essenze floreali Archives - Il Canto di Estia di Marisa Raggio

PENE D’AMORE ED ESSENZE FLOREALI

PENE D’AMORE ED ESSENZE FLOREALI

Ore 14.00-17.00
Marisa Raggio
PENE D’AMORE ED ESSENZE FLOREALI
UNA DELL SFIDE PIÙ DIFFICILI PER IL/LA FLORITERAPEUTA
 
Presentazione del Seminario:
“Nella mia professione, ormai ultra ventennale, non ho mai incontrato una/un cliente che facesse più resistenza alla “guarigione” del “malato d’amore”.
Quello della sofferenza amorosa è un tunnel da cui si esita molto ad uscire, un percorso doloroso che può fare paura, poiché costringe le persone ad accettare profondi cambiamenti nelle proprie attitudini verso l’Altro e verso se stessi.
L’obiettivo del seminario è quello di indicare, con l’ausilio della floriterapia, le fasi attraverso cui guidare noi stessi ed i nostri clienti dalla sofferenza verso una nuova visione della propria vita di relazione.
Comprendere come “funzioniamo” è fondamentale: solo così possiamo evitare la ripetizione di schemi che in passato si sono rivelati nocivi.
Il seminario è consigliato ai professionisti, ma anche a tutti coloro che stanno attraversando una fase difficile della propria vita sentimentale o a chi vuole sperimentare una nuova rilettura delle proprie “pene d’amore” presenti e passate.”
Parte I°
Dal Mito alla vita quotidiana: Abbandono e Tradimento, le ferite che non vogliono guarire.
Parte II°
I Fiori per le 8 fasi di accompagnamento del cliente, dalla desolazione alla riedificazione.
 
Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.
Anna Achmatova

CRONACA FLOREALE DEI GIORNI PIÙ STRANI: COVID 2020. PARTE 4

CRONACA FLOREALE DEI GIORNI PIÙ STRANI: COVID 2020. PARTE 4

Un altro cambiamento di umore. Piano piano ci stiamo adattando allo stato di “emergenza”, lo sconforto e la paura sfumano, ma lasciano un alone pesante che tende a spegnerci. Ora rischiamo di  farci  conquistare de una sorta di torpore, le giornate si trascinano tutte uguali: ne usciremo, ma chissà quando. Intanto restiamo in attesa.

30 marzo 2020

WILD ROSE
Dai, forza ora i dati sono più incoraggianti, i contagi calano e cominciamo a vedere la luce in fondo al tunnel.
Solo ancora un piccolo sforzo, non si uscirà ancora per Pasqua, un altro paio di settimane ancora di quarantena…o forse un mesetto.
…Intanto oggi il letto non l’ho fatto, mica per pigrizia, nooo! Per non disturbare il gatto, almeno così mi racconto.
In queste ore mi ritrovo a ciondolare per casa, ripensando alla tabellina di marcia così bene scandita che fino a ieri riuscivo a rispettare.
Adesso non più: è incredibile come una riesca a sentirsi stanca combinando così poco. C’è da chiedersi come facevo “prima”, quando la mia giornata era piena di impegni e mi sembrava di correre da mattina a sera.
Due settimane così però non è possibile trascorrerle, trascinandosi tra divano e letto, televisione e cucina, giusto facendo il minimo indispensabile.
Aiuto! Voglio ritrovare la spinta dei primi giorni, quando chiudendomi in casa mi ero ripromessa di organizzarmi per bene, evitando di cadere nell’apatia.
Sicuramene un Fiore che mi aiuti a reagire deve esserci.
E infatti c’è, è Wild Rose, la Rosa Canina: molti di noi stanno assumendo proprio in questo periodo l’estratto delle sue bacche, ricchissime di vitamina C.
Cosa scrive Bach di questo rimedio floreale:
“Per coloro che, senza una ragione apparentemente sufficiente, si rassegnano a tutto ciò che accade, e scivolano così attraverso la vita prendendo le cose come sono, senza fare alcuno sforzo per migliorare o per trovare un po’ di gioia. Si sono arresi alle avversità della vita senza lamentarsene.”
Edward Bach, Le Opere Complete, ed Macro.

7 aprile 2020

HORNBEAN

“Non è che mi pesi stare a casa, è che dopo tutto questo tempo le giornate sono diventate identiche . Non ci sono più i giorni della settimana, mi sembra di vivere in un tempo immobile e sospeso…”

“Apro gli occhi al mattino e so già ogni singolo gesto che compirò nelle seguenti 24 ore. Vorrei dormire tutto il giorno.”

“I primi giorni ne ho approfittare per dare una bella ripulita e disinfettata alla casa. Una gran soddisfazione. Ora però continuo ripetitivamente a pulire e mi sembra di essere sempre allo stesso punto, che fatica!”

“ Mi sono dedicata con soddisfazione a tutte le serie tv che non avevo mai tempo di guardare. ..Credo di averle viste tutte…ma da qualche giorno mi addormento subito davanti alla televisione, mi sveglio alle due di notte e non mi riaddormento fino al mattino. Poi resto stordita tutto il giorno e non combino nulla.”

“Avevo progettato di fare tante cose per non sprecare il tempo trascorso chiusa in casa, ma NON HO LA FORZA Di INCOMINCIARE ”

Queste parole le avete già ascoltato, le avete dette o pensate?
Quando la routine ci spegne e ci appesantisce, le giornate si trascinano monotone, possiamo pensare a Hornbeam, Il Fiore del Carpinus Betulus.
Così lo presenta il nostro Edward Bach:
“ HORNBEAM
Per coloro che sentono di non essere abbastanza forti, sia psicologicamente che fisicamente per sopportare il peso della vita che li sovrasta. Anche i problemi di ogni giorno sembrano loro insormontabili, sebbene queste persone riescano poi in genere a compiere, con successo, il loro dovere. Per chi crede di doversi fortificare in qualche parte del corpo o della psiche per poter facilmente adempiere al proprio compito.”
E.Bach, Le Opere Complete, Macro Edizioni.

CRONACA FLOREALE DEI GIORNI PIÙ STRANI: COVID 2020. PARTE 3

CRONACA FLOREALE DEI GIORNI PIÙ STRANI: COVID 2020. PARTE 3

L’ultima settimana di marzo forse è stata la più cupa.
E’ curioso come le persone abbiano la capacità di dimenticare i momenti brutti. Io questa fase l’avevo rimossa. Poi mi imbatto in questa mia riflessione e comincio a ricordare.
Ora che ce li siamo lasciati alle spalle, non voglio che questi tre mesi si vadano stingendo fino a perdersi in una nebbia lattiginosa.

