Principio Femminile Archives - Il Canto di Estia di Marisa Raggio

Gretel e Hansel regia di Oz Perkins 2020: una lettura secondo Il metodo “Fiori e le Dee”

Gretel e Hansel regia di Oz Perkins 2020: una lettura secondo Il metodo “Fiori e le Dee”

Se’ è vero che esiste un potere femminile oscuro che si nutre della carne dei propri figli, imprigiona e soffoca, esiste anche un potere femminile che sa proteggere, nutrire, salvare, per poi lasciare andare l’Altro verso il proprio destino, preservando così anche se stesso.
Trattenere troppo con noi chi si ama significa imprigionare noi stesse, al contrario lasciarlo andare significa essere libere, esercitando un potere “buono” che integra il lato oscuro e si nutre di quello luminoso.

Questo mi sembra essenzialmente il succo di questa lettura affascinante della fiaba “dark” di Hansel e Gretel, una storia particolarmente inquietante che tuttavia contiene una lezione fondamentale per ogni ogni donna.

Mi chiedo se quest’opera del figlio di Antony Perkins, (sì proprio “quel Perkins” protagonista del mitico Psycho…) abbia avuto un riscontro positivo fra il pubblico.
Il film non è fatto per “acchiappare lo spettatore” dominato com’è da atmosfere cupe e rarefatte in cui i personaggi si muovono come figurette di carta ritagliata.

Anche l’ambientazione antica storicamente non ben definita, come in tutte le fiabe che si rispettino, contribuisce a rendere la vicenda un po’ estraniante e i protagonisti poco coinvolgenti emotivamente.
Eppure il film progressivamente cattura ed al termine della visione lascia una sorta di alone che ci costringe a riflettere sulla vicenda che è stata rappresentata.

Già il titolo: “Gretel e Hansel”, è una dichiarazione di intenti: l’inversione dei nomi dei protagonisti rispetto alla fiaba originale ci fa capire chi è la vera protagonista. Gretel, qui non è una bambina, ma la fanciulla che, costretta alla fuga da una società implacabile con i più deboli, sfida orrendi pericoli portando con sé l’amato fratellino a cui è legata da un profondo affetto materno.
Gretel, che ci viene presentata come una ragazza saggia, forte e dotata di potenzialità di cui non è consapevole, cercando la salvezza per Hansel e per sé non può che trovare rifugio nel cuore più oscuro della foresta dove pulsa un grande potere femminile, un potere che tuttavia si rivela essere malvagio.
La strega che li ospita e di fatto imprigiona ha costruito la sua magia sul sangue e sull’abominio più raccapricciante, eppure diviene anche una grande maestra per Gretel, offrendole la possibilità di studiare la magia della Natura e ascoltare se stessa, riconoscendo i propri talenti e la propria parte “cattiva”.
Le due donne si riconoscono come affini, la strega che sembra averla attesa da tempo la elegge sua discepola. Per diventare potente come la maestra, dovrà Greta perdere la propria umanità, sacrificando il lato affettivo e accudente per diventare quello a cui sembra predestinata?

Il film è molto più ambizioso di quanto possiamo aspettarci guardando i trailer che lo presentano come la riproposta in salsa Horror della notissima fiaba. In realtà è ricco di rappresentazioni simboliche e rimandi che non possono essere contenuti in queste poche righe. Divertitevi a riconoscerli ed interpretarli.
Talvolta la narrazione ipnotica può farci “calare la palpebra”, infatti Il film andrebbe visto in una sala cinematografica dove la potenza delle immagini arriva allo spettatore in modo più coinvolgente, tuttavia non demordete: questa resta comunque un’opera originale, lontana dai prodotti stereotipati che le piattaforme televisive ci stanno propinando da quando le sale cinematografiche sono ahimè inaccessibili.
Marisa Raggio

I Fiori di Gretel
Vediamo quali possono essere le Essenze Floreali più importanti per accompagnare la giovane Gretel nel suo periglioso cammino.

