Blog, Il Canto di Estia di Marisa Raggio, Floriterapia e Counseling

Il Mito: una chiave di lettura dell’orrore quotidiano

Il Mito: una chiave di lettura dell’orrore quotidiano

“ Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”   Fabrizio De André

Scrivo questa riflessione soprattutto per superare lo shock, personale e collettivo, di quanto avvenuto alla piccola Elena vittima dalla madre: la morte di un innocente, per mano di chi dovrebbe più di chiunque altro proteggerlo, ci lascia sempre devastati.
E ancora una volta mi rivolgo al Mito per cercare di almeno di capire se non comprendere, andando oltre una informazione mediatica che talvolta sfiora il voyeurismo morboso.

Il quesito che ci possiamo porre é: esiste una sindrome di Medea?
E il pensiero corre proprio compagna di Giasone. Nella loro vicenda la polarità della coppia appare evidente: lui l’Eroe luminoso, amato e celebrato e lei, la maga oscura, che in una escalation di ferocia arriva a commettere il crimine più orrendo, l’uccisione dei propri figli, per vendicarsi del compagno bugiardo e fedifrago.
Secondo il modello patriarcale, Medea doveva suscitare esclusivamente orrore, incarnando la “summa” di quella malvagità femminile rappresentata in modo inquietante nella tragedia di Euripide: una rappresentazione archetipica  così potente ed umana da ispirare da sempre il mondo dell’Arte.
Si dibatte, soprattutto in tempi recenti, su chi fosse in realtà la compagna di Giasone, poiché come avviene nei miti, le versioni tramandate sono contraddittorie.
Medea è una vittima della misoginia e xenofobia dei Greci che “inventano” il Mostro, o una donna di eccezionale temperamento che, colpita dalla freccia di Cupido (ancora una volta colpa di Afrodite), sviluppa una “ossessione amorosa” in nome della quale commette una serie di orrendi crimini?
Prendiamo in considerazione la seconda versione che ci viene tramandata: quella di una  Medea tenebrosa, dilaniata dal dolore e il desiderio di vendetta, così come ce la presenta Euripide.
Il primo crimine a cui assistiamo è quello nei riguardi della famiglia di origine: l’uccisione e lo smembramento del fratello per coprire la fuga con l’amato. In seguito i suoi delitti costellano la trama spietata che lei ordisce utilizzando sofisticate arti magiche, mettendosi sempre al servizio dell’adorato Giasone.
Fin qui tutte nefandezze che sembrano non creare troppo scalpore nelle antiche narrazioni: che ci si poteva aspettare da una barbara e non è forse compito di ogni brava moglie sostenere la carriera del marito?
Le cose si complicano quando il celebrato Eroe, dimostra la propria ingratitudine ripudiando la compagna ormai scomoda per una nuova giovane moglie, più “conveniente socialmente : storia peraltro sempre attuale…
Medea cacciata dalla sua terra di adozione, quella che ormai considerava la sua “casa”, dirotta tutta la propria feroce determinazione, fino a quel momento incanalata nel servizio al proprio idolo, in una vendetta terribile che avrà come culmine il sommo crimine: l’uccisione dei figli del traditore, i propri stessi figli.
La sua furia vendicativa è inarrestabile e tutto travolge. Arrivando ad uccidere i suoi stessi bambini, Medea compie un gesto che rappresenta l’annichilimento di se stessa come donna, madre, persona.
Siamo di fronte a una  storia  tragica che purtroppo tende periodicamente a riproporsi quando il disagio emotivo, per pregiudizio, ignoranza, disinteresse, viene ignorato, nonostante i segnali di pericolo siano, come nel caso specifico di Elena, particolarmente evidenti.
E dunque il crimine per eccellenza, il figlicidio, non può essere espiato esclusivamente con la punizione della “cattiva madre”, perché anche il fungo più velenoso nasce da da un humus condiviso.
Questa consapevolezza non ci deve portare a puntare il dito sui vari attori delle vicenda, quanto piuttosto a capire i meccanismi che mettono in moto la” macchina della tragedia”, affinché questa tenda a non ripetersi.

