tristezza Archives - Il Canto di Estia

La prima ferita di Demetra

La prima ferita di Demetra

Quando arriva Settembre, Demetra è triste: la sua bambina andrà a scuola.                                                                                                                                                                          Sono finite le giornate insieme, giri senza fretta fra i banchi di frutta e verdura, riviste sfogliate una accanto all’altra, marce forzate nei corridoi dell’Ikea, dolci preparati a quattro mani con la farina ovunque, piantine travasate maldestramente, risate, coccole.
Poi Demetra deve consegnare alla società quello che le appartiene, strappare una parte di sé ignorando lo sguardo spaesato della bambina, persino le sue lacrime. “Mamma non voglio restare qui senza di te!”
La giornata sembra non passare mai e trascorre sprecata nell’attesa: “ Tra poco me la vado a riprendere”. Il pensiero continuamente va alla ricongiunzione, all’abbraccio totale, la perfezione di due metà della stessa mela che tornano ad unirsi.
Demetra è fuori dalla scuola in anticipo, sente la campanella che suona, i bambini sciamano lungo la scalinata verso gli adulti in attesa. Il chiasso è tremendo, e lei non la vede, pensa: “la mia dove è?”
Eccola, è fra gli ultimi, trascina piedi e cartella, persa nelle chiacchiere con altri due soldi di cacio, una ricciolina e un maschietto biondissimo. La madre la chiama e la sente che si congeda riluttante, poi corre dalla madre, l’abbraccia distrattamente, lo sguardo però è elettrizzato:
“Indovina mamma, ho due nuovi Amici!”
E’ così che Demetra avverte la prima pugnalata al cuore pensando: ”ormai la sto perdendo, cresce troppo in fretta…”

marisa raggio

 

La riscoperta della tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita. Parte Seconda

La riscoperta della tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita. Parte Seconda

Dall’Elogio della Tristezza verso la Gioia con l’aiuto della Floriterapia

La Tristezza è una emozione da cui nessun essere umano è esente, di per sé non è né buona né cattiva, rappresenta semplicemente una Realtà con cui tutti prima o poi dobbiamo confrontarci. Come ci insegnano artisti e filosofi, può anche rappresentare una esperienza psicologica e spirituale profonda.
Nel Recinto Sacro che la Tristezza ci offre, abbiamo modo di porci delle domande e scoprire cose nuove su di noi.
Infatti, durante un percorso con un Floriterapeuta, la cosiddetta “Crisi di guarigione” del cliente,si può manifestare con momenti di grande TRISTEZZA:
_ Andavo così bene che pensavo di avere concluso il percorso, ed invece la sera mi prende una tristezza! Penso che ci si ancora qualche cosa su cui lavorare…forse prima avevo paura di riconoscerlo…

Io non voglio darvi indicazioni sui i “FIORI PER LA TRISTEZZA” ed ancor meno ” i fiori per COMBATTERE LA TRISTEZZA”, ognuno di noi è unico e dunque avrà bisogno di una miscela personale che lo sostenga e lo guidi nei momenti cupi.
Piuttosto mi piacerebbe offrire una diversa angolatura dalla quale prendere in considerazione questa tematica proprio partendo da tre Essenze Floreali su cui desidero soffermarmi a riflettere.

✺Il FIORI DELLA LUCE Mustard, Sinapis Arvensis, (Fiore di Bach)
Questa è una Essenza che non viene sufficientemente valorizzata poiché possiamo essere confusi dalla definizione di Bach:
“Non è possibile dare una spiegazione per queste crisi o attribuire una causa a questi attacchi.” E siccome le cause della tristezza al Floriterapeuta, (ma non al cliente!), appaiono spesso chiare, ecco che rischiamo di accantonarla.
Eppure Mechthild Sheffer, in una sua conferenza a Milano, consigliava : “quando assistete ad una flessione dell’umore aggiungete nella miscela anche Mustard!”
Questo Fiore fa parte del gruppo INSUFFICIENZA DI INTERESSE PER IL PRESENTE e non come si potrebbe essere indotti a pensare, nel gruppo: SCORAGGIAMENTO O DISPERAZIONE.
Dunque lo stato di animo di Mustard corrisponde tipo particolare di fuga da una realtà che ci affligge e non riusciamo ad accettare. Mustard ci aiuta a capire che no, la nostra vita non è così grigia; l’effetto del Fiore lo conosciamo, è come cambiare le lenti degli occhiali, via quelle scure e subito tutto diventa più luminoso. “Ogni cosa è illuminata “come recita il titolo di un bellissimo film tratto da un celebre romanzo
MUSTARD Fa parte delle 19 Essenze Floreali, scoperte da Bach dopo i 12 Guaritori ed i 7 Aiutanti, tutte, tranne White Chestnut, sono preparate con il metodo della bollitura.