Repertorio Bach:
Mimulus, per riconoscere il proprio coraggio
Larch, per trovare la forza di ribellarsi e partire
Aspen, per scoprire il coraggio di affrontare l’oscurità
Walnut, per ricevere la protezione necessaria ad affrontare grandi   cambiamenti e grandi minacce.
Cerato, per sviluppare la capacità di fare autonomamente la scelta coerente con il proprio Sé Superiore
Chicory, per imparare a lasciare andare l’oggetto del proprio amore, permettendogli di seguire la propria strada,
impararando ad amare nella libertà propria e dell’Altro.

Repertorio F.E.S.
Black Eyed Susan, per affrontare la propria ombra
Black Cohosh, per non restare incatenate all’oscurità

DONNE E SEMPLIFICAZIONI

DONNE E SEMPLIFICAZIONI

Per le donne semplificazione in genere significa scegliere la strada che ci indica l’ordinamento patriarcale.
In diversa misura l’abbiamo fatto tutte prima o poi. Abbiamo ceduto e accettato quanto ci veniva indicato, l’abbiamo fatto per paura, per pigrizia o per timore di non essere più amate.
Io l’ho fatto spesso. Quando mi trovavo a scegliere una strada, troppe volte ho scelto quella in discesa, solo in apparenza la più comoda.
In realtà scegliere la semplificazione, ovvero percorrere sentieri troppo calpestati e comunemente approvati può rivelarsi durissimo, un percorso irto di difficoltà e che ci conduce a rinunciare ai nostri progetti, perdendo via via la fiducia in noi stesse.
Dunque per le donne spesso la semplificazione ha un costo altissimo.

D’altra parte, non mentiamoci, scegliere vie alternative, poco note e scarsamente approvate ha un spesso un costo altrettanto alto.
Imboccare strade nuove o talvolta così antiche da essere state dimenticate da tanto, tanto tempo, ci proietta in una esistenza in cui grandi gratificazioni si alternano ad altrettanto grandi frustrazioni.
Sei sei una donna, qualsiasi strada sceglierai sarà sempre e comunque complicata, costellata di trappole, pericoli e meravigliose scoperte.
Nella mia esperienza quello che ho imparato a temere non è la scelta del percorso, ma piuttosto il procedere ad occhi chiusi, senza vedere dove metto i piedi e senza capire in che direzione sto andando.
Marisa Raggio

La Dea nell’Ombra

La Dea nell’Ombra

Scusate, ma insisto.

Ogni volta che faccio riferimento a Era, la moglie del capo supremo Zeus,  suscito un silenzio di tomba.
OK, l’ho capito: Giunone, come la chiamavano i romani, fra le affascinanti signore dell’Olimpo è proprio l’unica che di solito non desta la nostra ammirazione.
Tuttavia, lavorando con le essenze floreali, e soprattutto con le fondamentali 38 di Edward Bach, ho imparato che quando la tipologia caratteriale incarnata da quel dato fiore ci sta “antipatica”, be’, abbiamo toccato un “nervo scoperto”: è arrivato il momento di assumere proprio l’essenza di quel fiore ed incontrare la parte di noi che preferiremmo ignorare o addirittura detestiamo.
Seguendo lo stesso principio, penso che la nostra Era, nota per la  mitica ira vendicativa con cui perseguita dee, donne, ninfe e ogni forma di vita che risvegli il desiderio concupiscente dello sposo, sia in realtà parte di noi, proprio come le sue più accattivanti colleghe divine.
Del resto nel mondo classico la regina degli dei, nonché protettrice di quella istituzione matrimoniale cardine del sistema patriarcale antico e moderno, era molto onorata, oggetto di un importante culto da parte delle fanciulle a cui la società non offriva altra prospettiva oltre a quella di essere moglie prima e poi madre.
“..ma da allora le cose sono molto cambiate” direte voi “oggi siamo tutte delle Artemide eternamente in corsa; simili a tante Atena artigliamo lo smart phone come se fosse una lancia, spinte come siamo a competere professionalmente con i maschi”.
E allora deponete un attimo arco e frecce, elmo, lancia e corazza, e trovate il coraggio di penetrare in quella parte di voi che rifiutate di frequentare. Invocate l’ausilio di Persefone ed addentratevi nel regno di Ade, là dove è relegata la vostra Ombra.
Proprio lì troverete una mogliettina gelosa e possessiva, una fidanzata ansiosa di sistemarsi, una donna ambiziosa che preferisce puntare su un marito vincente piuttosto che scendere in gara personalmente per realizzare i propri sogni.                                                                                                        Vi avverto, non sarà piacevole scoprire che alcune di loro hanno il vostro volto o il volto delle donne della vostra famiglia.
Insomma per noi questo viaggio all’interno della nostra Ombra, non è esattamente ricreativo, ma potrebbe rivelarsi molto, molto istruttivo.