Voglio ricordare che ci sono state ore e giorni pesanti, ma li abbiamo superati. Noi non siamo crollati, abbiamo anche ritrovato il sorriso e finito per godere delle piccole cose che la quarantena ci regalava. Fra queste ricordo la città finalmente silenziosa, l’aria più pulita, le nutrie che sulla darsena si lasciavano avvicinare dai pochi umani che passavano di lì. E poi il cibo cucinato con la pazienza che tutto quel tempo libero ci regalava, un bel film, rileggere oziosamente il tuo libro preferito, ingozzarsi con una serie tv appassionante senza sensi di colpa, tanto che altro c’è da fare? Chiedetelo ai miei gatti e al mio cane, per loro sono stati giorni deliziosi: loro non si lasciano scoraggiare facilmente!

23 marzo 2020 GENTIAN
Il 22 marzo è stata una domenica particolarmente cupa.
Sono aumentate le restrizioni: ora siamo davvero blindati in casa.
Ci siamo lasciati alle spalle la fase eroica della musica ai balconi, affacciati e commossi fino a pochi giorni fa applaudivamo e cantavamo l’inno nazionale.
Adesso tutto è più silenzioso.
I contagi faticano a calare, i numeri non ci confortano. È il momento della la frustrazione: “ma come, con tutti i sacrifici che stiamo facendo, nessun risultato?”
E mentre questi pensieri vagano nella nostra testa incontriamo Lui: il Distruttore, il Pessimista: può essere, un giornalista, uno dei famigerati “opinionisti” che infestano i programmi tv, oppure un parente o un amico.
Nonostante l’isolamento, l’AMAREZZA filtra attraverso il telefono, i messaggi, la televisione e ci contagia.
E cos’ ci sentiamo particolarmente scoraggiati, ci è passata persino la voglia di fare quella torta di cui avevamo cercato la ricetta…
E’ la fase GENTIAN (genziana amarella), quel bellissimo fiore di montagna le cui radici sono sì amarissime, ma in fitoterapia vengono utilizzate per farci digerire qualsiasi cosa, anche i bocconi più amari e questo boccone, inutile nascondercelo, è proprio bello grosso da mandare giù.
Scrive Eward Bach nell’edizione del 1933 de “I dodici guaritori e i sette aiuti”:
GENTIAN
Quando c’è depressione; quando si ha la sensazione che le cose non stiano andando bene, o si dubita che stiano migliorando” .

Edward Bach, “le opere Complete”, Macro edizioni.

Foto di Paolo Chiabrando

Per guarire un cuore infranto. Malati d’Amore o Amori malati?

Per guarire un cuore infranto. Malati d’Amore o Amori malati?

Malati d’Amore o Amori Malati? Una sfida difficile per il floriterapeuta I fiori ci offrono un aiuto fondamentale per lenire il dolore causato da un abbandono o la fine di una relazione, per uscire a testa alta da un legame malato, per imparare a riappropiarci della nostra dignità. Due giornate alla scoperta delle essenze floreali più adatte ad affrontare le ferite del cuore.

Perché è così difficile guarire dal “mal d’amore”? Forse perché per farlo bisogna CAMBIARE, riadattare i nostri schemi mentali, creare nuovi sogni, nuovi progetti, mettendo in discussione quelli vecchi.

Riprendersi i contenuti che abbiamo proiettato sull’oggetto del nostro amore è sempre e comunque un momento doloroso, paragonabile ad un lutto.

E’ possibile, seguendo un percorso di counseling che utilizza come strumento chiave I Fiori di Bach ed altri repertori di essenze floreali, imparare a lasciare andare e procedere oltre dopo una delusione d’amore.

Per alcune/alcuni di noi all’inizio sembra impossibile, il colpo ricevuto è tale che si resta immobili, bloccati in un dolore che ci appare insuperabile. Eppure come dicono le canzoni : “Non si muore per amore”, anzi certe volte si impara finalmente a a vivere nel miglior modo possibile.                                                                                                 Marisa Raggio

25-26 Gennaio 2020                                                                                                                                                                                                                                                                  Seminario di approfondimento e aggiornamento, tenuto da Marisa Raggio, counselor, floriterapeuta.

Rivolto  ai diplomati della scuola dell’Unione di Floriterapia e ai professionisti con formazione equivalente.

Organizzato dalla Unione di Floriterapia presso:  Il Ginkgo – la Valle del Tao Viale Stefini 7, 20125 Milano

 

 

 

L’incontro con Pan: da  Kore a Persefone

L’incontro con Pan: da Kore a Persefone

Nella storia dell’umanità, il mito di Kore-Persefone rappresenta la narrazione più efficace di una trasformazione femminile: dalla vulnerabilità alla autorevolezza. Dovremmo ricordare ripetutamente questa storia, affinché la vibrazione potente di tale mito penetri profondamente in noi.
Ancora una volta assistiamo ad un percorso iniziatico secondo lo schema simbolico malattia-morte resurrezione: da Kore, la fanciulla legata alla madre e poi a lei strappata e trascinata in un luogo spaventoso, a Persefone, regina del mondo infero, assisa sul trono, temuta e rispettata.
Il potere di Persefone, non è solo potere politico: sebbene sia la regina del mondo infero, è soprattutto onorata come guida spirituale che svolge l’importante ruolo dello psicopompo. La dea infatti conduce le anime dei defunti verso il regno dei morti e guida gli eroi nell’Ade, in un viaggio di andata e ritorno che solo lei può rendere possibile. Persefone è l’unica fra le divinità del monte Olimpo il cui mito ci tramanda un prima e dopo, rappresentandola nella sua evoluzione.