Marisa Raggio

Appendice:
Da una intervista di Laura Cuppini allo psichiatra Claudio Mencacci , Corriere della Sera, 14-6-22

A posteriori, questa tragedia si sarebbe potuta evitare?
«Dalla bambina possono essere arrivati segnali di malessere, evidentemente non colti. Martina Patti avrebbe dovuto curare il proprio discontrollo della rabbia, ma in primo luogo penso che sarebbe stato necessario un intervento sociale per rompere l’isolamento della donna, unito forse a difficoltà economiche, povertà anche culturale, ambiente familiare instabile e, senza dubbio, la giovane età».

Le Amazzoni: Ippolita e le altre

Le Amazzoni: Ippolita e le altre

Non ricordo la prima volta che incontrai le amazzoni: forse in un libro o un racconto di mia nonna che per farmi stare “zitta un momentino” mi raccontava cose come i Promessi Sposi e la Mitologia Greca.

Dunque le amazzoni da sempre sono state un topos, un luogo di fascino nella mia immaginazione.

Chissà quando ho saputo quella storia del seno tagliato, non è certo cosa da raccontare a una bambina, probabilmente l’ho trovato sulla mitica enciclopedia Motta, unico conforto nei lunghi pomeriggi casalinghi della mia infanzia.

Ero una bambina che non giocava con le bambole, chiedevo in regalo solo pistole, fumetti e libri: una ossessione. La televisione mi forniva ben pochi modelli, sparute figurine di donne detective, fra il comico e il fatale.

Allora, sebbene leggessi senza troppo entusiasmo “Nembo Kid” (l’italianizzazione di Supermen), non ho mai avuto fra le mani un fumetto di Wonder Woman, ma sono sicura, l’avrei apprezzata molto.

La super eroina era nata nel 1941 dalla fantasia di due uomini: lo psicologo, W. Moulton Marston, e il disegnatore Harry G. Peter*. Marston, sostenitore insieme alla moglie del movimento femminista, volle creare un personaggio che fosse di stimolo alle donne e sostegno alla loro lotta per l’emancipazione.

I suoi creatori le regalarono una notevole genealogia, sua madre è addirittura Ippolita, la regina delle Amazzoni, e la ragazza dalla mamma sembra avere ereditato diverse doti: lei dunque non è  solo una super eroina o una semidea, lei è la Super Dea!

In Italia Wonder Woman, guerriera tosta e sexi, non ebbe la diffusione di altri suoi colleghi maschi. Negli Usa, tuttavia il successo fu enorme e dalla carta stampata presto fu promossa alla televisione e al cinema. Il personaggio nei decenni attrasse aspre critiche da conservatori e puritani, che paradossalmente contribuirono così alla sua grande popolarità: le Amazzoni erano tornate!

Intanto le femministe stavano diventando una presenza sempre più corposa: temute, vilipese e tuttavia tenute in grande considerazione da un certo mondo intellettuale, cominciavano a incidere nella società e trasformare i comportamenti femminili e non solo. Chissà, magari W.M.Marston con la sua moderna amazzone aveva davvero dato un contributo alla causa.

Tornando alle amazzoni della mitologia greca e alla fascinazione che esercitavano su di me, se provo a guardarmi indietro, la cosa che allora mi aveva maggiormente colpito era stata la MENOMAZIONE.

Questa storia che l’amputazione del seno fosse il prezzo da pagare per diventare una donna tosta, be’…mi spaventava quando ero piccola e devo ammettere non mi è ancora andata giù.Mi chiedevo preoccupata: prima o poi avrei dovuto scegliere?

Adesso so che quelle non erano solo buffe paure infantili, quanto piuttosto una sorta di premonizione. Per tutta la mia età adulta ho avuto, più o meno consapevolmente, come sottotraccia, percezione di questa scissione e oggi, ancora oggi con le donne, continuo a lavorare sulla sua  RICOMPOSIZIONE.

Anche per questo trovo geniale la psicologia del profondo declinata al femminile, quando spiega che ognuna di noi è fatta di tante parti e l’obiettivo non può essere quello di ignorare quelle arbitrariamente giudicate “scomode o sbagliate”, quanto riuscire ad accordarle fra loro in una sorta di composizione “sinfonica”.

Questo, sommariamente, rappresenta un piccolo esempio di come la semplice rievocazione di un Mito, forse fino a pochi anni fa neanche tra i più approfonditi e tuttavia ben presente nell’immaginario collettivo, continui a contribuire ad una profonda riflessione su me stessa, una riflessione che mi sta restituendo parti che mi sono sempre appartenute, ma non frequentavo, indicandomi  un compito a casa: continuare a cercarne di nuove e ricomporle, non poca cosa: il lavoro di tutta una vita.