Quando infine, sulle orme della leggiadra figlia di Demetra torneremo alla luce, avremo incrementato l’immagine di noi stesse, imparando a perdonare le nostre insicurezze e meschinità e chissà, che questo non ci renda anche un po’ più indulgenti con le altre donne con cui ogni giorno ci troviamo a condividere difficoltà ed affanni.

Marisa Raggio

I Fiori e le Dee

La Rosa e il Giglio: Rosa Parks e Mariposa Lily

La Rosa e il Giglio: Rosa Parks e Mariposa Lily

Solo 64 anni fa, il primo dicembre del1955  in Alabama, Rosa Parks, una donna afroamericana, trovò il coraggio di dire un “no” che ebbe valore non solo per lei sua dignità, ma per quella di tutte le persone oppresse, discriminate, umiliate.

Da floriterapeuta, tendo a percepire le essenze floreali come simboli di atteggiamenti mentali, istinti ed emozioni.
Oggi pensando a questa donna, che per me ha sempre rappresentato un grande modello, non posso evitare di collegare il suo gesto eroico ad una essenza floreale che amo particolarmente:
Splendida Mariposa Lily (calochortus-splendens).
Si tratta di una bellissima liliacea, dunque una pianta dotata di un bulbo che contiene in sé tutto ciò che serve a farla crescere e fiorire, esattamente come avviene nell’uovo e nell’utero.
Mi è spesso capitato di sottolineare la geniale intuizione di Patricia Kaminski, che ha collegato alcuni gigli ad aspetti chiave del principio femminile.
Per le tematiche legate alla maternità biologica ed al rapporto madre-figli, Patricia propone il candido giglio farfalla: Mariposa Lily.
Splendid Mariposa Lily tuttavia, pur simile nella sua variante rosa magenta, per me è speciale, ha qualcosa in più, in quanto va oltre alle difficoltà emozionali collegate all’ inconscio personale.
Questa particolare liliacea rappresenta un simbolo connesso a quello che C.G. Jung ha definito Inconscio Collettivo: quindi un concetto materno ben più ampio, che trascende il principio biologico della maternità.

 

Che cosa ci insegna l’essenza floreale ricavata da Splendid Mariposa Lily:
“ability to activate transcendent forces of mothering and mercy for all of the human family” (FES, Flower Essence Society)
Ovvero, risveglia in noi le energie materne superiori e la misericordia per tutta la famiglia umana e, aggiungerei,  per ogni forma di vita. Siamo allora davanti ad un materno globale che non esclude nulla e nessuno, ma anzi include.

Ma torniamo a Rosa Parks, la quarantenne mai  “benedetta dall’arrivo di un figlio”, così allora si diceva e oggi, ahimè, si tende ancora a pensare. La sua ribellione, alla luce degli eventi che seguirono, ha significato un notevole passo avanti nella lotta per i diritti degli afroamericani, dei diritti umani in generale e, come non è stato ancora sufficientemente sottolineato, per i diritti delle donne.
Quel gesto forte: il rifiuto di cedere il posto in autobus ad un “bianco”, probabilmente scaturiva dalla insostenibilità della discriminazione razziale a cui era ogni giorno sottoposta, ma alla fine ha trasceso il contesto storico e sociale in cui è stato compiuto, diventando un gesto di amore e riscatto universale.
E dunque Rosa, con il suo bel nome fiorito, oggi rappresenta una figura che da sempre considero con affetto e ammirazione come una della nostre grandi madri. Sì, una Splendid Mariposa, una Grande Madre, proprio lei che biologicamente, madre non è mai stata.
Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

Perchè proprio le Dee?

