Blog, Il Canto di Estia di Marisa Raggio, Floriterapia e Counseling

Il Labirinto delle 7 Dee, workshop

Il Labirinto delle 7 Dee, workshop

Workshop  “Il Labirinto delle 7 Dee”:  alla riscoperta del Femminile Sacro attraverso il mito e la floriterapia”

Il prossimo 20 maggio, si terrà l’unica data del 2018 dedicata al workshop introduttivo

Il workshop e’ adatto a te se:

🌀 cerchi uno strumento di crescita personale per poter conoscere meglio te stessa e le donne che ti circondano;

🌀 la mitologia classica, con la narrazione delle sue protagoniste, Era, Atena, Artemide, Afrodite, Demetra, Persefone, Estia, ti ha da sempre incuriosita ed appassionata;

🌀 sei desiderosa di scoprire come gli archetipi agiscono in ognuna di noi e come riportare l’armonia quando le qualità di una Dea prevalgono sulle altre;

🌀 conosci o sei interessata a conoscere come l’energia del Fiore abbia un potere sinergico (al lavoro del workshop), nel riportare equilibrio e serenità;

🌀 ti senti a tuo agio nel condividere la tua esperienza personale in lavori di gruppo.

Le iscrizioni al workshop sono aperte ed i posti sono limitati, poiché desideriamo poter realizzare un lavoro personalizzato su ciascuna partecipante.

Vi ricordiamo inoltre…

QUANDO:
– domenica 20 maggio 2018
– ritrovo alle 09.30
– inizio dei lavori alle 10.00
– termine dei lavori alle 17.30/18.00

🌍 DOVE:
– presso Lighthouse Cromoranj – via Eupili 10 Milano (zona Sempione)

🍊 PUNTO RISTORO:
Sarà a vostra disposizione un punto ristoro allestito con tisana e spuntini leggeri.

COME CONFERMARE LA PARTECIPAZIONE:
– Contattare Marisa Raggio al numero 329/4279017
– Contattare Lighthouse Cromoranj al numero 342/1672389

 

LA FATA FERITA: ASPETTI OMBRA DELL’ARCHETIPO FEMMINILE

LA FATA FERITA: ASPETTI OMBRA DELL’ARCHETIPO FEMMINILE

La Mamma, la Vergine Maria, la Crocerossina…sono tutte logore rappresentazioni dell’archetipo femminile contrapposte ad altre molto meno “rassicuranti” .
Del resto diciamolo… non è che noi “ragazze” siamo tutte rose senza spine… pensate a certe vendicative fate delle fiabe…una per tutte la Malefica disneyana.*

Nelle fiabe, la Fata malvagia incarna un femminile profondamente ferito, che non ha la stessa capacità del maschile, che sia un bene o un male questo è da vedere, di ignorare il dolore, negandolo e guardando altrove.
Quella di ricordare puntigliosamente dettagli del passato ed elencare a sé stessa e a chi le sta vicino i torti subiti, è una modalità tutta femminile che non riguarda ovviamente solo la donna, ma l’affettività femminile presente in misura diversa in ogni uomo. Mia madre diceva: ” Perdona, ma non dimenticare”. Questo probabilmente è il consiglio meno utile che ho ricevuto da lei. Talvolta i ricordi, soprattutto quelli negativi, sono una zavorra che ci àncora saldamente al passato, ostacolando la nostra evoluzione.

Stiamo parlando di quell’aspetto ombra dell’Archetipo della Dea Madre che si muove in due direzioni: da un lato, assume le vesti della dea irata e vendicativa Era, che ferita dal tradimento del marito Zeus, perseguita le rivali, così come la fata delle fiabe che l’amarezza trasforma in strega malvagia; dall’altro lato, sviluppando un forte carattere erotico e seduttivo, diventa la “femme fatale”, la vamp o donna vampiro, rovina dei maschi catturati nella sue rete e delle brave ragazze sue rivali.

L’elenco può essere lunghissimo, divertitevi a riconoscere questi aspetti ombra del femminile presenti nelle mitologie di tutto il mondo, nel folclore, nella letteratura romantico-decadente, nella pittura simbolista ed in modo palese, nel cinema, dai tempi del muto fino ai giorni nostri. Esempio lampante è la figura di Carmen nella omonima opera di Bizet.