Marisa Raggio

Note

*  “All’inizio degli anni quaranta la casa editrice National (poi DC Comics), incaricò lo psicologo William Moulton Marston di analizzare la propria produzione di fumetti al fine di proporre dei suggerimenti per il suo miglioramento. Marston fece notare che nelle storie prodotte mancavano protagonisti femminili e, insieme al disegnatore Harry G.Peters, crearono il personaggio di Wonder Woman nel dicembre 1941. da Wikipedia

IL LABIRINTO DELLE 7 DEE: I NOSTRI INCONTRI

IL LABIRINTO DELLE 7 DEE: I NOSTRI INCONTRI

A seguito della crescente partecipazione agli incontri “Dea contro Dea” e “ La donna ferita ed abbandonata nel Mito: Arianna Ifigenia e Calipso”, abbiamo deciso di proporvi un’altra trilogia di incontri su piattaforma Google Meet, dal titolo:
“La Donna ferita e indomita nel Mito: Ippolita e le Amazzoni, Circe e Medusa”
Con queste tre protagoniste, torneremo ad immergerci nel potere evocativo della narrazione dei miti classici e, attraverso la condivisione di esperienze personali, a scoprire nuove sfaccettature del Principio Femminile.
Segnatevi le date dei prossimi incontri, che saranno sempre di martedì:
1 febbraio – ore 21:00
Ippolita e le Amazzoni: il coraggio temerario del Femminile
1 marzo – ore 21:00
Circe: la vendetta della maga
5 aprile – ore 21:00
Medusa: il dolore che “mostrifica”
Vi ricordiamo che gli incontri saranno condotti da Marisa Raggio, counselor, floriterapeuta e ricercatrice del Sacro Femminile.
La partecipazione è aperta a tutte/i ed è gratuita.
Non sono richieste conoscenze specifiche.
PER ISCRIVERSI
È necessario inviare una email a questo indirizzo:
alleradicidelsacrofemminile@gmail.com
Aranna tradita o traditrice?

Aranna tradita o traditrice?

In questa serie di incontri, le eroine di cui ci occupiamo non sono Emma Bovary, Anna Karenina o le altre grandi figure femminili della letteratura di cui possiamo le vicende in modo lineare, appassionandoci ad una protagonista che, pur sorprendendoci con colpi di scena, resta in qualche modo fedele al ritratto che ne fa lo scrittore.
Queste sono Figure che arrivano da molto lontano attraversando il secolare percorso della elaborazione mitica. Di loro quindi non possiamo aspettarci una rappresentazione che segua un unico filo narrativo.
Il Mito non funziona così: qui le narrazioni della stessa storia sono molteplici, talvolta in contraddizione fra loro, sia nei tratti dei personaggi che assumono attributi diversi, anche in contraddizione fra loro, sia nella ambientazione geografica che talvolta varia notevolmente, lasciandoci disorientati.

Per la mia esperienza questo è vero soprattutto per la figura di Arianna.

I Miti che la riguardano sono tantissimi. In alcuni compare come comprimaria, collegata ad altre figure mitiche, offrendoci una Arianna diversa da quella che credevamo di conoscere.

Inseguendo Arianna posso davvero dire che ho rischiato di perdermi in un labirinto di vicende e significati che, sono convinta, non mi basterebbe un’altra vita per scovare e comprendere.

Tuttavia non è questa la strada che voglio percorrere: in questa mia ricerca i miti greci sono essenzialmente uno strumento per evocare qualcosa che è presente e sommerso in ognuno di noi.
Per questa ragione, fra le tante versioni, ogni volta scelgo di raccontarvi la storia che maggiormente ho sentito risuonare nel mio mondo emozionale, in quello delle mie clienti e in misura diversa in ogni donna che ho veramente “incontrato” sul mio cammino.

Dunque questa è la mia storia di Arianna: vi propongo di accantonare per un po’ la vostra parte logico analitica ed abbandonarvi all’ascolto, proprio come facevamo da piccole.
Se la narrazione evocherà qualche cosa la serberemo, il resto lasciamo che scivoli via.

Un nuovo ciclo di incontri dedicati al Principio Femminile

Spunti di riflessione e soprattutto momenti di ispirazioni riguardo alla nostra struttura emozionale, personale e collettiva. 