Perchè proprio le Dee?

Il Web è un “non” luogo curioso.
La diffusione epidemica in rete e sui social della “moda” delle dee, che siano greche, celtiche o di origine più esotica, ha in parte banalizzato una tematica che è complessa e delicata, in quanto pone le sue radici, non solo nella sfera psichica umana, ma anche nel desiderio di sacro che è presente in misura più o meno consapevole in ognuno di noi. Così ci spiegano Abraham Maslow e Stanislav Grof, fondatori della Psicologia Transpersonale, e non ha mai smesso di ricordarci Carl Gustav Jung.
La diffusione di questa “moda” ha d’altra parte anche il merito di avere diffuso nelle coscienze più aperte e curiose concetti che diversamente sarebbero rimasti inaccessibili a molte e molti di noi.
Quando una Idea comincia a circolare è soggetta a modificazioni, contaminazioni, trasformazioni, ma comunque lascia una scia, sia essa oscura o luminosa, nelle coscienze che ha sfiorato.
Ogni donna ed ogni uomo è libero di attingere a questa coscienza collettiva utilizzandola per la propria evoluzione personale, ponendola al servizio degli altri.
Chi come noi ha fiducia nel potenziale umano positivo, partirà dal concetto che anche il risveglio della Dea, come noi amiamo chiamarlo, rappresenti una opportunità, sempre che, chi si avvicina a questa sostanza nouminosa lo faccia con rispetto e l’intento di “fare del proprio meglio”, senza deliri di onnipotenza o finalità manipolatorie.
Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

Il Labirinto delle 7 Dee: Workshop Introduttivo

Il Labirinto delle 7 Dee: Workshop Introduttivo

A grande richiesta, desideriamo annunciare che a Novembre torna il seminario introduttivo “Il Labirinto delle 7 Dee – alla riscoperta del Femminile Sacro” in autunno!
Le iscrizioni sono aperte.

Il lavoro proposto si pone come obiettivo il riconoscimento delle Dee, intese come forze che agiscono nella nostra psiche o meglio, nei nostri visceri, nel nostro cuore, nella nostra testa e non è affatto detto che in queste tre parti di noi, agisca la stessa Dea. Tutto ciò significa comprendere che esistono forze invisibili che plasmano la nostra condotta e il nostro mondo emozionale.
L’incontro con Pan: da  Kore a Persefone

L’incontro con Pan: da Kore a Persefone

Nella storia dell’umanità, il mito di Kore-Persefone rappresenta la narrazione più efficace di una trasformazione femminile: dalla vulnerabilità alla autorevolezza. Dovremmo ricordare ripetutamente questa storia, affinché la vibrazione potente di tale mito penetri profondamente in noi.
Ancora una volta assistiamo ad un percorso iniziatico secondo lo schema simbolico malattia-morte resurrezione: da Kore, la fanciulla legata alla madre e poi a lei strappata e trascinata in un luogo spaventoso, a Persefone, regina del mondo infero, assisa sul trono, temuta e rispettata.
Il potere di Persefone, non è solo potere politico: sebbene sia la regina del mondo infero, è soprattutto onorata come guida spirituale che svolge l’importante ruolo dello psicopompo. La dea infatti conduce le anime dei defunti verso il regno dei morti e guida gli eroi nell’Ade, in un viaggio di andata e ritorno che solo lei può rendere possibile. Persefone è l’unica fra le divinità del monte Olimpo il cui mito ci tramanda un prima e dopo, rappresentandola nella sua evoluzione.