Forse non a caso ho incontrato tante Kore e in alcuni felici occasioni ho avuto il privilegio di vederle cambiare, acquisendo alcuni degli attributi di Persefone.
Come spesso ho sottolineato, non desidero ridurre la storia di queste donne a mere “tipologie”, ognuna di loro è apparsa ai miei occhi unica e speciale. Tuttavia riconosco nelle loro difficoltà, nei loro blocchi, nella loro tristezza, così come è avvenuto prima di tutto con me stessa, l’azione di archetipi dominanti e la debolezza di altri che sarebbero invece da “tonificare”.
Alcune donne hanno chiesto il mio aiuto perché ansiose e spaventate, talvolta soggette ad attacchi di panico: “quando mi succede così penso di stare per morire”. Questa è una delle prime cose chi viene riferita.
L’attacco di panico, ovvero l’esperienza del “terrore” vero e proprio, infligge una ferita profonda, lasciando per anni un alone di vulnerabilità: la paura che possa “succedere di nuovo”.
Tuttavia molte donne non si lasciano bloccare, continuano la loro vita sviluppando una corazza robusta che le rende accanite lavoratrici, mamme e mogli perfezioniste, donne iper organizzate e talvolta tiranniche, sia nel lavoro che in famiglia. Tuttavia possono manifestare una forte dipendenza dalla figura materna che continua ad avere lo stesso ruolo rassicurante svolto nella loro infanzia. La madre protettrice può essere con gli anni sostituita da altre figure: un marito, una sorella, in alcuni casi persino un figlio.
Alcune donne confessano con imbarazzo di guidare solo se accanto a loro c’è la mamma o una sua sostituta, lo stesso avviene per i viaggi in treno, in aereo o sui mezzi pubblici, c’è anche chi riesce ad entrare in un supermercato “solo con la mamma” o non si avventura per la strada se non ha uno dei suoi figli per mano. Ricordo una ragazza che con la sua bicicletta affrontava grintosamente il traffico metropolitano, eppure quasi non si azzardava a camminare per la strada da sola. Per lei, mi spiegò con chiarezza, la bici rappresentava un rapido mezzo di fuga in un eventuale quanto improbabile “momento di emergenza”.
Tutti questi comportamenti evitanti , finiscono per condizionare pesantemente lo svolgimento della vita quotidiana, abbattendo l’autostima di queste donne che in realtà hanno spesso notevoli capacità e talenti.

Dunque la donna dominate da aspetti Kore, prima di essere incoronata regina, può sperimentare quello che tutti conosciamo come “attacco di panico”. Anche qui i riferimenti mitologici sono illuminanti.
Il prefisso “Pan” in greco antico significa “tutto”, in effetti il picco più alto di panico spesso è descritto da chi lo ha vissuto, come una esperienza di “perdita di sé”, intesa come smarrimento della propria individualità. Lo stesso prefisso, coerentemente, ci rimanda a Pan dal piede caprino, signore dei pascoli, divinità con attribuzioni sessuali molto esplicite.
Pan il selvaggio, incarna gli aspetti liberi e contraddittorii delle forze naturali, ama suonare il flauto diffondendo la sua musica sublime, ma spesso terrorizza gli umani producendo grida terribili. Il suo passatempo preferito tuttavia è costituito dall’inseguire ninfe e fanciulle umane per soddisfare la sua voracità sessuale, totalmente priva di inibizioni.
Simbolicamente, questa divinità la cui rappresentazione nel mondo cristiano è stata utilizzata per rappresentare il Diavolo, mezzo uomo e mezzo caprone, rende l’idea del pericolo che incombe sulle fanciulle inermi. Una minaccia soprattutto interna, costituita dall’affacciarsi delle proprie pulsioni erotiche, etichettate come ferine e peccaminose. Le giovani donne devono fare i conti con una misconosciuta componete istintuale percepita come perturbante, una forza maligna che le incita pericolosamente a trasgredire l’intrico di regole del sistema patriarcale.
Tali “forza oscure”, che siano rappresentate nei miti come le energie sotterranee del cupo Ade, o quelle iper vitali del dio capro, gioioso e sporcaccione, per essere ridimensionate nella loro portata terrorizzante, devono essere viste, riconosciute ed infine accettate per quello che sono: forze vitali senza le quali finiremmo per indebolirci e appassire.

Tale itinerario di smascheramento delle nostre presunte minacce interne può essere efficacemente percorso con l’ausilio della floriterapia.
Ogni essenza floreale di Bach, ma anche quelle di altri sistemi scoperti negli ultimi decenni in diverse parti del mondo, ci rimanda a caratteristiche emozionali precise che, se ci riguardano, attivano la nostra naturale tendenza a riequilibrarle.
E’ interessante come gli aspetti dissonanti della personalità Kore e le strategie messe in atto per camuffarli, possano essere efficacemente tradotti nel linguaggio della floriterapia.
Un bravo floriterapeuta sarà sicuramente in grado di consigliare i fiori più adatti ad aiutare la sua cliente Kore, iniziando dalla miscela per affrontare il picco più acuto del panico, via via contribuendo a rassicurarla, sostituendo la percezione di sé stessa come creatura fragile e vulnerabile con quella di donna adulta, consapevole delle proprie doti di autonomia e coraggio, nonché della forza sufficiente ad affrontare prove e difficoltà.

Dunque Kore si avvia a diventare Persefone: ha appreso come gestire il panico, va al supermercato da sola e da sola guida la sua macchina.
Tuttavia questa trasformazione non si può considerare veramente conclusa fino a quando le oscure minacce che ancora minano la sua sicurezza anziché essersi dissolte sono semplicemente e persino efficacemente represse. Un tale atteggiamento spesso conduce ad un forte irrigidimento nel carattere e la donna, per quanto maggiormente sicura, può diventare via via più autoritaria, potenziando la sua ossessione per il controllo e l’intransigenza nei giudizi.
In questo caso, l’isolamento ed il distacco nelle relazioni con gli altri, che viene mascherato come bisogno di spazio ed autonomia, in realtà cela il timore che la propria regalità, in fondo ancora traballante, venga messa in discussione da chi la circonda.
Insomma ci sarebbe ancora tanto lavoro da fare, ma spesso la relazione d’aiuto viene interrotta dalla cliente che sostiene di non averne più bisogno. Lo stato acuto non si ripresenta da molto tempo e quindi lei giustamente sente l’esigenza di fare da sola. Anche questa è una fase di crescita che può essere utile.
D’altra parte se l’integrazione dei propri fantasmi interiori non è completa resta la possibilità che, anche dopo tanti anni, il temuto attacco di panico si ripresenti, non necessariamente in veste di nemico, ma come consigliere, indicando che c’è ancora per la donna un pezzo di strada da percorrere.
La corona di Persefone non rappresenta una facile conquista, va guadagnata osando inoltrarsi in zone oscure, temibili, ma non necessariamente ostili.
Ci sono essenze floreali che incarnano con precisione la gamma degli stati d’animo e delle dinamiche emotive sopra descritti e dunque rappresentano per la donna un notevole supporto nell’impegnativo passaggio dalla dominanza degli aspetti Kore al potenziamento di quelli Persefone.
Ne ho scelte alcune che ritengo fondamentali, tuttavia non ne escludo altre, a seconda della specificità e della biografia della persona che le assume.

