Holly Archives - Il Canto di Estia

La vendetta della rabbia negata.

La vendetta della rabbia negata.

Nei giorni intorno al solstizio d’estate, quando la Luce vince sull’oscurità e il sole colonizza la notte, una riflessione su ciò che analogicamente colleghiamo all’elemento Fuoco sorge spontanea.
L’emozione che fra tutte si può maggiormente associare a questo elemento è la rabbia.

La rabbia è un’emozione buona o cattiva?
Da bambine molte di noi sono state educate a pensarla così: ogni volta che contattavamo un’emozione forte dovevamo decidere cosa farne, stabilire se potevamo concederci di viverla oppure “ingoiarla” e dimenticarcene.
Le generazioni successive alla mia hanno potuto manifestare più apertamente le loro emozioni, ma se i moderni genitori sono più inclini a tollerare le urla e le scenate delle figlie femmine, oggi la società non è ancora pronta ad accettare la “donna arrabbiata” senza etichettarla come megera o, peggio, isterica.

Eppure questa emozione contiene implicazioni ricche e complesse. La rabbia infatti è come il fuoco, può distruggere e uccidere, ma è anche dotata di un potere in grado di muovere e trasformare ciò che appare stagnante ed immutabile.
Siamo talmente imbarazzate dalla nostra rabbia che quando la sperimentiamo nei riguardi della persona amata, se non riusiamo a reprimerla, la “deviamo” verso qualcuno o qualcosa che ci sta meno a cuore.
Il partner ci tradisce? La colpa è dell’altra: “la zoccola”.
L’amica del cuore ci delude? Certo, colpa del suo partner che non la rende felice e la mette contro di noi.
Il figlio va male a scuola? Colpa dell’insegnante.
Alla fine abbiamo fatto una tale confusione da non sapere più che cosa era quella forza imbarazzante e vitale che ci aveva così spaventato e che ora, imprigionata, tende a fermentare, producendo rancore, risentimento, gelosia, autocommiserazione, e molto altro.
Insomma quell’energia potente e propulsiva si è trasformata nelle nostra gabbia, una forza che non ci spinge affatto al cambiamento, ma ci blocca.
Per chi conosce i Fiori di Bach, la traduzione di questa dinamica è immediata: da Holly a Willow.

Edward Bach nei suoi trentotto rimedi non aveva certo trascurato l’emozione della rabbia che vedeva ben rappresentata dall’Agrifoglio, Holly per gli anglofoni. Questa pianta, insieme al vischio, è considerata sacra da tempi remoti presso tutti i popoli del Nord Europa ed utilizzata come protezione contro il male, nelle lunghe notti che raggiungono la massima espansione e cominciano a declinare con il solstizio d’inverno.
Holly infatti non è una figlia dell’oscurità, bensì la messaggera di quella Luce che già sta sostituendo alle tenebre.
Alla fine di giugno con il solstizio estivo, il giorno più lungo dell’anno, l’apogeo della luce segna anche il suo declino e la notte ricomincia ad avanzare. Così in una incessante alternanza, in un ciclo che rappresenta l’essenza stessa della Vita.
Gli antichi Celti sostenevano che fosse questo il momento in cui decadeva il regno del Re Agrifoglio, per i successivi sei mesi sarebbe stato il tempo del Re Quercia, Oak, un albero sacro dai cui fiori Bach ha ricavato un altro rimedio, ma questa è un’altra storia…

Ecco dunque che così come la notte più lunga contiene già in potenza il trionfo della luce, così la nostra rabbia, questa emozione violenta, pericolosa, ma anche terribilmente vitale, incarnata da Holly nella sua manifestazione più virulenta, contiene già in sé il germe dell’Amore.
Scrive Margaretha Mijnlieff, una delle prime ed autorevoli rappresentati della Floriterapia in Italia:
“Holly permette di vedere che si ha un grande potenziale di vero amore: quel sentimento profondo che ci protegge da ogni influsso esteriore negativo, e ci dà la forza di accettare ciò che ci circonda.
Holly promuove anche l’amor proprio, in modo da farci accettare come siamo e avere la consapevolezza che siamo belli così, come siamo.” (*)

E’ un grande lavoro quello che Holly ci aiuta a fare: “integrare”, la nostra rabbia ovviamente non significa alimentarla o andarne fieri, ma trovare il coraggio per guardarla e comprendere che cosa l’ha scatenata. Quando rifletto su questo, mi appare sempre l’immagine del cinghiale che diventa davvero pericoloso solo quando è braccato o ferito.