Forse non a caso ho incontrato tante Kore e in alcuni felici occasioni ho avuto il privilegio di vederle cambiare, acquisendo alcuni degli attributi di Persefone.
Come spesso ho sottolineato, non desidero ridurre la storia di queste donne a mere “tipologie”, ognuna di loro è apparsa ai miei occhi unica e speciale. Tuttavia riconosco nelle loro difficoltà, nei loro blocchi, nella loro tristezza, così come è avvenuto prima di tutto con me stessa, l’azione di archetipi dominanti e la debolezza di altri che sarebbero invece da “tonificare”.
Alcune donne hanno chiesto il mio aiuto perché ansiose e spaventate, talvolta soggette ad attacchi di panico: “quando mi succede così penso di stare per morire”. Questa è una delle prime cose chi viene riferita.
L’attacco di panico, ovvero l’esperienza del “terrore” vero e proprio, infligge una ferita profonda, lasciando per anni un alone di vulnerabilità: la paura che possa “succedere di nuovo”.
Tuttavia molte donne non si lasciano bloccare, continuano la loro vita sviluppando una corazza robusta che le rende accanite lavoratrici, mamme e mogli perfezioniste, donne iper organizzate e talvolta tiranniche, sia nel lavoro che in famiglia. Tuttavia possono manifestare una forte dipendenza dalla figura materna che continua ad avere lo stesso ruolo rassicurante svolto nella loro infanzia. La madre protettrice può essere con gli anni sostituita da altre figure: un marito, una sorella, in alcuni casi persino un figlio.
Alcune donne confessano con imbarazzo di guidare solo se accanto a loro c’è la mamma o una sua sostituta, lo stesso avviene per i viaggi in treno, in aereo o sui mezzi pubblici, c’è anche chi riesce ad entrare in un supermercato “solo con la mamma” o non si avventura per la strada se non ha uno dei suoi figli per mano. Ricordo una ragazza che con la sua bicicletta affrontava grintosamente il traffico metropolitano, eppure quasi non si azzardava a camminare per la strada da sola. Per lei, mi spiegò con chiarezza, la bici rappresentava un rapido mezzo di fuga in un eventuale quanto improbabile “momento di emergenza”.
Tutti questi comportamenti evitanti , finiscono per condizionare pesantemente lo svolgimento della vita quotidiana, abbattendo l’autostima di queste donne che in realtà hanno spesso notevoli capacità e talenti.

Dunque la donna dominate da aspetti Kore, prima di essere incoronata regina, può sperimentare quello che tutti conosciamo come “attacco di panico”. Anche qui i riferimenti mitologici sono illuminanti.
Il prefisso “Pan” in greco antico significa “tutto”, in effetti il picco più alto di panico spesso è descritto da chi lo ha vissuto, come una esperienza di “perdita di sé”, intesa come smarrimento della propria individualità. Lo stesso prefisso, coerentemente, ci rimanda a Pan dal piede caprino, signore dei pascoli, divinità con attribuzioni sessuali molto esplicite.
Pan il selvaggio, incarna gli aspetti liberi e contraddittorii delle forze naturali, ama suonare il flauto diffondendo la sua musica sublime, ma spesso terrorizza gli umani producendo grida terribili. Il suo passatempo preferito tuttavia è costituito dall’inseguire ninfe e fanciulle umane per soddisfare la sua voracità sessuale, totalmente priva di inibizioni.
Simbolicamente, questa divinità la cui rappresentazione nel mondo cristiano è stata utilizzata per rappresentare il Diavolo, mezzo uomo e mezzo caprone, rende l’idea del pericolo che incombe sulle fanciulle inermi. Una minaccia soprattutto interna, costituita dall’affacciarsi delle proprie pulsioni erotiche, etichettate come ferine e peccaminose. Le giovani donne devono fare i conti con una misconosciuta componete istintuale percepita come perturbante, una forza maligna che le incita pericolosamente a trasgredire l’intrico di regole del sistema patriarcale.
Tali “forza oscure”, che siano rappresentate nei miti come le energie sotterranee del cupo Ade, o quelle iper vitali del dio capro, gioioso e sporcaccione, per essere ridimensionate nella loro portata terrorizzante, devono essere viste, riconosciute ed infine accettate per quello che sono: forze vitali senza le quali finiremmo per indebolirci e appassire.