Vulnerabilità di Kore:
Rock Rose: tendenza a spaventarsi, sensazione costante di terrore.
Cerato: sfiducia nel proprio giudizio
Larch: scarsa autostima, sottovalutazione.
Clematis: difficoltà ad accettare la realtà
Crab Apple: rifiuto del proprio corpo, vergogna per le proprie necessità fisiologiche.

Strategie compensative attivate per gestire e nascondere la propria vulnerabilità:
Rock Water: autodisciplina ferrea,auto inflitta per sopperire alla percezione della debolezza
Cherry Plum: eccesso di controllo, tensione, sentirsi sempre in stato di allarme.
White Chestnut: attività mentale frenetica e tormentosa
Red Chestnut: preoccupazione eccessiva per i propri cari
Vine: impulso a gestire, coordinare e comandare. Rigidità e autoritarismo
Beech: intolleranza e rifiuto tutto ciò che sfugge al controllo.

Nell’emergenza dell’attacco di panico:
Rescue Remedy, sempre in tasca.

INTO THE WILD 2018 Seminario Residenziale

INTO THE WILD 2018 Seminario Residenziale

Da sempre le donne ed il corpo sono state unite alla ciclicità dei ritmi naturali. Una connessione speciale che in tante culture ha assunto il connotato di una vera e propria Sacralità.
Tutto è cominciato con la Dea e nonostante lo scorrere dei millenni ed il susseguirsi di culture che hanno costruito culti intesi a negare la sacralità del femminile, restano nella nostra psiche e nel nostro corpo tracce talvolta flebili, talvolta sorprendentemente potenti, di un potere antico che, se utilizzato con consapevolezza, cura e guarisce.
Ritrovarci insieme, immerse in una dimensione naturale ancora selvaggia è ogni anno una esperienza intensa che portiamo con noi confortandoci nella nostra routine quotidiana.

In un luogo appartato, di eccezionale bellezza, dove tutto è rimasto intatto, abbandoniamo i nostri schemi abituali per incontrare l’anima della natura e cogliere l’essenza della floriterapia.
Un breve accenno ai programmi di lavoro per questo weekend nella Natura:
1) Osservazione e studio della pianta nel suo habitat, per entrare in relazione diretta con la sua Anima: riflessioni sulla segnatura.
A cura di Gabriele Krause
2) Meditazioni e ascolto attraverso la pratica del Tai Chi Chuan e Qi Gong (Itcca Italia™) : percepire l’energia sottile della pianta.
A cura di Patrizia Roberti
3)I Fiori e le Dee®
Insieme sperimentiamo l’incontro fra il Principio Femminile e la potenza della Madre Terra: una fusione officiata dal potere rivitalizzante delle Essenze Floreali.
A cura di Marisa Raggio

 

Il Labirinto delle 7 Dee – un workshop di Marisa Raggio

Il Labirinto delle 7 Dee – un workshop di Marisa Raggio

DOMENICA 26 NOVEMBRE
Dalle ore 9,30 alle ore 18

Dove:
Lighthouse CromoRanji R:Ravizza
Via Eupili 10, 20145 Milano

❤️ IL PROGRAMMA IN SINTESI
La giornata inizierà con un excursus di tipo logico-cognitivo per inquadrare l’Archetipo Femminile attraverso i secoli, partendo dalle divinità femminili più note del Pantheon greco-romano e prendendo in considerazione alcuni dei miti più significativi ad esse collegati.
Attraverso la narrazione e le immagini, sarà così possibile addentrarsi profondamente in questa materia affascinante, individuando gli elementi simbolici che dall’antichità continuano ad avere un forte significato evocativo ed attuale in tutte noi.
Al termine di questa panoramica le partecipanti saranno in grado sperimentare nel proprio personale mondo emotivo le valenze simboliche che maggiormente risuonano. 
Questo significa “AGIRE LA DEA” ovvero comprendere quale principio archetipico domina in noi e quale invece è più sacrificato.
Il pomeriggio sarà dedicato alla condivisione delle esperienze personali di ciascuna partecipante, in un clima di fiducia e gioia, facilitata dalla energia e solidarietà del gruppo, dall’utilizzo di Essenze Floreali californiane legate alle piante con il bulbo e dall’ esperienza ultra-ventennale di insegnamento di conduzione di gruppi di Marisa Raggio.
Sarà inoltre previsto un momento di veloce riepilogo di tutti gli archetipi attraverso l’uso degli olii essenziali, secondo una ricerca di Susanna Lupoli, naturopata, floriterapeuta ed allieva di Marisa Raggio.
Prima di salutarci, a ciascuna partecipante verrà consegnata una boccetta contenente uno dei fiori californiani più in sintonia con la Dea tiranna o sacrificata, a seconda delle esigenze emerse nell’arco della giornata, affinché il lavoro iniziato insieme possa continuare individualmente nei giorni seguenti il workshop.

 

 

I FIORI E LE DEE ® Un’intervista a Marisa Raggio

I FIORI E LE DEE ® Un’intervista a Marisa Raggio

D) In che cosa consiste la tua ricerca?

MARISA) Io sono fondamentalmente una floriterapeuta, utilizzo cioè le Essenze Floreali per offrire aiuto e sostegno alle persone che si rivolgono a me.

In prevalenza la mia clientela è composta da donne e ho sempre pensato che condividere le loro storie, i loro dolori, difficoltà ed emozioni sia un grande privilegio.

A differenza dei miei clienti maschi, che non essendo abituati a condividere i contenuti emotivi più intimi spesso faticano ad “esporsi”, le donne amano “raccontarsi”. La loro narrazione spesso è ricca di elementi interessanti ma tende a mutare, spostando il focus ad ogni incontro. Stabilire una gerarchia di Essenze Floreali da proporre, così come aiutarle a fissare degli obiettivi da perseguire, può rivelarsi complicato. La teoria degli Archetipi mi è servita, e mi serve tuttora, da parametro per ordinare questa grande massa di informazioni.