Ci hanno addestrato ad “ingoiare il rospo”: Holly, al contrario ci spiega che questo rospo, se siamo in grado di guardarlo bene ed infine liberarlo in uno stagno, chissà mai che non abbia qualcosa da insegnarci riguardo al nostro dolore.

Da Holly a Willow
Cosa succede quando tale rabbiosa sofferenza viene repressa e ignorata? Il rospo in questione resta piazzato sullo stomaco come un cibo indigesto.
A questo proposito è interessante che D. Krämer sostenga:
“La collera trattenuta crea iperacidità di stomaco…se qualcosa non è digeribile, pesa sullo stomaco, cosa che accade sia nel caso di alimenti che non possono essere trattati, sia in caso di conflitti e problemi psichici…essi vengono rimuginati, ci si riflette, si analizza, si valuta.” (**)

Dal punto di vista emozionale può crearsi quello che Bach fotografa come uno stato Willow, rimedio ricavato dai fiori del Salice (Salix Vitellina):
“Per coloro che hanno sofferto a causa delle avversità o della sfortuna e trovano difficile accettarlo senza lamentarsi e senza provare risentimento, poiché giudicano la vita in base al successo. Sentono di non avere meritato una prova così grande, Lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati. Spesso accade loro di provare un interesse minore verso quelle cose della vita che prima facevano loro piacere.” (***)

La rabbia esplosiva e vitale dello stato Holly è ormai scomparsa lasciando il posto ad una emozione più nascosta che tende a cronicizzarsi ed appesantire la quotidianità.

Holly e Willow sono entrambi rimedi che hanno a che fare con il risentimento e la “ira-scibilità”; nello stato Willow, tuttavia, troviamo una minore esteriorizzazione dell’emozione che è fortemente marcata dall’autocommiserazione e dall’amarezza.
Il salice vitellina è un albero che i contadini sfruttano brutalmente, lo potano in modo drastico, utilizzando i suoi rami flessibili in molti modi:
“E’ questa flessibile tolleranza che caratterizza la condizione Willow positiva.Poiché è stato tanto maltrattato come albero e ha sofferto tali abusi, può amareggiarsi e covare risentimento….
Questa condizione viene migliorata dallo sforzo della volontà positiva e dalla determinazione a superare le difficoltà della situazione.” (****)

Queste due essenze floreali hanno molto da offrirci, non esitiamo ad utilizzarle proprio quando scopriamo in noi stati emozionali che tendiamo a giudicare severamente come “sbagliati”. Ricordiamoci l’insegnamento di Bach che ci indica come all’interno del nostro “difetto” esista già la potenzialità per la sua trasformazione.

Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

 

(*) M. Mijnlieff, La Floriterapia, edizioni Sanerebbe, Bologna. Pag 55

(**) D. Kramer, Nuove terapie con I Fiori di Bach, ed.Mediterranee. Pag 43-48

(***) Edward Bach, Le Opere Complete,macro Edizioni. Pag.73

(****) Julian e Martine Barnard, Le Erbe Curative di Edward Barnard,
FCE Natur

 

Black Eyed Susan

Black Eyed Susan

Questo mio contributo, tradotto e pubblicato dalla FES, Flower Essence Society, rappresenta un esempio di integrazione fra la Floriterapia ed il lavoro con gli Archetipi Femminili.

Per approfondimenti, eccovi il link:

http://www.flowersociety.org/raggio-interview.html

http://www.flowersociety.org/raggio-bes-case.html

La riscoperta della Tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita

La riscoperta della Tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita

(Dal mio intervento alla giornata di aggiornamento RIF, Registro Italiano Floriterapeuti, Milano, novembre 2014)
La maggior parte dei miei clienti viene da me spinta dalla Tristezza.
Certo in loro si agitano Paura, Rabbia, ma l’emozione che li costringe a prendersi cura di Sè, a chiedere aiuto, è la Tristezza. Siamo tutti tristi, a volte gioiosi, come oggi noi qui e talvolta tristi. Non per questo ci consideriamo malati.
Siamo delle persone più o meno sane che affrontano i momenti di tristezza e lavorano ad accrescere i momenti di gioia.
Se in ufficio subisco una ingiustizia sarò consapevolmente arrabbiata. Con il tempo maturerò del rancore nei riguardi di chi mi ha fatto questi torti. Traduciamo in simultanea con i Fiori che indicano questi stati d’animo: Holly, Willow, sicuramente.
Ma non prenderò appuntamento dal Floriterapeuta perché ” ce l’ho su con il mio capo”. Sarò piuttosto spinta a chiedere un colloquio perché questa rabbia capisco che non mi fa bene: Mi fa sentire TRISTE.
Noi naturalmente tendiamo alla Gioia, emozione che conosciamo, ma abbiamo sperimentato solo saltuariamente nella nostra esistenza. Anche i Santi dall’espressione gioiosa ed ispirata, a causa del loro cuore ricco di compassione, non possono fare a meno di sentirsi tristi per coloro che sono più sfortunati e soffrono. Sanno dare un senso alla sofferenza umana ma restano con-passionevoli, ovvero sono in grado di condividere la passione- sofferenza.
In questa sala siamo tutti adulti, abbiamo fatto un percorso legato ai Fiori, alle loro implicazioni spirituali, non ci spaventano le emozioni negative, se siamo professionisti della cosiddetta “relazione di aiuto”, siamo in grado di riconoscere l’emozione, starci dentro, e lavorare per trasformarla. Da manuale.
Per i giovani non è così semplice, oggi viene loro passato il messaggio che essere giovani significa essere sempre allegri, spensierati, meglio se con una birra in mano o davanti all’aperitivo. E’ concesso essere arrabbiati, ma l’aggettivo “triste” sta diventando sinonimo di “sfigato”. Con buona pace di tutta la storia della letteratura romantica e decadente.
Assistiamo sempre più alla tendenza a considerare la Tristezza come un guasto che rende la persona sgradevole e soprattutto (somma colpa), meno produttiva, una sorta di “diverso” che fatica ad adattarsi alle regole del “Grande Gioco”.

Sono convinta che alcuni disagi in crescente diffusione, come come l’ansia, le fobie, gli attacchi di panico, e quella che spesso impropriamente viene chiamata Depressione, debbano essere considerati in un contesto ben più ampio di quello che riguarda la vicenda individuale del cliente.
Ogni momento storico ha i suoi mali, a noi è toccato “il male di vivere”, per dirla con Montale, una condizione che dalla sartriana nausea del secondo novecento, attraverso il crollo di utopie e certezze, si sta rafforzando e diffondendo attraverso quella dura mancanza di prospettive concrete che, come vediamo tutti i giorni, affligge troppi giovani e non solo loro.
Dunque come recita il titolo di un libro di M. Benasayag-G. Shmit, ” L’epoca delle passioni tristi” Feltrinelli editore, viviamo l’epoca delle passioni tristi, con buona pace della pubblicità di alcolici e gelati, e non è facile.
E allora che fare? Partiamo lancia in resta e dichiariamo guerra alla Tristezza “, il Male del secolo”?
Edwuard Bach ci insegna prima di tutto che ” non bisogna muovere guerra al difetto, ma sviluppare la virtù opposta”: in questo caso la Gioia.
Ma prima di arrivare alle strategie ed alle essenze floreali che ci possono guidare verso la scoperta di tutta la Gioia di cui è impregnata la nostra esistenza e persino questo nostro vecchio mondo decadente,
permettetemi di…(continua)

I Fiori del Coraggio

I Fiori del Coraggio

Il coraggio è un attributo che non riguarda solo il principio Maschile, ma è anche insito nel Femminile. E’ la forza incredibile della madre che difende i suoi cuccioli e, in senso lato, della guerriera che difende la sua casa, la sua terra.
Nella nostra cultura occidentale la qualità del coraggio è simboleggiata da diverse rappresentazioni archetipiche della mitologia ellenica. Le più note sono due Dee, Artemide e Atena, così diverse fra loro, ma terribili nella loro vendetta, come narrano i miti.
Dal punto di vista delle Essenze Floreali mi fanno pensare a Holly, l’Agrifoglio, il fiore di Bach che rappresenta la rabbia come l’altra faccia dell’Amore. Infatti l’ira femminile diventa davvero pericolosa quando scaturisce da una ferita del cuore!

 

“Il Femminile in Cucina”

“Il Femminile in Cucina”

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