Tale itinerario di smascheramento delle nostre presunte minacce interne può essere efficacemente percorso con l’ausilio della floriterapia.
Ogni essenza floreale di Bach, ma anche quelle di altri sistemi scoperti negli ultimi decenni in diverse parti del mondo, ci rimanda a caratteristiche emozionali precise che, se ci riguardano, attivano la nostra naturale tendenza a riequilibrarle.
E’ interessante come gli aspetti dissonanti della personalità Kore e le strategie messe in atto per camuffarli, possano essere efficacemente tradotti nel linguaggio della floriterapia.
Un bravo floriterapeuta sarà sicuramente in grado di consigliare i fiori più adatti ad aiutare la sua cliente Kore, iniziando dalla miscela per affrontare il picco più acuto del panico, via via contribuendo a rassicurarla, sostituendo la percezione di sé stessa come creatura fragile e vulnerabile con quella di donna adulta, consapevole delle proprie doti di autonomia e coraggio, nonché della forza sufficiente ad affrontare prove e difficoltà.

Dunque Kore si avvia a diventare Persefone: ha appreso come gestire il panico, va al supermercato da sola e da sola guida la sua macchina.
Tuttavia questa trasformazione non si può considerare veramente conclusa fino a quando le oscure minacce che ancora minano la sua sicurezza anziché essersi dissolte sono semplicemente e persino efficacemente represse. Un tale atteggiamento spesso conduce ad un forte irrigidimento nel carattere e la donna, per quanto maggiormente sicura, può diventare via via più autoritaria, potenziando la sua ossessione per il controllo e l’intransigenza nei giudizi.
In questo caso, l’isolamento ed il distacco nelle relazioni con gli altri, che viene mascherato come bisogno di spazio ed autonomia, in realtà cela il timore che la propria regalità, in fondo ancora traballante, venga messa in discussione da chi la circonda.
Insomma ci sarebbe ancora tanto lavoro da fare, ma spesso la relazione d’aiuto viene interrotta dalla cliente che sostiene di non averne più bisogno. Lo stato acuto non si ripresenta da molto tempo e quindi lei giustamente sente l’esigenza di fare da sola. Anche questa è una fase di crescita che può essere utile.
D’altra parte se l’integrazione dei propri fantasmi interiori non è completa resta la possibilità che, anche dopo tanti anni, il temuto attacco di panico si ripresenti, non necessariamente in veste di nemico, ma come consigliere, indicando che c’è ancora per la donna un pezzo di strada da percorrere.
La corona di Persefone non rappresenta una facile conquista, va guadagnata osando inoltrarsi in zone oscure, temibili, ma non necessariamente ostili.
Ci sono essenze floreali che incarnano con precisione la gamma degli stati d’animo e delle dinamiche emotive sopra descritti e dunque rappresentano per la donna un notevole supporto nell’impegnativo passaggio dalla dominanza degli aspetti Kore al potenziamento di quelli Persefone.
Ne ho scelte alcune che ritengo fondamentali, tuttavia non ne escludo altre, a seconda della specificità e della biografia della persona che le assume.

Vulnerabilità di Kore:
Rock Rose: tendenza a spaventarsi, sensazione costante di terrore.
Cerato: sfiducia nel proprio giudizio
Larch: scarsa autostima, sottovalutazione.
Clematis: difficoltà ad accettare la realtà
Crab Apple: rifiuto del proprio corpo, vergogna per le proprie necessità fisiologiche.

Strategie compensative attivate per gestire e nascondere la propria vulnerabilità:
Rock Water: autodisciplina ferrea,auto inflitta per sopperire alla percezione della debolezza
Cherry Plum: eccesso di controllo, tensione, sentirsi sempre in stato di allarme.
White Chestnut: attività mentale frenetica e tormentosa
Red Chestnut: preoccupazione eccessiva per i propri cari
Vine: impulso a gestire, coordinare e comandare. Rigidità e autoritarismo
Beech: intolleranza e rifiuto tutto ciò che sfugge al controllo.

Nell’emergenza dell’attacco di panico:
Rescue Remedy, sempre in tasca.

Il viaggio di Proserpina

Il viaggio di Proserpina

Una storia antica, sempre la stessa.