Guardando dentro di me ed osservando le mie clienti, ho realizzato che spesso la nostra realtà, sia interiore che esteriore, viene occultata dal racconto di quello che vorremmo essere ed apparire. Ci sono aspetti e qualità del nostro femminile che giudichiamo prestigiose e quindi ci illudiamo che siano nostre, altre invece, pur governando i nostri comportamenti e le nostre emozioni, non sono ritenute accettabili e perciò vengono nascoste.

La domanda di fondo di tutta la mia ricerca è: CHI SONO VERAMENTE?

 

D) Quando hai iniziato la tua ricerca?

Marisa) Già all’università, mentre lavoravo alla mia tesi in antropologia culturale su una popolazione del sud del Cile dove e è tutt’ora diffusa una forma di sciamanesimo femminile. Come in altre società non industrializzate, dunque legate al mondo agricolo, la struttura cosmogonica e la loro concezione del Sacro pone al centro elementi simbolici fortemente collegati al principio femminile.

Molte letture mi hanno permesso di riconoscere quanto la stretta connessione fra la donna, il suo corpo ed i cicli della natura sia stata in passato, come possiamo osservare ancora oggi in alcune popolazioni arcaiche, considerata Sacra.

Questo non smetteva di sorprendermi considerando la svalutazione sociale e religiosa a cui la donna è relegata nelle principali religioni monoteiste e che tuttora persiste nonostante l’emancipazione femminile abbia, specialmente negli ultimi 100 anni, dato vita ad una evidente “rivoluzione”.

Ciò sta avvenendo soprattutto a livello sociale, anche se tanta strada resta ancora da percorrere, ma per quanto riguarda l’aspetto religioso le cose non vanno di pari passo. I roghi della caccia alle streghe in fondo sono ancora tiepidi…

 

D) C’è un episodio cardine che ti ha portato a capire che la tua strada sarebbe stata quella della tua ricerca?

Marisa) Naturalmente non un singolo episodio. Nella mia vita ci sono stati tanti mutamenti: mi sono ritrovata a sentire più volte il bisogno di cambiare lavoro, luogo di residenza, partner.

Ognuna di queste “crisi” mi ha costretta a rivedere l’immagine di me stessa, aggiungendo tessere al puzzle che costituisce la mia personalità.

Con il trascorrere degli anni, ogni “crisi” mi portava a penetrare sempre più in profondità il mio mondo emozionale e quello delle mie clienti.

Mi è così diventato chiaro che le scelte sbagliate nella vita si fanno seguendo non ciò che si è ma quello che si vorrebbe essere.

Mentire a noi stessi è una pratica universalmente diffusa. Riconoscere gli aspetti della auto-narrazione che sono autenticamente nostri, liberandoci da quelli acquisiti o costruiti negli anni come illusoria protezione, è un lavoro che richieda coraggio e cuore pulito, ma può condurci a grandi sorprese, alcune spiacevoli altre gratificanti, tutte comunque estremamente illuminanti.

A livello personale, si è trattato di un lavoro impegnativo, a tratti doloroso, che però mi ha regalato una sensazione di espansione, freschezza e gioia come mai nella mia vita. Tale esperienza ritengo possa essere preziosa per ogni donna.

 

D) Che formazione hai seguito?

Marisa) Sono laureata in Lettere Moderne all’Università di Genova con indirizzo in Etnologia. La mia tesi di laurea, relatrice la grande etnologa Ernesta Cerulli, riguardava i Mapuche, una popolazione indigena del Cile, in cui è diffusa la figura della “Machi”, una donna che svolge nella comunità funzioni di guaritrice ed è spesso riconosciuta come “sciamana”, colei che collegando il mondo degli spiriti con quello degli uomini, si rende artefice di una guarigione che non è solo fisica, ma soprattutto spirituale.

In seguito, scoprendo il pensiero di Edward Bach e la Floriterapia ho frequentato i corsi di Margaretha Mijnlieff, una delle pioniere di questa disciplina nel nostro paese. La mia attività di Floriterapeuta è iniziata concretamente a Milano nel 1995.

Anni dopo ho frequentato una formazione di counseling che si è rivelata utile sia nella pratica floriterapica che in quella didattica. Infatti, dalla sua fondazione, nel 2002, sono docente della Scuola dell’Unione di Floriterapia di Milano.

 

D) Quali autori e ricercatori hanno influenzato la tua ricerca?

Marisa) E’ difficile ricostruire la genesi delle mie ricerche perché essendo stata una lettrice compulsiva da sempre, ho letto tantissimo materiale. Posso ricordare però che il primo approccio al pensiero Junghiano è stato con un libro di James Hillman letto nel 1998: “Il Puer Aeternus” (edizioni Adelphi), testo fondamentale sulla Teoria degli Archetipi.

Successivamente ho provato ad accostarmi all’enorme lavoro di C.G.Jung, in particolare alla sua identificazione del concetto di Anima e Animus; fondamentale per me è stata la lettura del suo libro “L’uomo e i suoi Simboli”.

Seguendo questa strada, ho scoperto un filone d’oro rappresentato dalle grandi allieve di Jung. – Maria Louise Von Franz ed M. E. Harding – che mi hanno accompagnato verso una progressiva comprensione di quello che resta un concetto complicatissimo: l’Archetipo junghiano.

Assolutamente illuminante furono le poche parole che Jung scrive nel1932, per l’introduzione al libro della Harding, La Strada della Donna(ed Astrolabio):

I concetti biologici e sociali possono esprimere soltanto una metà dell’anima femminile. Invece in questo libro diviene chiaro che la donna possiede anche una peculiare spiritualità del tutto sconosciuta all’uomo”

Queste tre righe da sole possono rappresentare la mia intera ricerca sul Femminile.

Anche Erich Neumann ha ispirato moltissimo la mia ricerca con il suo testo fondamentale “La Grande Madre” (ed. Astrolabio). Un libro estremamente innovativo che si impegna ad evidenziare la struttura e lo sviluppo dell’archetipo del femminile nelle sue manifestazioni concrete nel mondo.