Questa dark lady, è l’anti-madre, il lato oscuro della mamma amorosa, e viene spesso ritratta con inquietanti monili a forma di serpente, un simbolo che compare fin dal paleolitico accostato al culto della Dea. Il binomio donna-serpente è presente da millenni, basti pensare alla bella e crudele Cleopatra che secondo la leggenda scelse di suicidarsi facendosi mordere da un’aspide.
Nella tradizione giudaico-cristiana, lo troviamo come infido consigliere di Eva nella Bibbia, arrivando all’iconografia mariana, questa volta rappresentato sconfitto e schiacciato sotto il piede della Vergine Maria:

“Tota pulchra es, Maria.
Et macula originalis non est in Te.”
Tutta bella sei Maria e la macchia (peccato originale) non è in te.

La Vergine Maria e il Serpente

A questo punto appare chiaro come il rettile rappresenti l’aspetto sessuale-erotico dell’archetipo femminile, un attributo indispensabile al fine della procreazione, ma comunque ritenuto pericoloso per il potere che esercita sul maschio.

Una faccenda spinosa per il patriarcato.

La risoluzione del conflitto, nel mondo cattolico, è stato brillantemente risolta con il dogma, peraltro proclamato abbastanza recentemente nel 1854, della “Immacolata Concezione”. Tale dogma sancisce che Maria di Nazareth, unica fra gli esseri umani, è libera dal peccato originale fin dal suo concepimento. Essa ha inoltre concepito un figlio mantenendosi vergine, non costretta cioè ad indulgere in un atto sessuale per diventare madre.

Tornando alla nostra Fata ferita, Marie-Louise von Franz, psicanalista junghiana che ha svolto un fondamentale lavoro sugli archetipi nelle fiabe, ponendo le basi della moderna concezione della psicologia femminile, scrive:
“ Il tema della dea offesa è frequente, perché in effetto la donna non sopporta di essere ignorata…
Nelle vesti della fata cattiva, la dea-madre è la personificazione dei sentimenti feriti e inaciditi, il latte che diventa acido…
le sofferenze della donna derivano dalla reazione archetipica che consiste nel non saper superare una ferita, un rancore o un cattivo umore dinanzi a una delusione nella sfera dei sentimenti. Questa reazione la sommerge…” **

Maria Callas in “Medea” di P.P. Pasolini

Penso ad una essenza floreale di Edward Bach: Willow, il salice (Salix Vitellina).
Scrive Bach a questo proposito: ”…sentono di non avere meritato una prova così grande, lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati…”***
Il rimedio è concretamente utile per superare rancori ed amarezze che da lungo tempo ci intossicano. L’obiettivo non è fare sì che noi diventiamo di nuovo “dolci e carine”, ma piuttosto riuscire a liberarci da un fardello inutile che intossica la nostra esistenza.
E’ indispensabile per il nostro benessere correggere un atteggiamento mentale che possiamo paragonare ad una malattia cronica, un disturbo che sebbene non sia letale, pur tuttavia ci condizione negativamente la vita.

La domanda che von Franz indica come fondamentale, può rappresentare davvero un grande passo avanti verso la consapevolezza e dunque verso l’evoluzione:
“…è utile che la donna si chieda: in che cosa sono stata delusa, in quali sentimenti sono stata ferita?”.****
Così come è altrettanto “utile” che la donna si ponga questa domanda non di fronte ad uno specchio appannato dalle sue paure e resistenze, ma assumendosi la responsabilità di valutare con onestà le scelte passate e presenti, liberandosi dal ruolo di vittima.

Perché diciamolo, la Fata vendicativa de “La bella addormentata nel bosco”, sarà anche bellissima e potente, ma non fa mica una bella vita!

Marisa Raggio

I Fiori e le Dee®

* “La bella addormentata nel bosco”, lungometraggio animato prodotto dalla Disney, 1959.
** Marie-Luise von Franz, “Il femminile nella fiaba”, ed. Bollati Boringhieri
*** E. Bach, “Le Opere Complete”, ed. Macro
**** M.L. Von Franz, op. cit.

Artemide o Era? Non siamo costrette a scegliere.

Artemide o Era? Non siamo costrette a scegliere.

Ragazze, lo so che la maggior parte di voi si vede come una novella Artemide o vorrebbe essere così. Tutte noi la ammiriamo!

Quale rappresentazione archetipica incarna meglio il modello sbandierato dai media, se non “Artemide la Coraggiosa”?
Molti dei suoi attributi ci affascinano: le belle e lunghe gambe scattanti, la foresta, la luna, le ninfe fedeli…
Persino un fratello bello come il Sole, Apollo, da utilizzare come complice in caso di necessità..e poi via, ognuno per la propria strada…
Che bella storia! Il web pullula di immagini accattivanti di Artemide, ritratta come una sorta di super-eroina, poco vestita e palestrata!