Non ho ancora capito bene perché è successo.
Io e mia mamma Rita siamo sempre state unitissime, mio padre impegnato con i turni in fabbrica, e noi due sempre insieme. In casa un gran movimento: i bambini del vicinato, animali vari e lei che sfornava dolci per le nostre merende. Credo che il profumo della torta marmorizzata di mia madre mi accompagnerà tutta la vita.
Comunque il nostro modesto appartamento accoglieva i randagi a due e quattro gambe che mamma raccattava. Lei era fatta così, diceva che un piatto di minestra non si nega a nessuno e mi insegnava che le persone sono tutte sostanzialmente votate al bene. E io le credevo, ero fiera di lei, ma certe volte avrei voluto provare a fare a modo mio, quale fosse quel modo però non lo sapevo.
Poi andai al liceo, erano anni difficili quelli, 1973, un gran casino per le strade, manifestazioni e persino Rita che si occupava di politica, saltava da una riunione all’altra, la casa ancora più affollata del solito.
Io a scuola vedevo i ragazzi dell’ultimo anno, i jeans stinti, le Clarks ai piedi: discutevano sempre fra di loro, mi sembravano così intelligenti, pronti a salvare il mondo.
Ma il più figo era lui, il bel tenebroso della Quinta B.
A scuola andava malissimo, di politica in realtà non si occupava, credo che non avesse mai letto un libro fino in fondo, eppure tutti lì a girargli intorno come satelliti intorno al sole. Le feste funzionavano solo se c’era lui: chi non avrebbe voluto essere suo amico? Chi non avrebbe voluto essere la sua donna?
Perché tra tutte le ragazze carine che lo adoravano si fosse fissato proprio con me non l’ho mai capito. Forse perché aveva intuito che io era la più sciocchina, quella che gli avrebbe permesso di fare tutto quello che voleva.
A quell’epoca il desiderio di trasgressione dei ragazzi passava per due strade che, anni dopo, spesso si sarebbero incrociate: una era la politica, l’altra qualcosa di molto più pericoloso: l’eroina.
Io già li riconoscevo quel che si facevano, spesso erano messi male, ma alcuni avevano il fascino degli angeli caduti, chiusi fra loro in un circolo di “eletti”. E al centro di tutto c’era lui che mi omaggiava di un bel biglietto per l’Inferno. Così tutto ebbe inizio.
Eppure, anche dopo l’eroina per me il baratro non si era era ancora spalancato completamente. Toccai il fondo quando lui mi disse che se lo amavo veramente dovevo dimostrarglielo.
Iniziò con il suo migliore amico, quasi un fratello mi disse, loro condividevano tutto ciò che possedevano ed io ero una sua proprietà. Dopo pochi giorni iniziò a impormi uomini sconosciuti e via via, sempre più disgustosi. Dovevo guadagnarmela la dose, pensavo forse che lui mi avrebbe regalato la roba per sempre?
Ecco, era questo il baratro e io ci ero caduta in pieno, cominciavo a rendermene conto, ma non c’era nulla che potessi fare, mi trovavo nelle mani dell’Orco.
L’Orco era astuto, carismatico, ma commise un errore: aveva sottovalutato mia madre, Il tornado Rita come lo chiamavo io da bambina.
Lei si era accorta abbastanza in fretta che le cose non andavano bene, ma non sapeva proprio da che parte cominciare. Mio padre, gli zii, tutta la famiglia, la trattavano da pazza paranoica :” È una fase” le dicevano”, “vedrai che poi tutto si mette a posto”.
Brava gente i miei parenti, persone semplici, un po’ ottuse, che neanche sospettavano l’esistenza di una cosa che si chiamava eroina,
E neanche potevano immaginare l’inferno in cui ero finita.
Rita invece cominciava a capire, si rivolse ai professori, parlò con uno psicologo, tutti allargavano le braccia, tutti si dimostravano incapaci di aiutarla.
Qualcuno le diede il consiglio di mandarmi all’estero a studiare, come se fosse possibile in una famiglia modesta come la mia! Intanto avevo cominciato a rubare in casa, piccole somme, piccoli gioielli, i soldi della spesa della nonna, il borsellino della zia che era venuta a trovarci.
Solo a questo punto anche mio padre dovette accettare il fatto che stava succedendo qualcosa di molto brutto alla sua bambina.
Così, a malincuore, Rita trascinò il marito alla polizia.
Ci beccarono con le mani nel sacco, eravamo in un lurido scannatoio, tipi strani che aspettavano docili il loro turno per andare con la “ragazza”, ovunque siringhe, cucchiai, mezzi limoni e bustine di ero.
Io uscii subito, avevo 16 anni, ma lui, il genio pluri-ripetente, aveva già compiuto 21 anni. Restò dentro per un bel po’.
All’inizio per me fu dura, durissima, ma portai a casa la pelle, non mi ammalai e riuscii persino a terminare gli studi ed eccomi qui dopo tanto tempo, a raccontare questa storia uguale a quella di tante altre ragazze della mia generazione.
Oggi che faccio l’insegnante, posso dire di avere un certo occhio per le situazioni pericolose in cui si trovano le mie sallieve, c’è poco da fare, l’esperienza insegna… e tu impari a leggere i segnali.
Per il mio idolo andò peggio, ebbe un condanna severa, ma in galera fece carriera diventando una specie di piccolo boss, tanto che per un lungo periodo dovetti convivere con la paura che uscito di prigione potesse vendicarsi su mia madre.
Passarono gli anni, molti anni. Con mio grande disappunto un pomeriggio piovoso lo incontrai per la strada, spiumato, macilento, ma sempre con lo stesso sguardo arrogante: gli occhi scuri lucidi come carboni. Pensai di fingere di non vederlo, ma lui mi chiamò tre volte. E così fui costretta a fermarmi, a parlargli nonostante il disgusto che provavo. Voleva dirmi una cosa, sembrava tenerci davvero, doveva averla covata per tanto tempo. Mi disse che non ce l’aveva con me: ”che gentile” pensai furiosa, e stavo per girargli le spalle quando lui aggiunse: “ non ce l’ho neanche con Rita anche se mi ha mandato dentro, alla fine ha fatto il suo mestiere, lei è una tosta! E tosto anch’io che sono ancora vivo nonostante la galera e tutto quanto: siamo della stessa pasta io e tua madre”.
E finalmente riuscii ad andarmene, lasciandomelo per sempre alle spalle: dal giorno che l’avevo incontrato nei corridoi del liceo, di fronte alla Quinta B, erano passati trentadue anni.