Solo alcuni anni fa invece ho potuto conoscere la figura, le opere e le scoperte dell’archeologa Marija Gimbutas, fondatrice dell’Archeomitologia (Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Ed Venexiana). Il suo lavoro è stato enorme sia in termini di quantità che di importanza, dunque difficile da riassumere qui in poche parole. Basti pensare alla sua ipotesi, solo negli ultimi tempi riconosciuta a malincuore dal mondo accademico, secondo la quale nell’Europa antica, dal tardo paleolitico al neolitico, fino all’età del bronzo, esistevano società agricole, sostanzialmente egualitarie e pacifiche che ponevano al centro della loro concezione del sacro una divinità femminile: la Dea.

Tali società furono, nell’arco di alcuni millenni, totalmente cancellate dalle invasioni di popoli indo-europei che imposero una struttura sociale e religiosa androcentrica. La grande quantità di reperti trovata da questa archeologia e l’attenta catalogazione di essi, rappresenta una importante conferma della presenza del Sacro Femminile nell’Europa antica. Tale scoperta ribalta il punto di vista da cui possiamo osservare la storia dell’umanità, focalizzandoci sull’insieme di valori sacri, intellettuali e corporei femminili che per millenni sono stati disprezzati ed esclusi dalla concezione del Divino, nonché da ogni forma di culto. La perdita del Sacro Femminile, ha impedito all’uomo di sperimentare adeguatamente una parte importante della sua dimensione emotiva e psichica, nel timore di essere poco virile, quindi inferiore. Siamo di fronte ad una revisione della storia dell’umanità che restituisce a tutti noi, donne e uomini, ciò che era andato perduto.

Un vero piacere è stata anche la lettura del fortunato libro di Jane Shinoda Bolen – Le Dee dentro la Donna (edizione Astrolabio) che semplifica e rende accessibile a tutte noi i modelli archetipici potentemente rappresentati dalle divinità della mitologia ellenistica

Ben più significativo per me è stato un altro libro della Bolen, non facilmente reperibile in questo momento – Passaggio ad Avalon (edizioni Piemme) – dove l’autrice narra la propria personale esperienza verso il riconoscimento della Dea.

Tra i sistemi floreali più diffusi attualmente, partendo da quelli del maestro Edward Bach, ho approfondito ed utilizzato con le mie clienti, le essenze floreali scoperte da Patricia Kaminski in collaborazione con il marito Richard Katz. Se il fiore rappresentativo del femminile scoperto dal dottor Bach è perfettamente espresso nell’essenza floreale Chicory, Patricia Kaminski, con la sua ricerca, ha trovato una serie di Fiori che vanno ad agire proprio sui diverse aspetti fisici ed emotivi delle donne, nonché degli aspetti femminili presenti in ogni uomo. Alcune di queste essenze, non a caso, sono delle bulbose. L’associazione analogica fra queste piante e l’utero femminile è evidente, così come quella fra un’essenza fondamentale Pomgranate (melograno) che nell’iconografia cristiana è spesso accostata alla Vergine Maria. Anche l’arte antica, dal mondo etrusco, a quello greco romano, fino al Rinascimento abbina questo frutto alla figura femminile. Abbiamo un monumento funebre etrusco in cui è rappresentata una nobildonna che tiene nella mano una melagrana. Un mito fondamentale come quello del ratto di Persefone cita i suoi semi, mentre visitando Ferrara, in un solo pomeriggio mi sono imbattuta in un affresco di Francesco Cossa che ritrae il trionfo di Venere in un carro decorato da melograne e più tardi nella commovente Madonna della melagrana di Jacopo della Quercia.

 

D ) Che differenza c’è fra la tua ricerca sugli Archetipi Femminili e le Dee rispetto alle proposte del panorama italiano?

Marisa) Da quanto ho raccontato fino a qui, mi sembra chiaro che il mio impegno non nasce da una infatuazione passeggera, legata ad un tema affascinante e molto di moda.

Ritengo che la mia ricerca possa rappresentare una novità in quanto è la prima volta in cui gli Archetipi vengono utilizzati nella pratica del colloquio di Floriterapia.

Personalmente propongo uno strumento che utilizzo da anni concretamente nella mia attività di Floriterapeuta.

Assumendo le Essenze Floreali, permettiamo loro di iniziare un dialogo con parti di noi sofferenti, maltrattate, ignorate, trasformandole dolcemente da zavorra a risorse utili nelle sfide della vita di tutti i giorni.

La lettura della narrazione della cliente in chiave di Archetipi  contribuisce a chiarire aspetti spesso taciuti perché imbarazzanti o troppo dolorosi, di conseguenza a migliorare l’autoconsapevolezza, facilitando il compito della Floriterapeuta.

Oggi esiste anche un marchio che riassume la mia ricerca : I FIORI E LE DEE® che vuole rappresentare questo tipo di lavoro.

Ci tengo a precisare anche che al di fuori del mondo della Floriterapia, oggi in Italia, ci sono alcune serie e brillanti ricercatrici che, ognuna con la propria originalità e sempre con grande impegno e passione, diffondono il Nome della Dea.

 

D) In cosa consiste il progetto “Il Labirinto delle 7 Dee”?

Marisa) “Il Labirinto delle 7 Dee” è un progetto che aiuta a diffondere la ricerca I Fiori e le Dee ®.

Il labirinto è un simbolo antichissimo che rappresenta la ricerca del proprio Sè superiore. In questo caso lo utilizzo per esprimere un cammino alla ricerca di pezzi di noi  che abbiamo trascurato e nascosto a vantaggio di altri divenuti  ipertrofici. Ma ogni donna, per stare bene, ha bisogno di tutte le parti che la compongono, impegnandosi sempre a farle funzionare in armonia. Io la chiamo “La Danza degli Archetipi” grazie alla quale possiamo permettere che queste parti dentro di noi convivano con grazia, agendo in alternanza, senza che mai una domini le altre.

Fra tutte le rappresentazioni archetipiche dell’Inconscio collettivo  ho scelto di utilizzare quelle del mondo classico che agiscono potentemente in quanto profondamente radicate nella nostra cultura. Sono le Dee che abbiamo superficialmente incontrato sui banchi di scuola, al cinema, nei libri, dunque sono figure un po’ famigliari.

Quando durante il workshop il mito viene narrato, approfondendo con cura la portata simbolica di ciascuna Dea presentata,  la donna, a prescindere dalla sua formazione scolastica, riconosce immediatamente elementi che la riguardano. La Dea non le è estranea, le ricorda la madre, la sorella, la figlia o la rivale. Più difficile riconoscere che in realtà rappresenta proprio un aspetto che le appartiene. Perché ciò avvenga è utile il confronto con altre donne, sotto la supervisione di chi ha il compito di condurre il gruppo, facilitando la comunicazione.