Per comprendere meglio come il Femminile  si è adattato alle vicende del mondo attraverso secoli, anzi millenni, nonostante il tentativi di svalutarlo e negarlo

Gretel e Hansel regia di Oz Perkins 2020: una lettura secondo Il metodo “Fiori e le Dee”

Gretel e Hansel regia di Oz Perkins 2020: una lettura secondo Il metodo “Fiori e le Dee”

Se’ è vero che esiste un potere femminile oscuro che si nutre della carne dei propri figli, imprigiona e soffoca, esiste anche un potere femminile che sa proteggere, nutrire, salvare, per poi lasciare andare l’Altro verso il proprio destino, preservando così anche se stesso.
Trattenere troppo con noi chi si ama significa imprigionare noi stesse, al contrario lasciarlo andare significa essere libere, esercitando un potere “buono” che integra il lato oscuro e si nutre di quello luminoso.

Questo mi sembra essenzialmente il succo di questa lettura affascinante della fiaba “dark” di Hansel e Gretel, una storia particolarmente inquietante che tuttavia contiene una lezione fondamentale per ogni ogni donna.

Mi chiedo se quest’opera del figlio di Antony Perkins, (sì proprio “quel Perkins” protagonista del mitico Psycho…) abbia avuto un riscontro positivo fra il pubblico.
Il film non è fatto per “acchiappare lo spettatore” dominato com’è da atmosfere cupe e rarefatte in cui i personaggi si muovono come figurette di carta ritagliata.

Anche l’ambientazione antica storicamente non ben definita, come in tutte le fiabe che si rispettino, contribuisce a rendere la vicenda un po’ estraniante e i protagonisti poco coinvolgenti emotivamente.
Eppure il film progressivamente cattura ed al termine della visione lascia una sorta di alone che ci costringe a riflettere sulla vicenda che è stata rappresentata.

Già il titolo: “Gretel e Hansel”, è una dichiarazione di intenti: l’inversione dei nomi dei protagonisti rispetto alla fiaba originale ci fa capire chi è la vera protagonista. Gretel, qui non è una bambina, ma la fanciulla che, costretta alla fuga da una società implacabile con i più deboli, sfida orrendi pericoli portando con sé l’amato fratellino a cui è legata da un profondo affetto materno.
Gretel, che ci viene presentata come una ragazza saggia, forte e dotata di potenzialità di cui non è consapevole, cercando la salvezza per Hansel e per sé non può che trovare rifugio nel cuore più oscuro della foresta dove pulsa un grande potere femminile, un potere che tuttavia si rivela essere malvagio.
La strega che li ospita e di fatto imprigiona ha costruito la sua magia sul sangue e sull’abominio più raccapricciante, eppure diviene anche una grande maestra per Gretel, offrendole la possibilità di studiare la magia della Natura e ascoltare se stessa, riconoscendo i propri talenti e la propria parte “cattiva”.
Le due donne si riconoscono come affini, la strega che sembra averla attesa da tempo la elegge sua discepola. Per diventare potente come la maestra, dovrà Greta perdere la propria umanità, sacrificando il lato affettivo e accudente per diventare quello a cui sembra predestinata?

Il film è molto più ambizioso di quanto possiamo aspettarci guardando i trailer che lo presentano come la riproposta in salsa Horror della notissima fiaba. In realtà è ricco di rappresentazioni simboliche e rimandi che non possono essere contenuti in queste poche righe. Divertitevi a riconoscerli ed interpretarli.
Talvolta la narrazione ipnotica può farci “calare la palpebra”, infatti Il film andrebbe visto in una sala cinematografica dove la potenza delle immagini arriva allo spettatore in modo più coinvolgente, tuttavia non demordete: questa resta comunque un’opera originale, lontana dai prodotti stereotipati che le piattaforme televisive ci stanno propinando da quando le sale cinematografiche sono ahimè inaccessibili.
Marisa Raggio

I Fiori di Gretel
Vediamo quali possono essere le Essenze Floreali più importanti per accompagnare la giovane Gretel nel suo periglioso cammino.

