Fiori di Bach Archives - Il Canto di Estia di Marisa Raggio

IL CALENDARIO DEI SEMINARI 2019

IL CALENDARIO DEI SEMINARI 2019

IL CALDENDARIO DEI SEMINARI 2019 E’ DEFINITO! 🌹

Se desiderate approfondire i contenuti che postiamo sulla nostra pagina, siamo liete di invitarvi ai nostri prossimi seminari, nelle seguenti date:

🌀 03 FEBBRAIO 2019
“Il Labirinto delle 7 Dee – alla scoperta del Femminile Sacro attraverso il Mito e la Floriterapia”.
Seminario introduttivo, in cui verranno narrati i miti legati alle 7 Dee del Pantheon greco-romano affinchè ciascuna/o partecipante possa sperimentare nel proprio personale mondo emotivo le valenze simboliche maggiormente “risonanti”.

🌀 17 FEBBRAIO 2019
“Agire la Dea – prima parte”.
Laboratorio esperienziale dedicato all’approfondimento di 3 dee fondamentali per lo sviluppo della Coscienza Femminile: Persefone (la Fanciulla e Regina degli Inferi) ), Demetra (la Madre) ed Estia (la Consapevolezza di Sè)
Per partecipare a questo seminario è necessario aver frequentato il seminario introduttivo.

🌀 09 GIUGNO 2019
“Agire la Dea – seconda parte”.
Laboratorio esperienziale dedicato all’approfondimento di 2 coppie di Dee polari:
– Artemide ed Era
– Atena ed Afrodite
Per partecipare a questo seminario è necessario aver frequentato il seminario introduttivo.

Tutti i seminari proposti si svolgeranno a Milano (in location da definire) ed inizieranno alle 10.00 del mattino, per terminare verso le 18.30

Per qualsiasi ulteriore informazione, saremo liete di fornirvi tutti i dettagli!

Vi aspettiamo, Marisa e Susanna 🌹

Il Labirinto delle 7 Dee

INTO THE WILD 2018 Seminario Residenziale

INTO THE WILD 2018 Seminario Residenziale

Da sempre le donne ed il corpo sono state unite alla ciclicità dei ritmi naturali. Una connessione speciale che in tante culture ha assunto il connotato di una vera e propria Sacralità.
Tutto è cominciato con la Dea e nonostante lo scorrere dei millenni ed il susseguirsi di culture che hanno costruito culti intesi a negare la sacralità del femminile, restano nella nostra psiche e nel nostro corpo tracce talvolta flebili, talvolta sorprendentemente potenti, di un potere antico che, se utilizzato con consapevolezza, cura e guarisce.
Ritrovarci insieme, immerse in una dimensione naturale ancora selvaggia è ogni anno una esperienza intensa che portiamo con noi confortandoci nella nostra routine quotidiana.

In un luogo appartato, di eccezionale bellezza, dove tutto è rimasto intatto, abbandoniamo i nostri schemi abituali per incontrare l’anima della natura e cogliere l’essenza della floriterapia.
Un breve accenno ai programmi di lavoro per questo weekend nella Natura:
1) Osservazione e studio della pianta nel suo habitat, per entrare in relazione diretta con la sua Anima: riflessioni sulla segnatura.
A cura di Gabriele Krause
2) Meditazioni e ascolto attraverso la pratica del Tai Chi Chuan e Qi Gong (Itcca Italia™) : percepire l’energia sottile della pianta.
A cura di Patrizia Roberti
3)I Fiori e le Dee®
Insieme sperimentiamo l’incontro fra il Principio Femminile e la potenza della Madre Terra: una fusione officiata dal potere rivitalizzante delle Essenze Floreali.
A cura di Marisa Raggio

 

LA FATA FERITA: ASPETTI OMBRA DELL’ARCHETIPO FEMMINILE

LA FATA FERITA: ASPETTI OMBRA DELL’ARCHETIPO FEMMINILE

La Mamma, la Vergine Maria, la Crocerossina…sono tutte logore rappresentazioni dell’archetipo femminile contrapposte ad altre molto meno “rassicuranti” .
Del resto diciamolo… non è che noi “ragazze” siamo tutte rose senza spine… pensate a certe vendicative fate delle fiabe…una per tutte la Malefica disneyana.*

Nelle fiabe, la Fata malvagia incarna un femminile profondamente ferito, che non ha la stessa capacità del maschile, che sia un bene o un male questo è da vedere, di ignorare il dolore, negandolo e guardando altrove.
Quella di ricordare puntigliosamente dettagli del passato ed elencare a sé stessa e a chi le sta vicino i torti subiti, è una modalità tutta femminile che non riguarda ovviamente solo la donna, ma l’affettività femminile presente in misura diversa in ogni uomo. Mia madre diceva: ” Perdona, ma non dimenticare”. Questo probabilmente è il consiglio meno utile che ho ricevuto da lei. Talvolta i ricordi, soprattutto quelli negativi, sono una zavorra che ci àncora saldamente al passato, ostacolando la nostra evoluzione.

Stiamo parlando di quell’aspetto ombra dell’Archetipo della Dea Madre che si muove in due direzioni: da un lato, assume le vesti della dea irata e vendicativa Era, che ferita dal tradimento del marito Zeus, perseguita le rivali, così come la fata delle fiabe che l’amarezza trasforma in strega malvagia; dall’altro lato, sviluppando un forte carattere erotico e seduttivo, diventa la “femme fatale”, la vamp o donna vampiro, rovina dei maschi catturati nella sue rete e delle brave ragazze sue rivali.

L’elenco può essere lunghissimo, divertitevi a riconoscere questi aspetti ombra del femminile presenti nelle mitologie di tutto il mondo, nel folclore, nella letteratura romantico-decadente, nella pittura simbolista ed in modo palese, nel cinema, dai tempi del muto fino ai giorni nostri. Esempio lampante è la figura di Carmen nella omonima opera di Bizet.