Sogniamo pure, ma, come sempre, una lettura superficiale del mito può portare fuori strada.
Millenni di società patriarcale hanno innestato nel profondo di noi un altro modello, oggi meno prestigioso, ma molto più reale e diffuso fra tutte le donne: Era, la moglie.
Questa incarnazione archetipica, in realtà poco amata dalle donne del XXI° secolo, di fatto è molto presente in ognuna di noi, e proprio perché rinnegata, tende a fare danni, fino a quando non riusciremo ad accettarla ed integrarla.

Non facciamoci illusioni, Il sogno del Principe Azzurro è più forte di qualsiasi altro mito e profondamente incistato nel nostro inconscio. Inutile rifiutarlo e negarlo, impariamo a guardarlo, onestamente riconosciamo quanta Era è in noi e proviamo ad onorarla adeguatamente. Ci potrà essere utile…
Facciamo finalmente sì che le due dee, Artemide ed Era, non più avversarie, si abbraccino… almeno nella nostra psiche.

Marisa Raggio

SAINT JOHN’S WORTH: UNA FIAMMELLA NELLA NOTTE INVERNALE

SAINT JOHN’S WORTH: UNA FIAMMELLA NELLA NOTTE INVERNALE

Luce e tristezza intesa come flessione verso il basso del tono dell’umore, sono strettamente connesse. Mi è capitato spesso di ascoltare clienti che raccontavano di vivere male il ritorno all’ora solare e la conseguente riduzione delle ore di luce.

Non per tutti è così, altri amano le lunghe notti autunnali che favoriscono ritiro e raccoglimento.

Antropologi e psichiatri hanno versato fiumi d’inchiostro per descrivere il disturbo depressivo stagionale SAD, largamente diffuso fra le popolazioni nordiche. In particolare fra gli Inuit (Eschimesi) le diagnosi di depressione e il tasso di suicidi riguardano un numero impressionante di individui.

Si è sempre dato per scontato che le notti nordiche favoriscano il crollo dell’umore. Noi mediterranei fatichiamo anche solo a concepire una notte della durata di tre mesi.

Solo di recente ci si è interrogati sul fatto che proprio fra gli Inuit la diffusione di questo disturbo può non essere legata esclusivamente alla mancanza di luce, ma è aggravata dallo stile di vita e dalle difficoltà relazionali.

La vita, al di là del circolo polare artico è molto dura e la sopravvivenza di questo popolo è stata garantita soltanto dalla loro incredibile forza e da una vita comunitaria intensa e regolata in modo rigido. La stretta vicinanza fisica nei mesi più disagevoli è inevitabile e ha come contraltare un grande riserbo riguardo alle proprie emozioni. Fra gli Inuit si ritiene sconveniente manifestare le proprie emozioni o dimostrare interesse per quelle degli altri.

Dunque uccide di più l’oscurità o la mancanza di comunicazione emotiva? Luce, calore, sentimenti sono, a ben guardare, tutti termini che analogicamente ci conducono alla sfera affettiva.

Nelle ore buie durante i colloqui amo accendere una piccola candela. Solo di recente ho compreso che quella fiammella non è semplicemente un modo per rompere l’oscurità dei pomeriggi invernali, ma rappresenta anche l’intimità empatica che in quell’ambito si viene a creare fra me e il cliente.

Continuando con le analogie, per gli Antichi Greci il risveglio della Natura, dopo il sonno invernale, era simboleggiato dalla gioia della dea Demetra che correva incontro alla sua amata figlia Persefone finalmente ritornata dalle tenebre del mondo infero. La forza del loro abbraccio rappresenta ancora oggi efficacemente il potere dell’Amore che scioglie il gelo e l’oscurità.

Quando rifletto sulla polarità luce-buio, la prima essenza floreale che mi viene in mente è Saint John’s Worth, essenza floreale californiana F.E.S. nota da noi come Iperico (ipericum perforatum) e comunemente conosciuto come Erba di San Giovanni. Si tratta di una pianta di un giallo luminoso, dalle virtù risanatrici decantate già dal greco Ippocrate.

Nella cultura popolare l’Erba di San Giovanni è considerato un rimedio magico, utile per scacciare gli spiriti maligni, infatti, in molte zone di campagna è ancora chiamato ”Scaccia diavoli”.