Repertorio Bach:
Mimulus, per riconoscere il proprio coraggio
Larch, per trovare la forza di ribellarsi e partire
Aspen, per scoprire il coraggio di affrontare l’oscurità
Walnut, per ricevere la protezione necessaria ad affrontare grandi   cambiamenti e grandi minacce.
Cerato, per sviluppare la capacità di fare autonomamente la scelta coerente con il proprio Sé Superiore
Chicory, per imparare a lasciare andare l’oggetto del proprio amore, permettendogli di seguire la propria strada,
impararando ad amare nella libertà propria e dell’Altro.

Repertorio F.E.S.
Black Eyed Susan, per affrontare la propria ombra
Black Cohosh, per non restare incatenate all’oscurità

Estia è l’Essenza

Estia è l’Essenza

Il lavoro che proponiamo, unito alla ricerca di cui è il risultato, sono stati posti sotto la metaforica protezione della dea Estia, che, integrando aspetti di altre divinità, ma mantenendo sostanzialmente gli attributi della dea ellenica, è diventata la romana Vesta.
Estia per noi include possibilità evolutive presenti nella donna e nella parte femminile di ogni Uomo.

Estia rappresenta ciò che viene spesso definita “centratura”, intesa come la percezione di sé stessi, un luogo solido e sicuro anche nel caos.
Estia è l’autonomia emotiva che non chiude la porta in faccia all’Altro.
Estia dunque è accoglienza, ma anche solitudine.
Estia è colei che bada alla sostanza e rifiuta gli orpelli.
Estia è la nostra capacità di raccoglierci e sentire ciò che realmente ci serve, senza rincorrere quello che altri hanno deciso che dobbiamo ottenere.
Estia ci richiama ad un ascolto di noi stessi, che è esattamente l’opposto alla contemplazione compiaciuta del nostro ombelico.
Estia è l’Essenziale, è la sostanza contrapposta all’apparenza e pertanto non ha una immagine, non ha una età.
Estia non è né vecchia né giovane, né bella né brutta.
Estia non può essere narrata, dipinta e scolpita.
Estia ha scelto di essere rappresentata dal sacro cerchio al cui centro arde il fuoco che mai si estingue.

Marisa Raggio

 

PENE D’AMORE ED ESSENZE FLOREALI

PENE D’AMORE ED ESSENZE FLOREALI

Ore 14.00-17.00
Marisa Raggio
PENE D’AMORE ED ESSENZE FLOREALI
UNA DELL SFIDE PIÙ DIFFICILI PER IL/LA FLORITERAPEUTA
 
Presentazione del Seminario:
“Nella mia professione, ormai ultra ventennale, non ho mai incontrato una/un cliente che facesse più resistenza alla “guarigione” del “malato d’amore”.
Quello della sofferenza amorosa è un tunnel da cui si esita molto ad uscire, un percorso doloroso che può fare paura, poiché costringe le persone ad accettare profondi cambiamenti nelle proprie attitudini verso l’Altro e verso se stessi.
L’obiettivo del seminario è quello di indicare, con l’ausilio della floriterapia, le fasi attraverso cui guidare noi stessi ed i nostri clienti dalla sofferenza verso una nuova visione della propria vita di relazione.
Comprendere come “funzioniamo” è fondamentale: solo così possiamo evitare la ripetizione di schemi che in passato si sono rivelati nocivi.
Il seminario è consigliato ai professionisti, ma anche a tutti coloro che stanno attraversando una fase difficile della propria vita sentimentale o a chi vuole sperimentare una nuova rilettura delle proprie “pene d’amore” presenti e passate.”
Parte I°
Dal Mito alla vita quotidiana: Abbandono e Tradimento, le ferite che non vogliono guarire.
Parte II°
I Fiori per le 8 fasi di accompagnamento del cliente, dalla desolazione alla riedificazione.
 
Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.
Anna Achmatova

DONNE E SEMPLIFICAZIONI

DONNE E SEMPLIFICAZIONI

Per le donne semplificazione in genere significa scegliere la strada che ci indica l’ordinamento patriarcale.
In diversa misura l’abbiamo fatto tutte prima o poi. Abbiamo ceduto e accettato quanto ci veniva indicato, l’abbiamo fatto per paura, per pigrizia o per timore di non essere più amate.
Io l’ho fatto spesso. Quando mi trovavo a scegliere una strada, troppe volte ho scelto quella in discesa, solo in apparenza la più comoda.
In realtà scegliere la semplificazione, ovvero percorrere sentieri troppo calpestati e comunemente approvati può rivelarsi durissimo, un percorso irto di difficoltà e che ci conduce a rinunciare ai nostri progetti, perdendo via via la fiducia in noi stesse.
Dunque per le donne spesso la semplificazione ha un costo altissimo.