Questa dark lady, è l’anti-madre, il lato oscuro della mamma amorosa, e viene spesso ritratta con inquietanti monili a forma di serpente, un simbolo che compare fin dal paleolitico accostato al culto della Dea. Il binomio donna-serpente è presente da millenni, basti pensare alla bella e crudele Cleopatra che secondo la leggenda scelse di suicidarsi facendosi mordere da un’aspide.
Nella tradizione giudaico-cristiana, lo troviamo come infido consigliere di Eva nella Bibbia, arrivando all’iconografia mariana, questa volta rappresentato sconfitto e schiacciato sotto il piede della Vergine Maria:

“Tota pulchra es, Maria.
Et macula originalis non est in Te.”
Tutta bella sei Maria e la macchia (peccato originale) non è in te.

La Vergine Maria e il Serpente

A questo punto appare chiaro come il rettile rappresenti l’aspetto sessuale-erotico dell’archetipo femminile, un attributo indispensabile al fine della procreazione, ma comunque ritenuto pericoloso per il potere che esercita sul maschio.

Una faccenda spinosa per il patriarcato.

La risoluzione del conflitto, nel mondo cattolico, è stato brillantemente risolta con il dogma, peraltro proclamato abbastanza recentemente nel 1854, della “Immacolata Concezione”. Tale dogma sancisce che Maria di Nazareth, unica fra gli esseri umani, è libera dal peccato originale fin dal suo concepimento. Essa ha inoltre concepito un figlio mantenendosi vergine, non costretta cioè ad indulgere in un atto sessuale per diventare madre.

Tornando alla nostra Fata ferita, Marie-Louise von Franz, psicanalista junghiana che ha svolto un fondamentale lavoro sugli archetipi nelle fiabe, ponendo le basi della moderna concezione della psicologia femminile, scrive:
“ Il tema della dea offesa è frequente, perché in effetto la donna non sopporta di essere ignorata…
Nelle vesti della fata cattiva, la dea-madre è la personificazione dei sentimenti feriti e inaciditi, il latte che diventa acido…
le sofferenze della donna derivano dalla reazione archetipica che consiste nel non saper superare una ferita, un rancore o un cattivo umore dinanzi a una delusione nella sfera dei sentimenti. Questa reazione la sommerge…” **

Maria Callas in “Medea” di P.P. Pasolini

Penso ad una essenza floreale di Edward Bach: Willow, il salice (Salix Vitellina).
Scrive Bach a questo proposito: ”…sentono di non avere meritato una prova così grande, lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati…”***
Il rimedio è concretamente utile per superare rancori ed amarezze che da lungo tempo ci intossicano. L’obiettivo non è fare sì che noi diventiamo di nuovo “dolci e carine”, ma piuttosto riuscire a liberarci da un fardello inutile che intossica la nostra esistenza.
E’ indispensabile per il nostro benessere correggere un atteggiamento mentale che possiamo paragonare ad una malattia cronica, un disturbo che sebbene non sia letale, pur tuttavia ci condizione negativamente la vita.

La domanda che von Franz indica come fondamentale, può rappresentare davvero un grande passo avanti verso la consapevolezza e dunque verso l’evoluzione:
“…è utile che la donna si chieda: in che cosa sono stata delusa, in quali sentimenti sono stata ferita?”.****
Così come è altrettanto “utile” che la donna si ponga questa domanda non di fronte ad uno specchio appannato dalle sue paure e resistenze, ma assumendosi la responsabilità di valutare con onestà le scelte passate e presenti, liberandosi dal ruolo di vittima.

Perché diciamolo, la Fata vendicativa de “La bella addormentata nel bosco”, sarà anche bellissima e potente, ma non fa mica una bella vita!

Marisa Raggio

I Fiori e le Dee®

* “La bella addormentata nel bosco”, lungometraggio animato prodotto dalla Disney, 1959.
** Marie-Luise von Franz, “Il femminile nella fiaba”, ed. Bollati Boringhieri
*** E. Bach, “Le Opere Complete”, ed. Macro
**** M.L. Von Franz, op. cit.

I WORKSHOP DEL LABIRINTO DELLE 7 DEE

I WORKSHOP DEL LABIRINTO DELLE 7 DEE

I miti greci rappresentano efficacemente aspetti psichici comuni a tutta l’umanità.
Il principio femminile presente in ognuno di noi, sia donna che uomo, è una parte fondamentale  delle nostre dinamiche emozionali e logico-razionali, quindi le influenza potentemente, spesso senza che noi ce ne rendiamo conto.
Emozioni, rimuginìi inconfessabili, comportamenti impulsivi, che spesso ci confondono creandoci imbarazzo e sofferenza, sono mirabilmente espressi nelle figure mitologiche del pantheon greco-romano. Riuscire ad oggettivarli e comprenderli ci regala una maggiore consapevolezza di noi stessi e di “come funzioniamo”.
Capire “come funzioniamo” ci permette anche di trasformare i meccanismi che ci angustiano ed agiscono nella nostra quotidianità, complicandola ed appesantendola.
Il principio femminile, che da millenni la società patriarcale ha scelto di svalutare, sopravvive in noi  come una forza interiore, troppo spesso non adeguatamente onorata e riconosciuta, quindi inevitabilmente sotto- utilizzata.  Tale principio lo percepiamo ancora vitale ed attivo  nella antica narrazione delle dee dell’Olimpo greco e nei miti ad esse collegati.

WORKSHOP INTRODUTTIVO
Durante il workshop introduttivo incontriamo e studiamo a fondo queste figure mitologiche, le loro caratteristiche e le affascinanti storie di cui sono protagoniste, cercando di ascoltare come tutto ciò risuoni in noi. Inoltre collochiamo in un quadro storico e sociale il percorso attraverso il quale l’Archetipo Femminile è sopravvissuto, osservando attentamente come è giunto, più o meno camuffato, ma intatto, fino a noi. Nella condivisione emergeranno temi personali irrisolti o nascosti che collegheremo ad alcune essenze floreali di Bach e del sistema californiano, permettendoci di affrontarle iniziando ad armonizzarle.