Ci tengo infine a sottolineare come in questa mia proposta di lavoro resti fondamentale la sapienza dei Fiori: guida e sostegno per quei momenti di paura, confusione, scoraggiamento, smarrimento che costellano il nostro cammino, in questa vita.

Alla fine sempre: grazie Dottor Bach!

La vendetta della rabbia negata.

La vendetta della rabbia negata.

Nei giorni intorno al solstizio d’estate, quando la Luce vince sull’oscurità e il sole colonizza la notte, una riflessione su ciò che analogicamente colleghiamo all’elemento Fuoco sorge spontanea.
L’emozione che fra tutte si può maggiormente associare a questo elemento è la rabbia.

La rabbia è un’emozione buona o cattiva?
Da bambine molte di noi sono state educate a pensarla così: ogni volta che contattavamo un’emozione forte dovevamo decidere cosa farne, stabilire se potevamo concederci di viverla oppure “ingoiarla” e dimenticarcene.
Le generazioni successive alla mia hanno potuto manifestare più apertamente le loro emozioni, ma se i moderni genitori sono più inclini a tollerare le urla e le scenate delle figlie femmine, oggi la società non è ancora pronta ad accettare la “donna arrabbiata” senza etichettarla come megera o, peggio, isterica.

Eppure questa emozione contiene implicazioni ricche e complesse. La rabbia infatti è come il fuoco, può distruggere e uccidere, ma è anche dotata di un potere in grado di muovere e trasformare ciò che appare stagnante ed immutabile.
Siamo talmente imbarazzate dalla nostra rabbia che quando la sperimentiamo nei riguardi della persona amata, se non riusiamo a reprimerla, la “deviamo” verso qualcuno o qualcosa che ci sta meno a cuore.
Il partner ci tradisce? La colpa è dell’altra: “la zoccola”.
L’amica del cuore ci delude? Certo, colpa del suo partner che non la rende felice e la mette contro di noi.
Il figlio va male a scuola? Colpa dell’insegnante.
Alla fine abbiamo fatto una tale confusione da non sapere più che cosa era quella forza imbarazzante e vitale che ci aveva così spaventato e che ora, imprigionata, tende a fermentare, producendo rancore, risentimento, gelosia, autocommiserazione, e molto altro.
Insomma quell’energia potente e propulsiva si è trasformata nelle nostra gabbia, una forza che non ci spinge affatto al cambiamento, ma ci blocca.
Per chi conosce i Fiori di Bach, la traduzione di questa dinamica è immediata: da Holly a Willow.

Edward Bach nei suoi trentotto rimedi non aveva certo trascurato l’emozione della rabbia che vedeva ben rappresentata dall’Agrifoglio, Holly per gli anglofoni. Questa pianta, insieme al vischio, è considerata sacra da tempi remoti presso tutti i popoli del Nord Europa ed utilizzata come protezione contro il male, nelle lunghe notti che raggiungono la massima espansione e cominciano a declinare con il solstizio d’inverno.
Holly infatti non è una figlia dell’oscurità, bensì la messaggera di quella Luce che già sta sostituendo alle tenebre.
Alla fine di giugno con il solstizio estivo, il giorno più lungo dell’anno, l’apogeo della luce segna anche il suo declino e la notte ricomincia ad avanzare. Così in una incessante alternanza, in un ciclo che rappresenta l’essenza stessa della Vita.
Gli antichi Celti sostenevano che fosse questo il momento in cui decadeva il regno del Re Agrifoglio, per i successivi sei mesi sarebbe stato il tempo del Re Quercia, Oak, un albero sacro dai cui fiori Bach ha ricavato un altro rimedio, ma questa è un’altra storia…

Ecco dunque che così come la notte più lunga contiene già in potenza il trionfo della luce, così la nostra rabbia, questa emozione violenta, pericolosa, ma anche terribilmente vitale, incarnata da Holly nella sua manifestazione più virulenta, contiene già in sé il germe dell’Amore.
Scrive Margaretha Mijnlieff, una delle prime ed autorevoli rappresentati della Floriterapia in Italia:
“Holly permette di vedere che si ha un grande potenziale di vero amore: quel sentimento profondo che ci protegge da ogni influsso esteriore negativo, e ci dà la forza di accettare ciò che ci circonda.
Holly promuove anche l’amor proprio, in modo da farci accettare come siamo e avere la consapevolezza che siamo belli così, come siamo.” (*)

E’ un grande lavoro quello che Holly ci aiuta a fare: “integrare”, la nostra rabbia ovviamente non significa alimentarla o andarne fieri, ma trovare il coraggio per guardarla e comprendere che cosa l’ha scatenata. Quando rifletto su questo, mi appare sempre l’immagine del cinghiale che diventa davvero pericoloso solo quando è braccato o ferito.

Ci hanno addestrato ad “ingoiare il rospo”: Holly, al contrario ci spiega che questo rospo, se siamo in grado di guardarlo bene ed infine liberarlo in uno stagno, chissà mai che non abbia qualcosa da insegnarci riguardo al nostro dolore.

Da Holly a Willow
Cosa succede quando tale rabbiosa sofferenza viene repressa e ignorata? Il rospo in questione resta piazzato sullo stomaco come un cibo indigesto.
A questo proposito è interessante che D. Krämer sostenga:
“La collera trattenuta crea iperacidità di stomaco…se qualcosa non è digeribile, pesa sullo stomaco, cosa che accade sia nel caso di alimenti che non possono essere trattati, sia in caso di conflitti e problemi psichici…essi vengono rimuginati, ci si riflette, si analizza, si valuta.” (**)

Dal punto di vista emozionale può crearsi quello che Bach fotografa come uno stato Willow, rimedio ricavato dai fiori del Salice (Salix Vitellina):
“Per coloro che hanno sofferto a causa delle avversità o della sfortuna e trovano difficile accettarlo senza lamentarsi e senza provare risentimento, poiché giudicano la vita in base al successo. Sentono di non avere meritato una prova così grande, Lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati. Spesso accade loro di provare un interesse minore verso quelle cose della vita che prima facevano loro piacere.” (***)

La rabbia esplosiva e vitale dello stato Holly è ormai scomparsa lasciando il posto ad una emozione più nascosta che tende a cronicizzarsi ed appesantire la quotidianità.