✺ ACCETTAZIONE DEL CONTINUO DIVENIRE DELLA REALTA’,
DISIDENTIFICAZIONE CON LUOGHI, RUOLI, IMMAGINI STATICHE DI NOI Walnut, Junglan Regia,(Fiore di Bach)
Anche Walnut fa parte dei 19 ed è preparato con il metodo della bollitura, questa Essenza però la incontriamo proprio nel gruppo in cui intuitivamente ci possiamo aspettare di trovarlo: IPERSENSIBILITÀ ALLE INFLUENZE E ALLE IDEE.
La tristezza ha a che fare con l’esperienza della perdita ed ogni volta che nella nostra vita avviene un cambiamento, noi sperimentiamo questo senso di perdita. Walnut ci aiuta proprio ad evitare di scivolare in questa dinamica:
– Sì, la casa nuova è molto più grande e luminosa, eppure capisco che sia io che i bambini, in alcuni momenti della giornata, sentiamo ancora la mancanza delle care vecchie scomodità!
In queste fasi di cambiamento, noi siamo particolarmente vulnerabili, facilmente condizionabili, Walnut aiuta a liberarci dalle influenze esterne mettendoci in grado di abbandonare vecchi modelli che talvolta chi ci sta intorno ci vuole indurre a conservare: Tu sei quello e non puoi diventare altro,(ovvero sei fregato…)
✺ LA CREATIVITÀ, L’OSSIGENO DELLA NOSTRA ANIMA: Iris, Iris Barbato, (Essenza Floreale Californiana)
Riferendomi alla Creatività, non penso solo a Michelangelo, piuttosto mi vengono in mente torte, fotografie, giardinaggio, video amatoriali… Per quello che mi riguarda parlo anche del mio modo di essere Floriterapeuta ed alla mia esigenza di introdurre, di tanto in tanto, elementi nuovi nel colloquio, per non rischiare di spegnermi nella ripetizione. E’ proprio nostro compito risvegliare nel cliente che si sente triste una creatività assopita, ma mai completamente assente. Come il bocciolo dell’Iris che è strettamente imprigionato nella sua pellicola trasparente, ma sarà sufficiente il calore del sole per farlo sbocciare in un magnifico fiore. Quando parliamo di mancanza di gioia parliamo soprattutto di un POTENZIALE BLOCCATO, pronto però, con un aiuto, a scattare verso la luce spiegandosi in tutta la sua gioiosa bellezza.

Insomma grazie ai nostri Fiori, noi possiamo svolgere un’azione Maieutica nei riguardi del cliente, la cui tristezza stessa è il segnale di grandi possibilità evolutive.

A proposito di Gioia e capacità di gioire, desidero condividere con voi un brano tratto da “La nascita del giorno” di una scrittrice che ho sempre molto amato.
Riportando questa lettera vera o inventata (poco importa) della madre, Colette ci regala un esempio luminoso di come sia possibile evitare tante trappole che appannano, giorno dopo giorno, il nostro slancio vitale.

“Signore,
Lei mi invita a passare una settimana in casa Sua, vale a dire insieme alla mia adorata figliola. Lei, che le vive accanto sa quanto di rado io la veda, quanta gioia mi dia la sua presenza, e sono commossa che mi proponga di venirla a trovare. Non accetterò tuttavia il suo cortese invito, almeno per ora. Ecco perché: il mio cactus rosa dev’essere sul punto di fiorire. E’ una pianta rarissima, che mi è stata donata e che, a quanto mi dicono, nel nostro clima fiorisce soltanto una volta ogni quattro anni. Ma io sono già molto vecchia, e se me ne andassi quando il mio cactus rosa sta per fiorire sono sicura che non lo vedrei fiorire mai più…Voglia quindi accogliere, insieme ai miei più sinceri ringraziamenti, l’espressione del mio rammarico e i miei migliori saluti”.
Colette,”La nascita del giorno” Edizioni Adelphi