AGIRE LA DEA
Nei successivi due laboratori di approfondimento, fatta “amicizia” con le  principali dee della mitologia classica, si tratterà di percepirle sempre più intimamente, relazionandoci con le parti di noi che esse rappresentano.Questo viene definito: “AGIRE LA DEA”.
Attraverso diverse tecniche che variano a seconda dei gruppi di lavoro e delle persone, ogni partecipante metterà in scena, con i mezzi che preferisce (o anche solo con il silenzio) una propria rappresentazione di quelle dee le cui caratteristiche maggiormente riconosce in se stesso. Tale azione, che conduce ad una maggiore consapevolezza delle proprie dinamiche emotive e relazionali, offre l’opportunità per svelare aspetti di noi che non volevamo vedere, trasformando così comportamenti  reiterati che ci fanno male.
Il laboratorio si articola in due distinte giornate, in cui si lavorerà su due distinti gruppi di dee che presentano polarità particolarmente interessanti:
Primo incontro: Artemide/Era e Atena/Afrodite
Secondo incontro: Demetra/Persefone ed Estia
Marisa Raggio

WORKSHOP INTRODUTTIVO                                                                                                                                                                                                                            Domenica 20 maggio ore 9:30 / 18

AGIRE LA DEA (Prima Parte)
Sabato 24 marzo
ore 9:30 / 18

AGIRE LA DEA (Seconda Parte)
Domenica 18 novembre
ore 9:30 / 18

Presso presso la sede di
Lighthouse CromoRañj R. Ravizza
Via Eupili, 10, 20145 Milano

Donne Fiori e Sessualità

Donne Fiori e Sessualità

Per vivere la propria sessualità serenamente è indispensabile partire dell’Amore per se stessi.

Questa esperienza ci viene offerta in “dotazione” nei primi anni di vita, attraverso lo sguardo amorevole di nostra madre. Se questo dono è mancato, l’Amore per sé stessi si può costruire: una conquista faticosa, ma possibile, partendo proprio dall’Amore per il nostro corpo.

Se mi trovo orribile, sbagliata, se penso che i miei genitali siano una parte “sporca” di me, difficilmente riuscirò a vivere la mia sessualità serenamente, a sentirmi in diritto di ricevere e dare piacere.

Edward Bach lo insegna, il primo dovere che abbiamo è nei riguardi di noi stessi.

Certo, penseranno alcuni, ma lui si riferiva alla nostra parte più alta, al nostro sé superiore, la scintilla divina che è in noi.

Possiamo rispondere con il principio alchemico: “ come in alto così in basso”, ogni parte di noi è sacra, anche quella che comprende desideri e pulsioni spesso considerati abietti, sporchi , scurrili.

I maschi imparano presto a fare i conti con i loro genitali, da ragazzini li disegnano ovunque, li confrontano con gli amici, ne parlano apertamente, usano nomignoli divertenti per indicarli. La masturbazione maschile è diffusamente considerata un passaggio obbligatorio nella formazione del giovane maschio, se ne parla e si fanno battute su questo tema, le mamme possono essere in imbarazzo, ma glissano: “è la natura” si mormora…

Quando parliamo di masturbazione femminile, invece, sparisce la voglia di scherzare e subentra l’imbarazzo, l’argomento spesso viene definito più “delicato”.

In realtà tutta la sessualità femminile è più complessa, è una faccenda interna, intima, poco visibile.

Solo in un’epoca straordinariamente recente si è cominciato a parlare del diritto della donna al piacere. Un principio che resta comunque circoscritto alle fasce più progressiste e laiche delle società occidentali, in una grande parte del mondo, infatti, resta un gigantesco tabù.

Troppe donne ancora oggi vivono il sesso come un problema privato che le angoscia e talvolta spaventa, nonostante le battaglie per la parità dei sessi e l’emancipazione femminile.

Apparentemente, le cose sono enormemente cambiate, tuttavia i nuovi modelli imposti dai media restano spesso oppressivi per il mondo femminile.

Dopo il femminismo, quali modelli stanno cercando di imporci i media? La WONDER WOMAN perfetta, che indossa la taglia trentotto, il tacco dodici tutto il giorno, ha tre frugoletti biondi e la sera conserva l’energia per trasformarsi in una maliarda in auto reggenti che gratifica il partner con i suoi orgasmi plurimi, probabilmente falsi come le sue labbra carnose.

La realtà delle donne che incontro è “appena, appena” diversa… grazie ai media il letto è diventato un set cinematografico in cui l’obiettivo diventa la fotogenia, non la condivisione dell’eros con il partner. Difficile raggiungere l’orgasmo se hai paura di fare “brutta figura”, difficile gioire e provare piacere se sei spaventata, tesa, preoccupata e vivi l’amplesso come una performance.

Oggi, la a prima paura di una donna rispetto alla sessualità è di essere SBAGLIATA, soprattutto di avere un corpo sbagliato.

Le difficoltà legate alla sessualità sono dunque molteplici e sorprendentemente in ascesa a dispetto della liberalizzazione dei costumi.

Calo o assenza del desiderio, anorgasmia, sono molto diffusi. Così come all’opposto, compulsività sessuale, nella ricerca di un appagamento che si definisce erotico, ma che spesso nasconde paura, solitudine, disperazione.

L’argomento è complesso e spesso assume sfumature e implicazioni diverse per ogni donna.

La Floriterapia ci insegna a sfuggire da facili generalizzazioni collegate al “sintomo”, tuttavia ogni qualvolta si parla di sessualità un fiore non può mai mancare: CRAB APPLE. Questo fiore appare in primavera come una nuvola bianca, appena sfumata da tocchi rosati che ne accentuano la linda bellezza.

Quando siamo sopraffatte dalla sensazione di essere repellenti, inadatte, quando prende il sopravvento la vergogna riguardo a “difetti” fisici o caratteriali, il timore di mostrarci senza veli, Crab Apple ci rassicura: “ Tu vai bene esattamente così come sei, sei pulita, bella e fai legittimamente parte del Creato”.

Quando appare evidente il dissidio spirito-materia, corpo-mente, alto-basso, ho constatato che è molto efficace un’essenza del sistema californiano: EASTER LILY, Lilium longiflorum, un giglio bianco molto simile al nostro Lilium candidum, che nell’iconografia cristiana è un simbolo di purezza.