D’altra parte, non mentiamoci, scegliere vie alternative, poco note e scarsamente approvate ha un spesso un costo altrettanto alto.
Imboccare strade nuove o talvolta così antiche da essere state dimenticate da tanto, tanto tempo, ci proietta in una esistenza in cui grandi gratificazioni si alternano ad altrettanto grandi frustrazioni.
Sei sei una donna, qualsiasi strada sceglierai sarà sempre e comunque complicata, costellata di trappole, pericoli e meravigliose scoperte.
Nella mia esperienza quello che ho imparato a temere non è la scelta del percorso, ma piuttosto il procedere ad occhi chiusi, senza vedere dove metto i piedi e senza capire in che direzione sto andando.
Marisa Raggio

CRONACA FLOREALE DEI GIORNI PIÙ STRANI: COVID 2020. PARTE 5

CRONACA FLOREALE DEI GIORNI PIÙ STRANI: COVID 2020. PARTE 5

18 APRILE 2020

Dopo 41 giorni di lock down siamo cambiati un po’ tutti. Le emozioni vengono a galla in modo evidente  e certe volte ci sentiamo imbarazzati dalla loro veemenza. Questo intenerimento ci sorprende, ma che fatica mantenere il distacco quando gli unici rumori  metropolitani che entrano nelle nostre case sono le sirene delle ambulanze!

BORAGE
E’ arrivato il tempo di accettare la COMMOZIONE, di smettere di avere paura dei sussulti del nostro cuore.
Se lui ancora riesce a commuoversi, “muoversi con “, nonostante la tristezza, significa che è vitale e sta lottando per uscire dalla cappa della rassegnazione.
Stiamo imparando a non temere le nostre emozioni, perché alla fine, ci vuole CORAGGIO, anche per ritrovare la GIOIA.
Mi sono appena resa conto che nei miei post in questi giorni, sto usando sempre di più il termine “commuovere”, strano, non sono mai stata una tanto facile alla lacrimuccia, però, si sa, invecchiando…
Non credo tuttavia che sia solo un problema anagrafico, quante e quanti fra voi si sono accorti in questi giorni di “avere le lacrime in tasca”?
Troppe cose sono arrivate a shakerare i nostri stati d’animo: l’isolamento, la lontananza dai nostri cari o dalle persone amiche, la perdita di rituali che confortavano e ci aiutavano a stare bene.
Soprattutto, penso che quello che ci rende così vulnerabili emotivamente siano le notizie continue che riceviamo. Ci vorrebbe un cuore di pietra per non partecipare a tanto dolore, a tante difficoltà e a tanti gesti di enorme generosità, mentre a noi viene solo chiesti di restare “dentro”.
Così alcune volte ci sentiamo inutili, mentre altre siamo costretti entrare in contatto con il malloppo ingombrante di emozioni da cui fino ad ora ci eravamo accuratamente difesi.
Il sistema di Fiori Californiani della F.E.S. ha scoperto un rimedio che reputo molto pertinente per lo stato emozionale che stiamo attraversando: Borage.
La Borragine, molto comune nelle campagne e negli orti dell’area mediterranea, viene utilizzata a scopo alimentare in diversi modi: se non avete mai assaggiato i ravioli liguri ripieni di borragine, allora vi siete persi una squisitezza!
In fitoterapia questa pianta è considerata ricca di molte proprietà ed è usata in ogni sua parte: fiori, foglie, semi.
I molteplici utilizzi di Borago Officinalis, ci rimandano alle qualità dell’essenza floreale scoperta da Patricia Kaminski e Richard Katz.
Nella mia pratica di floriterapeuta penso a Borage ogni volta che sento la frase “ho il cuore pesante” e, a livello personale, ho proprio notato che l’essenza ci “rincuora” nei momenti più cupi.

Così Patricia Kaminski descrive Borage
“TROVO LA FORZA PER AFFRONTARE LE PROVE DELLA VITA.
RIEMPIO IL MIO CUORE DI LUCE GIOIOSA E INCORAGGIANTE.
E QUESTO CORAGGIO RAFFORZATO DALLA LUCE RENDE LIETO E ALLEGRO IL MIO CUORE.”

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