La riscoperta della Tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita

La riscoperta della Tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita

(Dal mio intervento alla giornata di aggiornamento RIF, Registro Italiano Floriterapeuti, Milano, novembre 2014)
La maggior parte dei miei clienti viene da me spinta dalla Tristezza.
Certo in loro si agitano Paura, Rabbia, ma l’emozione che li costringe a prendersi cura di Sè, a chiedere aiuto, è la Tristezza. Siamo tutti tristi, a volte gioiosi, come oggi noi qui e talvolta tristi. Non per questo ci consideriamo malati.
Siamo delle persone più o meno sane che affrontano i momenti di tristezza e lavorano ad accrescere i momenti di gioia.
Se in ufficio subisco una ingiustizia sarò consapevolmente arrabbiata. Con il tempo maturerò del rancore nei riguardi di chi mi ha fatto questi torti. Traduciamo in simultanea con i Fiori che indicano questi stati d’animo: Holly, Willow, sicuramente.
Ma non prenderò appuntamento dal Floriterapeuta perché ” ce l’ho su con il mio capo”. Sarò piuttosto spinta a chiedere un colloquio perché questa rabbia capisco che non mi fa bene: Mi fa sentire TRISTE.
Noi naturalmente tendiamo alla Gioia, emozione che conosciamo, ma abbiamo sperimentato solo saltuariamente nella nostra esistenza. Anche i Santi dall’espressione gioiosa ed ispirata, a causa del loro cuore ricco di compassione, non possono fare a meno di sentirsi tristi per coloro che sono più sfortunati e soffrono. Sanno dare un senso alla sofferenza umana ma restano con-passionevoli, ovvero sono in grado di condividere la passione- sofferenza.
In questa sala siamo tutti adulti, abbiamo fatto un percorso legato ai Fiori, alle loro implicazioni spirituali, non ci spaventano le emozioni negative, se siamo professionisti della cosiddetta “relazione di aiuto”, siamo in grado di riconoscere l’emozione, starci dentro, e lavorare per trasformarla. Da manuale.
Per i giovani non è così semplice, oggi viene loro passato il messaggio che essere giovani significa essere sempre allegri, spensierati, meglio se con una birra in mano o davanti all’aperitivo. E’ concesso essere arrabbiati, ma l’aggettivo “triste” sta diventando sinonimo di “sfigato”. Con buona pace di tutta la storia della letteratura romantica e decadente.
Assistiamo sempre più alla tendenza a considerare la Tristezza come un guasto che rende la persona sgradevole e soprattutto (somma colpa), meno produttiva, una sorta di “diverso” che fatica ad adattarsi alle regole del “Grande Gioco”.

Sono convinta che alcuni disagi in crescente diffusione, come come l’ansia, le fobie, gli attacchi di panico, e quella che spesso impropriamente viene chiamata Depressione, debbano essere considerati in un contesto ben più ampio di quello che riguarda la vicenda individuale del cliente.
Ogni momento storico ha i suoi mali, a noi è toccato “il male di vivere”, per dirla con Montale, una condizione che dalla sartriana nausea del secondo novecento, attraverso il crollo di utopie e certezze, si sta rafforzando e diffondendo attraverso quella dura mancanza di prospettive concrete che, come vediamo tutti i giorni, affligge troppi giovani e non solo loro.
Dunque come recita il titolo di un libro di M. Benasayag-G. Shmit, ” L’epoca delle passioni tristi” Feltrinelli editore, viviamo l’epoca delle passioni tristi, con buona pace della pubblicità di alcolici e gelati, e non è facile.
E allora che fare? Partiamo lancia in resta e dichiariamo guerra alla Tristezza “, il Male del secolo”?
Edwuard Bach ci insegna prima di tutto che ” non bisogna muovere guerra al difetto, ma sviluppare la virtù opposta”: in questo caso la Gioia.
Ma prima di arrivare alle strategie ed alle essenze floreali che ci possono guidare verso la scoperta di tutta la Gioia di cui è impregnata la nostra esistenza e persino questo nostro vecchio mondo decadente,
permettetemi di…(continua)

“Erbe buone per l’anima e per la… gola”

“Erbe buone per l’anima e per la… gola”

Quando il sole si fa più discreto, attenuata la vampa estiva, sotto gli ulivi cominciano a spuntare, tenere, tenere, le erbe selvatiche e finalmente la raccolta può incominciare. Sono le erbe che noi conosciamo perché ne utilizziamo le vibrazioni sotto forma di essenze floreali e il cui principio attivo ci aiuta a curare diversi acciacchi. Erbe spontanee che sapientemente cucinate contribuiscono da secoli a rendere la cucina ligure, che è essenzialmente “povera”, così saporita e profumata.

