzo di Essenze Floreali californiane legate alle piante con il bulbo e dall’ esperienza ultra-ventennale di insegnamento di conduzione di gruppi di Marisa Raggio.

Sarà inoltre previsto un momento di veloce riepilogo di tutti gli archetipi attraverso l’uso degli olii essenziali, secondo una ricerca effettuata da Susanna Lupoli, naturopata, floriterapeuta ed allieva di Marisa Raggio.

Prima di salutarci, a ciascuna partecipante verrà consegnata una boccetta contenente uno dei fiori californiani più in sintonia con la Dea tiranna o sacrificata, a seconda delle esigenze emerse nell’arco della giornata, affinché il lavoro iniziato insieme possa continuare individualmente nei giorni seguenti il workshop.


“In periodi particolarmente faticosi o dolorosi ci ritroviamo a pensare:
non mi riconosco più”.
Questo spesso avviene perché la situazione esterna è radicalmente mutata ed i nostri abituali schemi comportamentali diventano inadeguati.

E’ in quel momento che il nostro inconscio cerca di porre rimedio alla crisi attivando aspetti della nostra psiche che fino ad allora erano rimasti silenti.
Con un altro linguaggio possiamo dire che una dea dentro di noi, che fino a quel momento non era stata riconosciuta, si attiva, creando un certo scompiglio e dettandoci atteggiamenti ed emozioni che sorprendono noi stesse e possono creare sgomento fra chi ci sta intorno.
In questo caso noi non siamo diventate qualcun’altra, ma piuttosto stiamo esprimendo realmente noi stesse, sperimentando parti di noi che per svariare ragioni non avevamo mai voluto o potuto vedere.

Quando la donna diventa consapevole delle forze archetipiche che agiscono su di lei, ottiene il potere che questa conoscenza fornisce.
Le “Dee” sono la rappresentazione di tali forze, potenti e invisibili, che plasmano la nostra condotta ed influenzano le nostre emozioni.
Nella pratica tale conoscenza può chiarirci il mistero di certi comportamenti che avevano sorpreso prima di tutto noi stesse:

Ecco perché l’ho fatto!!!” .
Capire ci aiuta a superare il dolore e la vergogna per aver commesso errori, passi falsi che ancora ci bloccano in inutili e nocivi sensi di colpa.
E’ allora che si crea la bellissima e non facile possibilità di liberarci da quelle maschere dietro alle quali ci eravamo nascoste e che ci permettevano di vivere la nostra vita soltanto in minima parte.”


DOMENICA 19 FEBBRAIO 2017

Si è tenuto il primo workshop intitolato Il Labirinto delle 7 Dee a Milano con la partecipazione di 14 meravigliose donne.

Ecco alcuni dei loro commenti

 

Per ulteriori informazioni, consultate la pagina: https://www.facebook.com/labirinto7dee/

Black Eyed Susan

Black Eyed Susan

Questo mio contributo, tradotto e pubblicato dalla FES, Flower Essence Society, rappresenta un esempio di integrazione fra la Floriterapia ed il lavoro con gli Archetipi Femminili.

Per approfondimenti, eccovi il link:

http://www.flowersociety.org/raggio-interview.html

http://www.flowersociety.org/raggio-bes-case.html

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