Questa candida liliacea, è utile quando tutto ciò che riguarda gli aspetti corporei e sensuali della vita viene svalutato a favore di una idealizzazione degli elementi intellettuali e spirituali. Siamo di fronte a quella che io chiamo “struttura gotica” della personalità, che talvolta si esprime anche nell’aspetto esteriore: magrezza, alterigia, difficoltà a cedere alla risata, grande intensità mentale, talvolta una postura che ricorda proprio il fiore che da noi viene anche chiamato giglio di San Giuseppe.

Queste donne non si abbandonano, ma piuttosto “cedono” alla sessualità e lo fanno a prezzo di grandi sensi di colpa che possono spingerle verso comportamenti eccessivi, talvolta autolesionisti, rischiosi per la loro integrità fisica ed emotiva.

Easter Lily ci insegna che ogni parte di noi è Sacra e, concludendo con le parole di Patricia Kaminski, ci dona la consapevolezza che :

“Posso armonizzare in me sessualità e spiritualità in un tutt’uno Sacro”.

Marisa Raggio

pubblicato sulla Newsletter di Unione di Floriterapia

www.unionedifloriterapia.it

 

I FIORI E LE DEE ® Un’intervista a Marisa Raggio

I FIORI E LE DEE ® Un’intervista a Marisa Raggio

D) In che cosa consiste la tua ricerca?

MARISA) Io sono fondamentalmente una floriterapeuta, utilizzo cioè le Essenze Floreali per offrire aiuto e sostegno alle persone che si rivolgono a me.

In prevalenza la mia clientela è composta da donne e ho sempre pensato che condividere le loro storie, i loro dolori, difficoltà ed emozioni sia un grande privilegio.

A differenza dei miei clienti maschi, che non essendo abituati a condividere i contenuti emotivi più intimi spesso faticano ad “esporsi”, le donne amano “raccontarsi”. La loro narrazione spesso è ricca di elementi interessanti ma tende a mutare, spostando il focus ad ogni incontro. Stabilire una gerarchia di Essenze Floreali da proporre, così come aiutarle a fissare degli obiettivi da perseguire, può rivelarsi complicato. La teoria degli Archetipi mi è servita, e mi serve tuttora, da parametro per ordinare questa grande massa di informazioni.

Guardando dentro di me ed osservando le mie clienti, ho realizzato che spesso la nostra realtà, sia interiore che esteriore, viene occultata dal racconto di quello che vorremmo essere ed apparire. Ci sono aspetti e qualità del nostro femminile che giudichiamo prestigiose e quindi ci illudiamo che siano nostre, altre invece, pur governando i nostri comportamenti e le nostre emozioni, non sono ritenute accettabili e perciò vengono nascoste.

La domanda di fondo di tutta la mia ricerca è: CHI SONO VERAMENTE?

 

D) Quando hai iniziato la tua ricerca?

Marisa) Già all’università, mentre lavoravo alla mia tesi in antropologia culturale su una popolazione del sud del Cile dove e è tutt’ora diffusa una forma di sciamanesimo femminile. Come in altre società non industrializzate, dunque legate al mondo agricolo, la struttura cosmogonica e la loro concezione del Sacro pone al centro elementi simbolici fortemente collegati al principio femminile.

Molte letture mi hanno permesso di riconoscere quanto la stretta connessione fra la donna, il suo corpo ed i cicli della natura sia stata in passato, come possiamo osservare ancora oggi in alcune popolazioni arcaiche, considerata Sacra.

Questo non smetteva di sorprendermi considerando la svalutazione sociale e religiosa a cui la donna è relegata nelle principali religioni monoteiste e che tuttora persiste nonostante l’emancipazione femminile abbia, specialmente negli ultimi 100 anni, dato vita ad una evidente “rivoluzione”.

Ciò sta avvenendo soprattutto a livello sociale, anche se tanta strada resta ancora da percorrere, ma per quanto riguarda l’aspetto religioso le cose non vanno di pari passo. I roghi della caccia alle streghe in fondo sono ancora tiepidi…

 

D) C’è un episodio cardine che ti ha portato a capire che la tua strada sarebbe stata quella della tua ricerca?

Marisa) Naturalmente non un singolo episodio. Nella mia vita ci sono stati tanti mutamenti: mi sono ritrovata a sentire più volte il bisogno di cambiare lavoro, luogo di residenza, partner.

Ognuna di queste “crisi” mi ha costretta a rivedere l’immagine di me stessa, aggiungendo tessere al puzzle che costituisce la mia personalità.

Con il trascorrere degli anni, ogni “crisi” mi portava a penetrare sempre più in profondità il mio mondo emozionale e quello delle mie clienti.

Mi è così diventato chiaro che le scelte sbagliate nella vita si fanno seguendo non ciò che si è ma quello che si vorrebbe essere.

Mentire a noi stessi è una pratica universalmente diffusa. Riconoscere gli aspetti della auto-narrazione che sono autenticamente nostri, liberandoci da quelli acquisiti o costruiti negli anni come illusoria protezione, è un lavoro che richieda coraggio e cuore pulito, ma può condurci a grandi sorprese, alcune spiacevoli altre gratificanti, tutte comunque estremamente illuminanti.

A livello personale, si è trattato di un lavoro impegnativo, a tratti doloroso, che però mi ha regalato una sensazione di espansione, freschezza e gioia come mai nella mia vita. Tale esperienza ritengo possa essere preziosa per ogni donna.

 

D) Che formazione hai seguito?

Marisa) Sono laureata in Lettere Moderne all’Università di Genova con indirizzo in Etnologia. La mia tesi di laurea, relatrice la grande etnologa Ernesta Cerulli, riguardava i Mapuche, una popolazione indigena del Cile, in cui è diffusa la figura della “Machi”, una donna che svolge nella comunità funzioni di guaritrice ed è spesso riconosciuta come “sciamana”, colei che collegando il mondo degli spiriti con quello degli uomini, si rende artefice di una guarigione che non è solo fisica, ma soprattutto spirituale.

In seguito, scoprendo il pensiero di Edward Bach e la Floriterapia ho frequentato i corsi di Margaretha Mijnlieff, una delle pioniere di questa disciplina nel nostro paese. La mia attività di Floriterapeuta è iniziata concretamente a Milano nel 1995.