L’olio estratto dal fiore e dalle foglie viene utilizzato per diversi disturbi e soprattutto in caso di ustioni. Questa pianta, sia per il succo rosso ed il colore dei suoi petali, che per i suoi impieghi, scottature e irritazioni, è associabile all’elemento fuoco, al calore e quindi alla luce.

Dunque non lesiniamo alle persone che lamentano uno stato d’animo abbattuto e malinconico, tra le altre essenze floreali, anche le gocce di Iperico, una formula ancora più efficace se offerta insieme al calore della nostra Accoglienza e del nostro Ascolto.

Marisa Raggio, “I Fiori e le Dee”

Pubblicato sul notiziario della Unione di Floriterapia di Milano

 

I WORKSHOP DEL LABIRINTO DELLE 7 DEE

I WORKSHOP DEL LABIRINTO DELLE 7 DEE

I miti greci rappresentano efficacemente aspetti psichici comuni a tutta l’umanità.
Il principio femminile presente in ognuno di noi, sia donna che uomo, è una parte fondamentale  delle nostre dinamiche emozionali e logico-razionali, quindi le influenza potentemente, spesso senza che noi ce ne rendiamo conto.
Emozioni, rimuginìi inconfessabili, comportamenti impulsivi, che spesso ci confondono creandoci imbarazzo e sofferenza, sono mirabilmente espressi nelle figure mitologiche del pantheon greco-romano. Riuscire ad oggettivarli e comprenderli ci regala una maggiore consapevolezza di noi stessi e di “come funzioniamo”.
Capire “come funzioniamo” ci permette anche di trasformare i meccanismi che ci angustiano ed agiscono nella nostra quotidianità, complicandola ed appesantendola.
Il principio femminile, che da millenni la società patriarcale ha scelto di svalutare, sopravvive in noi  come una forza interiore, troppo spesso non adeguatamente onorata e riconosciuta, quindi inevitabilmente sotto- utilizzata.  Tale principio lo percepiamo ancora vitale ed attivo  nella antica narrazione delle dee dell’Olimpo greco e nei miti ad esse collegati.

WORKSHOP INTRODUTTIVO
Durante il workshop introduttivo incontriamo e studiamo a fondo queste figure mitologiche, le loro caratteristiche e le affascinanti storie di cui sono protagoniste, cercando di ascoltare come tutto ciò risuoni in noi. Inoltre collochiamo in un quadro storico e sociale il percorso attraverso il quale l’Archetipo Femminile è sopravvissuto, osservando attentamente come è giunto, più o meno camuffato, ma intatto, fino a noi. Nella condivisione emergeranno temi personali irrisolti o nascosti che collegheremo ad alcune essenze floreali di Bach e del sistema californiano, permettendoci di affrontarle iniziando ad armonizzarle.

AGIRE LA DEA
Nei successivi due laboratori di approfondimento, fatta “amicizia” con le  principali dee della mitologia classica, si tratterà di percepirle sempre più intimamente, relazionandoci con le parti di noi che esse rappresentano.Questo viene definito: “AGIRE LA DEA”.
Attraverso diverse tecniche che variano a seconda dei gruppi di lavoro e delle persone, ogni partecipante metterà in scena, con i mezzi che preferisce (o anche solo con il silenzio) una propria rappresentazione di quelle dee le cui caratteristiche maggiormente riconosce in se stesso. Tale azione, che conduce ad una maggiore consapevolezza delle proprie dinamiche emotive e relazionali, offre l’opportunità per svelare aspetti di noi che non volevamo vedere, trasformando così comportamenti  reiterati che ci fanno male.
Il laboratorio si articola in due distinte giornate, in cui si lavorerà su due distinti gruppi di dee che presentano polarità particolarmente interessanti:
Primo incontro: Artemide/Era e Atena/Afrodite
Secondo incontro: Demetra/Persefone ed Estia
Marisa Raggio

WORKSHOP INTRODUTTIVO                                                                                                                                                                                                                            Domenica 20 maggio ore 9:30 / 18

AGIRE LA DEA (Prima Parte)
Sabato 24 marzo
ore 9:30 / 18

AGIRE LA DEA (Seconda Parte)
Domenica 18 novembre
ore 9:30 / 18

Presso presso la sede di
Lighthouse CromoRañj R. Ravizza
Via Eupili, 10, 20145 Milano

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