Holly e Willow sono entrambi rimedi che hanno a che fare con il risentimento e la “ira-scibilità”; nello stato Willow, tuttavia, troviamo una minore esteriorizzazione dell’emozione che è fortemente marcata dall’autocommiserazione e dall’amarezza.
Il salice vitellina è un albero che i contadini sfruttano brutalmente, lo potano in modo drastico, utilizzando i suoi rami flessibili in molti modi:
“E’ questa flessibile tolleranza che caratterizza la condizione Willow positiva.Poiché è stato tanto maltrattato come albero e ha sofferto tali abusi, può amareggiarsi e covare risentimento….
Questa condizione viene migliorata dallo sforzo della volontà positiva e dalla determinazione a superare le difficoltà della situazione.” (****)

Queste due essenze floreali hanno molto da offrirci, non esitiamo ad utilizzarle proprio quando scopriamo in noi stati emozionali che tendiamo a giudicare severamente come “sbagliati”. Ricordiamoci l’insegnamento di Bach che ci indica come all’interno del nostro “difetto” esista già la potenzialità per la sua trasformazione.

Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

 

(*) M. Mijnlieff, La Floriterapia, edizioni Sanerebbe, Bologna. Pag 55

(**) D. Kramer, Nuove terapie con I Fiori di Bach, ed.Mediterranee. Pag 43-48

(***) Edward Bach, Le Opere Complete,macro Edizioni. Pag.73

(****) Julian e Martine Barnard, Le Erbe Curative di Edward Barnard,
FCE Natur

 

Il Labirinto delle 7 Dee

Il Labirinto delle 7 Dee

IL LABIRINTO DELLE 7 DEE

Un workshop di Marisa Raggio ©

Il workshop “IL LABIRINTO DELLE 7 DEE” si rivolge ad un pubblico femminile e si articola in una giornata esperienziale in cui provare ad osservarsi da una nuova prospettiva, per risvegliare energia vitale, creatività e pace, ritrovando e ricomponendo parti di noi nascoste o dimenticate.

Il lavoro proposto si pone come obiettivo il riconoscimento delle Dee che agiscono nella nostra psiche o meglio, nei nostri visceri, nel nostro cuore, nella nostra testa e non è affatto detto che in queste tre parti di noi, agisca la stessa Dea. Tutto ciò significa comprendere che esistono forze invisibili che plasmano la nostra condotta e il nostro mondo emozionale.

IL PROGRAMMA IN SINTESI

La giornata inizierà con un excursus di tipo logico-cognitivo per inquadrare l’Archetipo Femminile attraverso i secoli, partendo dalle divinità femminili più note del Pantheon greco-romano e prendendo in considerazione alcuni dei miti più significativi ad esse collegati.

Attraverso la narrazione e le immagini, sarà così possibile addentrarsi profondamente in questa materia affascinante, individuando gli elementi simbolici che dall’antichità continuano ad avere un forte significato evocativo ed attuale in tutte noi.

Al termine di questa panoramica le partecipanti saranno in grado sperimentare nel proprio personale mondo emotivo le valenze simboliche che maggiormente risuonano.

Questo significa “AGIRE LA DEA” ovvero comprendere quale principio archetipico domina in noi e quale invece è più sacrificato.

Il pomeriggio sarà dedicato alla condivisione delle esperienze personali di ciascuna partecipante, in un clima di fiducia e gioia, facilitata dalla energia e solidarietà del gruppo, dall’utilizzo di Essenze Floreali californiane legate alle piante con il bulbo e dall’ esperienza ultra-ventennale di insegnamento di conduzione di gruppi di Marisa Raggio.

Sarà inoltre previsto un momento di veloce riepilogo di tutti gli archetipi attraverso l’uso degli olii essenziali, secondo una ricerca effettuata da Susanna Lupoli, naturopata, floriterapeuta ed allieva di Marisa Raggio.

Prima di salutarci, a ciascuna partecipante verrà consegnata una boccetta contenente uno dei fiori californiani più in sintonia con la Dea tiranna o sacrificata, a seconda delle esigenze emerse nell’arco della giornata, affinché il lavoro iniziato insieme possa continuare individualmente nei giorni seguenti il workshop.


“In periodi particolarmente faticosi o dolorosi ci ritroviamo a pensare:
non mi riconosco più”.
Questo spesso avviene perché la situazione esterna è radicalmente mutata ed i nostri abituali schemi comportamentali diventano inadeguati.

E’ in quel momento che il nostro inconscio cerca di porre rimedio alla crisi attivando aspetti della nostra psiche che fino ad allora erano rimasti silenti.
Con un altro linguaggio possiamo dire che una dea dentro di noi, che fino a quel momento non era stata riconosciuta, si attiva, creando un certo scompiglio e dettandoci atteggiamenti ed emozioni che sorprendono noi stesse e possono creare sgomento fra chi ci sta intorno.
In questo caso noi non siamo diventate qualcun’altra, ma piuttosto stiamo esprimendo realmente noi stesse, sperimentando parti di noi che per svariare ragioni non avevamo mai voluto o potuto vedere.

Quando la donna diventa consapevole delle forze archetipiche che agiscono su di lei, ottiene il potere che questa conoscenza fornisce.
Le “Dee” sono la rappresentazione di tali forze, potenti e invisibili, che plasmano la nostra condotta ed influenzano le nostre emozioni.
Nella pratica tale conoscenza può chiarirci il mistero di certi comportamenti che avevano sorpreso prima di tutto noi stesse:

Ecco perché l’ho fatto!!!” .
Capire ci aiuta a superare il dolore e la vergogna per aver commesso errori, passi falsi che ancora ci bloccano in inutili e nocivi sensi di colpa.
E’ allora che si crea la bellissima e non facile possibilità di liberarci da quelle maschere dietro alle quali ci eravamo nascoste e che ci permettevano di vivere la nostra vita soltanto in minima parte.”


DOMENICA 19 FEBBRAIO 2017

Si è tenuto il primo workshop intitolato Il Labirinto delle 7 Dee a Milano con la partecipazione di 14 meravigliose donne.

Ecco alcuni dei loro commenti

 

Per ulteriori informazioni, consultate la pagina: https://www.facebook.com/labirinto7dee/

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