Anni dopo ho frequentato una formazione di counseling che si è rivelata utile sia nella pratica floriterapica che in quella didattica. Infatti, dalla sua fondazione, nel 2002, sono docente della Scuola dell’Unione di Floriterapia di Milano.

 

D) Quali autori e ricercatori hanno influenzato la tua ricerca?

Marisa) E’ difficile ricostruire la genesi delle mie ricerche perché essendo stata una lettrice compulsiva da sempre, ho letto tantissimo materiale. Posso ricordare però che il primo approccio al pensiero Junghiano è stato con un libro di James Hillman letto nel 1998: “Il Puer Aeternus” (edizioni Adelphi), testo fondamentale sulla Teoria degli Archetipi.

Successivamente ho provato ad accostarmi all’enorme lavoro di C.G.Jung, in particolare alla sua identificazione del concetto di Anima e Animus; fondamentale per me è stata la lettura del suo libro “L’uomo e i suoi Simboli”.

Seguendo questa strada, ho scoperto un filone d’oro rappresentato dalle grandi allieve di Jung. – Maria Louise Von Franz ed M. E. Harding – che mi hanno accompagnato verso una progressiva comprensione di quello che resta un concetto complicatissimo: l’Archetipo junghiano.

Assolutamente illuminante furono le poche parole che Jung scrive nel1932, per l’introduzione al libro della Harding, La Strada della Donna(ed Astrolabio):

I concetti biologici e sociali possono esprimere soltanto una metà dell’anima femminile. Invece in questo libro diviene chiaro che la donna possiede anche una peculiare spiritualità del tutto sconosciuta all’uomo”

Queste tre righe da sole possono rappresentare la mia intera ricerca sul Femminile.

Anche Erich Neumann ha ispirato moltissimo la mia ricerca con il suo testo fondamentale “La Grande Madre” (ed. Astrolabio). Un libro estremamente innovativo che si impegna ad evidenziare la struttura e lo sviluppo dell’archetipo del femminile nelle sue manifestazioni concrete nel mondo.

Solo alcuni anni fa invece ho potuto conoscere la figura, le opere e le scoperte dell’archeologa Marija Gimbutas, fondatrice dell’Archeomitologia (Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Ed Venexiana). Il suo lavoro è stato enorme sia in termini di quantità che di importanza, dunque difficile da riassumere qui in poche parole. Basti pensare alla sua ipotesi, solo negli ultimi tempi riconosciuta a malincuore dal mondo accademico, secondo la quale nell’Europa antica, dal tardo paleolitico al neolitico, fino all’età del bronzo, esistevano società agricole, sostanzialmente egualitarie e pacifiche che ponevano al centro della loro concezione del sacro una divinità femminile: la Dea.

Tali società furono, nell’arco di alcuni millenni, totalmente cancellate dalle invasioni di popoli indo-europei che imposero una struttura sociale e religiosa androcentrica. La grande quantità di reperti trovata da questa archeologia e l’attenta catalogazione di essi, rappresenta una importante conferma della presenza del Sacro Femminile nell’Europa antica. Tale scoperta ribalta il punto di vista da cui possiamo osservare la storia dell’umanità, focalizzandoci sull’insieme di valori sacri, intellettuali e corporei femminili che per millenni sono stati disprezzati ed esclusi dalla concezione del Divino, nonché da ogni forma di culto. La perdita del Sacro Femminile, ha impedito all’uomo di sperimentare adeguatamente una parte importante della sua dimensione emotiva e psichica, nel timore di essere poco virile, quindi inferiore. Siamo di fronte ad una revisione della storia dell’umanità che restituisce a tutti noi, donne e uomini, ciò che era andato perduto.

Un vero piacere è stata anche la lettura del fortunato libro di Jane Shinoda Bolen – Le Dee dentro la Donna (edizione Astrolabio) che semplifica e rende accessibile a tutte noi i modelli archetipici potentemente rappresentati dalle divinità della mitologia ellenistica

Ben più significativo per me è stato un altro libro della Bolen, non facilmente reperibile in questo momento – Passaggio ad Avalon (edizioni Piemme) – dove l’autrice narra la propria personale esperienza verso il riconoscimento della Dea.

Tra i sistemi floreali più diffusi attualmente, partendo da quelli del maestro Edward Bach, ho approfondito ed utilizzato con le mie clienti, le essenze floreali scoperte da Patricia Kaminski in collaborazione con il marito Richard Katz. Se il fiore rappresentativo del femminile scoperto dal dottor Bach è perfettamente espresso nell’essenza floreale Chicory, Patricia Kaminski, con la sua ricerca, ha trovato una serie di Fiori che vanno ad agire proprio sui diverse aspetti fisici ed emotivi delle donne, nonché degli aspetti femminili presenti in ogni uomo. Alcune di queste essenze, non a caso, sono delle bulbose. L’associazione analogica fra queste piante e l’utero femminile è evidente, così come quella fra un’essenza fondamentale Pomgranate (melograno) che nell’iconografia cristiana è spesso accostata alla Vergine Maria. Anche l’arte antica, dal mondo etrusco, a quello greco romano, fino al Rinascimento abbina questo frutto alla figura femminile. Abbiamo un monumento funebre etrusco in cui è rappresentata una nobildonna che tiene nella mano una melagrana. Un mito fondamentale come quello del ratto di Persefone cita i suoi semi, mentre visitando Ferrara, in un solo pomeriggio mi sono imbattuta in un affresco di Francesco Cossa che ritrae il trionfo di Venere in un carro decorato da melograne e più tardi nella commovente Madonna della melagrana di Jacopo della Quercia.

 

D ) Che differenza c’è fra la tua ricerca sugli Archetipi Femminili e le Dee rispetto alle proposte del panorama italiano?

Marisa) Da quanto ho raccontato fino a qui, mi sembra chiaro che il mio impegno non nasce da una infatuazione passeggera, legata ad un tema affascinante e molto di moda.

Ritengo che la mia ricerca possa rappresentare una novità in quanto è la prima volta in cui gli Archetipi vengono utilizzati nella pratica del colloquio di Floriterapia.

Personalmente propongo uno strumento che utilizzo da anni concretamente nella mia attività di Floriterapeuta.