Tra le tante ricette che utilizzano questo bendiddio, vi presento la più semplice, ma anche quella che fa più discutere a partire dall’origine del suo curioso nome: PREBUGIUN . Si racconta che il termine derivi addirittura da Goffredo di Buglione che aveva attraversato il territorio con i suoi crociati. Questi chiedevano offerte di cibo alla popolazione “ pro Buglione”, di qui Prebugiùn o Preboggiòn, a seconda delle zone.

Il piatto è davvero elementare: un insieme di erbe selvatiche che vengono fatte lessare e poi mescolate alle patate bollite, il tutto deve essere poi abbondantemente innaffiato da ottimo olio di frantoio.

Meno semplice è invece la sua composizione che negli anni è andata impoverendosi, molte erbe ormai non si trovano più, o piuttosto, sempre meno persone le sanno riconoscere.

Le principali erbe che compongono il brebugiùn sono: Cicerbita (lig. scixèrbua – Sonchus oleraceus); Grattalingua, (lig. [rat]talêgua – Reichardia picroides); Raperonzolo, (lig. ranpunçu – Campanula rapunculus); Cicoria, (lig. radicion – Cichorium intybus); Radicchio selvatico, (lig. denti de coniggio – Hyoseris radiata); Tarassaco, (lig. dente de can – Taraxacum officinale); Borragine, (lig. boraxe – Borago officinalis); Bietola di prato, (lig. gè – Beta vulgaris); Ortica, (lig. ortiga – Urtica dioica; Papavero, (lig. papavao – Papaver rhoeas).

Io ricordo, aimè troppi anni fa, di anziane contadine che aggiungevano foglie di Pratolina (Bellis Perennis) eVioletta( viola odorata) per rendere il miscuglio “ più profumato”

Così ce ne parla il poeta chiavarese Carlo Costa (1912-2000), nella sua poesia PORTO D’ERBE:

Vaddo p’erbe, talegue, radiccion, 
crescion, bonòmmi, sciscèrboe, boraxi; 
scerbo gramigna, leuggio, scioùa d’òrto;
çenn-o con ‘n euvo e ‘n pò de preboggion: 
scòrdo do mondo coæ, bæghe, ravaxi 
into refugio e a paxe do mæ pòrto.

(Vado in cerca d’erbe, radicella, radicchio, crescione, cicerbite, borragine; estirpo gramigna, loglio, fioritura d’orto; ceno con un uovo e un po’ di verdura bollita: dimentico le voglie, le beghe, i trambusti del mondo nel rifugio e nella pace del mio porto.)

Il tarassaco e la borrragine fanno parte del sistema di essenze floreali californiane, con i nomi di Dandelion e Borage.

Dandelion termine inglese che ci riporta al nome popolare “dente di leone”, è quella comunissima pianta che ha foglie appunto dentellate e il cui fiore, di un bel giallo solare, si trasforma nei cossiddetti soffioni, i morbidi batuffoli di semi che i bambini amano disperdere nell’aria con un soffio. Agisce sulle contratture muscolari, ed è utile alle persone molto tese, indaffarate, che tendono a disperdere la propria energia.  Assumendola saremo guidati a dare maggiore ascolto ai messaggi che ci arrivano sia dal nostro corpo che dalle nostre emozioni.

Borage è una essenza floreale che utilizzo molto sia per me che per le persone di cui mi prendo cura. E’ partcolarmente utile per tutte quelle emozioni legate alla tristezza e allo scoraggiamento che talvolta possono essere percepite fisicamente nella zona del cuore. Ho notato che spesso chi mi sta parlando di un lutto o un grosso dipiacere tende a portarsi la mano in quel punto che la tradizione indiana indica come chakra del cuore. Borage dona il coraggio di andare avanti anche nei momenti di maggiore afflizione.

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