Assumendo le Essenze Floreali, permettiamo loro di iniziare un dialogo con parti di noi sofferenti, maltrattate, ignorate, trasformandole dolcemente da zavorra a risorse utili nelle sfide della vita di tutti i giorni.

La lettura della narrazione della cliente in chiave di Archetipi  contribuisce a chiarire aspetti spesso taciuti perché imbarazzanti o troppo dolorosi, di conseguenza a migliorare l’autoconsapevolezza, facilitando il compito della Floriterapeuta.

Oggi esiste anche un marchio che riassume la mia ricerca : I FIORI E LE DEE® che vuole rappresentare questo tipo di lavoro.

Ci tengo a precisare anche che al di fuori del mondo della Floriterapia, oggi in Italia, ci sono alcune serie e brillanti ricercatrici che, ognuna con la propria originalità e sempre con grande impegno e passione, diffondono il Nome della Dea.

 

D) In cosa consiste il progetto “Il Labirinto delle 7 Dee”?

Marisa) “Il Labirinto delle 7 Dee” è un progetto che aiuta a diffondere la ricerca I Fiori e le Dee ®.

Il labirinto è un simbolo antichissimo che rappresenta la ricerca del proprio Sè superiore. In questo caso lo utilizzo per esprimere un cammino alla ricerca di pezzi di noi  che abbiamo trascurato e nascosto a vantaggio di altri divenuti  ipertrofici. Ma ogni donna, per stare bene, ha bisogno di tutte le parti che la compongono, impegnandosi sempre a farle funzionare in armonia. Io la chiamo “La Danza degli Archetipi” grazie alla quale possiamo permettere che queste parti dentro di noi convivano con grazia, agendo in alternanza, senza che mai una domini le altre.

Fra tutte le rappresentazioni archetipiche dell’Inconscio collettivo  ho scelto di utilizzare quelle del mondo classico che agiscono potentemente in quanto profondamente radicate nella nostra cultura. Sono le Dee che abbiamo superficialmente incontrato sui banchi di scuola, al cinema, nei libri, dunque sono figure un po’ famigliari.

Quando durante il workshop il mito viene narrato, approfondendo con cura la portata simbolica di ciascuna Dea presentata,  la donna, a prescindere dalla sua formazione scolastica, riconosce immediatamente elementi che la riguardano. La Dea non le è estranea, le ricorda la madre, la sorella, la figlia o la rivale. Più difficile riconoscere che in realtà rappresenta proprio un aspetto che le appartiene. Perché ciò avvenga è utile il confronto con altre donne, sotto la supervisione di chi ha il compito di condurre il gruppo, facilitando la comunicazione.

Ci tengo infine a sottolineare come in questa mia proposta di lavoro resti fondamentale la sapienza dei Fiori: guida e sostegno per quei momenti di paura, confusione, scoraggiamento, smarrimento che costellano il nostro cammino, in questa vita.

Alla fine sempre: grazie Dottor Bach!

La vendetta della rabbia negata.

La vendetta della rabbia negata.

Nei giorni intorno al solstizio d’estate, quando la Luce vince sull’oscurità e il sole colonizza la notte, una riflessione su ciò che analogicamente colleghiamo all’elemento Fuoco sorge spontanea.
L’emozione che fra tutte si può maggiormente associare a questo elemento è la rabbia.

La rabbia è un’emozione buona o cattiva?
Da bambine molte di noi sono state educate a pensarla così: ogni volta che contattavamo un’emozione forte dovevamo decidere cosa farne, stabilire se potevamo concederci di viverla oppure “ingoiarla” e dimenticarcene.
Le generazioni successive alla mia hanno potuto manifestare più apertamente le loro emozioni, ma se i moderni genitori sono più inclini a tollerare le urla e le scenate delle figlie femmine, oggi la società non è ancora pronta ad accettare la “donna arrabbiata” senza etichettarla come megera o, peggio, isterica.

Eppure questa emozione contiene implicazioni ricche e complesse. La rabbia infatti è come il fuoco, può distruggere e uccidere, ma è anche dotata di un potere in grado di muovere e trasformare ciò che appare stagnante ed immutabile.
Siamo talmente imbarazzate dalla nostra rabbia che quando la sperimentiamo nei riguardi della persona amata, se non riusiamo a reprimerla, la “deviamo” verso qualcuno o qualcosa che ci sta meno a cuore.
Il partner ci tradisce? La colpa è dell’altra: “la zoccola”.
L’amica del cuore ci delude? Certo, colpa del suo partner che non la rende felice e la mette contro di noi.
Il figlio va male a scuola? Colpa dell’insegnante.
Alla fine abbiamo fatto una tale confusione da non sapere più che cosa era quella forza imbarazzante e vitale che ci aveva così spaventato e che ora, imprigionata, tende a fermentare, producendo rancore, risentimento, gelosia, autocommiserazione, e molto altro.
Insomma quell’energia potente e propulsiva si è trasformata nelle nostra gabbia, una forza che non ci spinge affatto al cambiamento, ma ci blocca.
Per chi conosce i Fiori di Bach, la traduzione di questa dinamica è immediata: da Holly a Willow.

Edward Bach nei suoi trentotto rimedi non aveva certo trascurato l’emozione della rabbia che vedeva ben rappresentata dall’Agrifoglio, Holly per gli anglofoni. Questa pianta, insieme al vischio, è considerata sacra da tempi remoti presso tutti i popoli del Nord Europa ed utilizzata come protezione contro il male, nelle lunghe notti che raggiungono la massima espansione e cominciano a declinare con il solstizio d’inverno.
Holly infatti non è una figlia dell’oscurità, bensì la messaggera di quella Luce che già sta sostituendo alle tenebre.
Alla fine di giugno con il solstizio estivo, il giorno più lungo dell’anno, l’apogeo della luce segna anche il suo declino e la notte ricomincia ad avanzare. Così in una incessante alternanza, in un ciclo che rappresenta l’essenza stessa della Vita.
Gli antichi Celti sostenevano che fosse questo il momento in cui decadeva il regno del Re Agrifoglio, per i successivi sei mesi sarebbe stato il tempo del Re Quercia, Oak, un albero sacro dai cui fiori Bach ha ricavato un altro rimedio, ma questa è un’altra storia…

Ecco dunque che così come la notte più lunga contiene già in potenza il trionfo della luce, così la nostra rabbia, questa emozione violenta, pericolosa, ma anche terribilmente vitale, incarnata da Holly nella sua manifestazione più virulenta, contiene già in sé il germe dell’Amore.
Scrive Margaretha Mijnlieff, una delle prime ed autorevoli rappresentati della Floriterapia in Italia:
“Holly permette di vedere che si ha un grande potenziale di vero amore: quel sentimento profondo che ci protegge da ogni influsso esteriore negativo, e ci dà la forza di accettare ciò che ci circonda.
Holly promuove anche l’amor proprio, in modo da farci accettare come siamo e avere la consapevolezza che siamo belli così, come siamo.” (*)

E’ un grande lavoro quello che Holly ci aiuta a fare: “integrare”, la nostra rabbia ovviamente non significa alimentarla o andarne fieri, ma trovare il coraggio per guardarla e comprendere che cosa l’ha scatenata. Quando rifletto su questo, mi appare sempre l’immagine del cinghiale che diventa davvero pericoloso solo quando è braccato o ferito.

Ci hanno addestrato ad “ingoiare il rospo”: Holly, al contrario ci spiega che questo rospo, se siamo in grado di guardarlo bene ed infine liberarlo in uno stagno, chissà mai che non abbia qualcosa da insegnarci riguardo al nostro dolore.

Da Holly a Willow
Cosa succede quando tale rabbiosa sofferenza viene repressa e ignorata? Il rospo in questione resta piazzato sullo stomaco come un cibo indigesto.
A questo proposito è interessante che D. Krämer sostenga:
“La collera trattenuta crea iperacidità di stomaco…se qualcosa non è digeribile, pesa sullo stomaco, cosa che accade sia nel caso di alimenti che non possono essere trattati, sia in caso di conflitti e problemi psichici…essi vengono rimuginati, ci si riflette, si analizza, si valuta.” (**)

Dal punto di vista emozionale può crearsi quello che Bach fotografa come uno stato Willow, rimedio ricavato dai fiori del Salice (Salix Vitellina):
“Per coloro che hanno sofferto a causa delle avversità o della sfortuna e trovano difficile accettarlo senza lamentarsi e senza provare risentimento, poiché giudicano la vita in base al successo. Sentono di non avere meritato una prova così grande, Lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati. Spesso accade loro di provare un interesse minore verso quelle cose della vita che prima facevano loro piacere.” (***)

La rabbia esplosiva e vitale dello stato Holly è ormai scomparsa lasciando il posto ad una emozione più nascosta che tende a cronicizzarsi ed appesantire la quotidianità.

Holly e Willow sono entrambi rimedi che hanno a che fare con il risentimento e la “ira-scibilità”; nello stato Willow, tuttavia, troviamo una minore esteriorizzazione dell’emozione che è fortemente marcata dall’autocommiserazione e dall’amarezza.
Il salice vitellina è un albero che i contadini sfruttano brutalmente, lo potano in modo drastico, utilizzando i suoi rami flessibili in molti modi:
“E’ questa flessibile tolleranza che caratterizza la condizione Willow positiva.Poiché è stato tanto maltrattato come albero e ha sofferto tali abusi, può amareggiarsi e covare risentimento….
Questa condizione viene migliorata dallo sforzo della volontà positiva e dalla determinazione a superare le difficoltà della situazione.” (****)

Queste due essenze floreali hanno molto da offrirci, non esitiamo ad utilizzarle proprio quando scopriamo in noi stati emozionali che tendiamo a giudicare severamente come “sbagliati”. Ricordiamoci l’insegnamento di Bach che ci indica come all’interno del nostro “difetto” esista già la potenzialità per la sua trasformazione.

Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

 

(*) M. Mijnlieff, La Floriterapia, edizioni Sanerebbe, Bologna. Pag 55

(**) D. Kramer, Nuove terapie con I Fiori di Bach, ed.Mediterranee. Pag 43-48

(***) Edward Bach, Le Opere Complete,macro Edizioni. Pag.73

(****) Julian e Martine Barnard, Le Erbe Curative di Edward Barnard,
FCE Natur

 

La riscoperta della tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita. Parte Seconda

La riscoperta della tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita. Parte Seconda

Dall’Elogio della Tristezza verso la Gioia con l’aiuto della Floriterapia

La Tristezza è una emozione da cui nessun essere umano è esente, di per sé non è né buona né cattiva, rappresenta semplicemente una Realtà con cui tutti prima o poi dobbiamo confrontarci. Come ci insegnano artisti e filosofi, può anche rappresentare una esperienza psicologica e spirituale profonda.
Nel Recinto Sacro che la Tristezza ci offre, abbiamo modo di porci delle domande e scoprire cose nuove su di noi.
Infatti, durante un percorso con un Floriterapeuta, la cosiddetta “Crisi di guarigione” del cliente,si può manifestare con momenti di grande TRISTEZZA:
_ Andavo così bene che pensavo di avere concluso il percorso, ed invece la sera mi prende una tristezza! Penso che ci si ancora qualche cosa su cui lavorare…forse prima avevo paura di riconoscerlo…

Io non voglio darvi indicazioni sui i “FIORI PER LA TRISTEZZA” ed ancor meno ” i fiori per COMBATTERE LA TRISTEZZA”, ognuno di noi è unico e dunque avrà bisogno di una miscela personale che lo sostenga e lo guidi nei momenti cupi.
Piuttosto mi piacerebbe offrire una diversa angolatura dalla quale prendere in considerazione questa tematica proprio partendo da tre Essenze Floreali su cui desidero soffermarmi a riflettere.

✺Il FIORI DELLA LUCE Mustard, Sinapis Arvensis, (Fiore di Bach)
Questa è una Essenza che non viene sufficientemente valorizzata poiché possiamo essere confusi dalla definizione di Bach:
“Non è possibile dare una spiegazione per queste crisi o attribuire una causa a questi attacchi.” E siccome le cause della tristezza al Floriterapeuta, (ma non al cliente!), appaiono spesso chiare, ecco che rischiamo di accantonarla.
Eppure Mechthild Sheffer, in una sua conferenza a Milano, consigliava : “quando assistete ad una flessione dell’umore aggiungete nella miscela anche Mustard!”
Questo Fiore fa parte del gruppo INSUFFICIENZA DI INTERESSE PER IL PRESENTE e non come si potrebbe essere indotti a pensare, nel gruppo: SCORAGGIAMENTO O DISPERAZIONE.
Dunque lo stato di animo di Mustard corrisponde tipo particolare di fuga da una realtà che ci affligge e non riusciamo ad accettare. Mustard ci aiuta a capire che no, la nostra vita non è così grigia; l’effetto del Fiore lo conosciamo, è come cambiare le lenti degli occhiali, via quelle scure e subito tutto diventa più luminoso. “Ogni cosa è illuminata “come recita il titolo di un bellissimo film tratto da un celebre romanzo
MUSTARD Fa parte delle 19 Essenze Floreali, scoperte da Bach dopo i 12 Guaritori ed i 7 Aiutanti, tutte, tranne White Chestnut, sono preparate con il metodo della bollitura.

✺ ACCETTAZIONE DEL CONTINUO DIVENIRE DELLA REALTA’,
DISIDENTIFICAZIONE CON LUOGHI, RUOLI, IMMAGINI STATICHE DI NOI Walnut, Junglan Regia,(Fiore di Bach)
Anche Walnut fa parte dei 19 ed è preparato con il metodo della bollitura, questa Essenza però la incontriamo proprio nel gruppo in cui intuitivamente ci possiamo aspettare di trovarlo: IPERSENSIBILITÀ ALLE INFLUENZE E ALLE IDEE.
La tristezza ha a che fare con l’esperienza della perdita ed ogni volta che nella nostra vita avviene un cambiamento, noi sperimentiamo questo senso di perdita. Walnut ci aiuta proprio ad evitare di scivolare in questa dinamica:
– Sì, la casa nuova è molto più grande e luminosa, eppure capisco che sia io che i bambini, in alcuni momenti della giornata, sentiamo ancora la mancanza delle care vecchie scomodità!
In queste fasi di cambiamento, noi siamo particolarmente vulnerabili, facilmente condizionabili, Walnut aiuta a liberarci dalle influenze esterne mettendoci in grado di abbandonare vecchi modelli che talvolta chi ci sta intorno ci vuole indurre a conservare: Tu sei quello e non puoi diventare altro,(ovvero sei fregato…)
✺ LA CREATIVITÀ, L’OSSIGENO DELLA NOSTRA ANIMA: Iris, Iris Barbato, (Essenza Floreale Californiana)
Riferendomi alla Creatività, non penso solo a Michelangelo, piuttosto mi vengono in mente torte, fotografie, giardinaggio, video amatoriali… Per quello che mi riguarda parlo anche del mio modo di essere Floriterapeuta ed alla mia esigenza di introdurre, di tanto in tanto, elementi nuovi nel colloquio, per non rischiare di spegnermi nella ripetizione. E’ proprio nostro compito risvegliare nel cliente che si sente triste una creatività assopita, ma mai completamente assente. Come il bocciolo dell’Iris che è strettamente imprigionato nella sua pellicola trasparente, ma sarà sufficiente il calore del sole per farlo sbocciare in un magnifico fiore. Quando parliamo di mancanza di gioia parliamo soprattutto di un POTENZIALE BLOCCATO, pronto però, con un aiuto, a scattare verso la luce spiegandosi in tutta la sua gioiosa bellezza.

Insomma grazie ai nostri Fiori, noi possiamo svolgere un’azione Maieutica nei riguardi del cliente, la cui tristezza stessa è il segnale di grandi possibilità evolutive.

A proposito di Gioia e capacità di gioire, desidero condividere con voi un brano tratto da “La nascita del giorno” di una scrittrice che ho sempre molto amato.
Riportando questa lettera vera o inventata (poco importa) della madre, Colette ci regala un esempio luminoso di come sia possibile evitare tante trappole che appannano, giorno dopo giorno, il nostro slancio vitale.

“Signore,
Lei mi invita a passare una settimana in casa Sua, vale a dire insieme alla mia adorata figliola. Lei, che le vive accanto sa quanto di rado io la veda, quanta gioia mi dia la sua presenza, e sono commossa che mi proponga di venirla a trovare. Non accetterò tuttavia il suo cortese invito, almeno per ora. Ecco perché: il mio cactus rosa dev’essere sul punto di fiorire. E’ una pianta rarissima, che mi è stata donata e che, a quanto mi dicono, nel nostro clima fiorisce soltanto una volta ogni quattro anni. Ma io sono già molto vecchia, e se me ne andassi quando il mio cactus rosa sta per fiorire sono sicura che non lo vedrei fiorire mai più…Voglia quindi accogliere, insieme ai miei più sinceri ringraziamenti, l’espressione del mio rammarico e i miei migliori saluti”.
Colette,”La nascita del giorno” Edizioni Adelphi

Il nome Bach e la mitologia gallese

Il nome Bach e la mitologia gallese

Sapete chi era Gwion Bach?
Secondo la mitologia gallese, era il servo della maga Ceridwen, una potente incantatrice, padrona del “calderone della ispirazione poetica”. La sua padrona decide di divorarlo e lui rinasce attraverso di lei diventando il leggendario Bardo chiamato Taliesin.
E’ interessante notare che secondo alcune versioni del ciclo arturiano (le storie del regno di Artù e dei cavalieri della tavola Rotonda), Taliesin, ex Gwion Bach, ed il saggio mago Merlino sono la stessa persona.
Alle volte le coincidenze…

 

Il 2 giugno ad Armonia relazione di Marisa Raggio sul tema del Femminile e i Fiori

Il 2 giugno ad Armonia relazione di Marisa Raggio sul tema del Femminile e i Fiori

Titolo della relazione:
Mariposa Lily e Splendid Mariposa Lily, dal materno biologico al materno cosmico.
Due essenze floreali Californiane accompagnano la Donna attraverso la menopausa verso l’archetipo della Anziana Saggia”.

Al castello di Belgioioso (Pavia), lunedì due giugno alle ore 15.

 

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