Marisa Raggio “ I Fiori e le Dee”

(L’immagine in evidenza è tratta dal film “Christiane F.-Noi ragazzi dello zoo di Berlino”)

Il Ratto di Proserpina di Lorenzo Bernini

Quando è Lui a commuoversi guardando il film.

Quando è Lui a commuoversi guardando il film.

W il Cinema!
A proposito dell’aspetto femminile nell’uomo, mi arriva un bel ricordo che vorrei condividere con voi.
La mia nipotina, l’anno scorso, aveva 11 anni, desiderava tanto vedere l’ulima versione Disney de “La Bella e la Bestia”
Detto fatto, mi organizzai e lei si presentò con un coetaneo: “lui è il mio migliore amico” disse orgogliosa.
La visione del film in loro compagnia si rivelò una delizia, l’entusiasmo dei bambini è spesso contagioso e tutti e tre, sgranocchiando popcorn, ci facemmo catturare da quella che, tra l’altro, è sempre stata la mia fiaba preferita.
Quando giunse la scena topica in cui la Bestia sembra spegnersi, la bambina mi chiese discretamente un fazzoletto, mi voltai pensando di vederla piangere e invece scorsi il sua amichetto che si stava sciogliendo in lacrime. Lei intanto, con solerzia materna gli accarezzava la mano per consolarlo, lanciandomi occhiate complici. “ Non farci caso, lui è fatto così anche se ormai siamo grandi” mi sussurrò.

In seguito ho riflettuto parecchio su quel delizioso quadretto : i bambini, i nostri micro maestri, non finiscono mai di fornirci informazioni preziose.
In questo caso dapprima prevalse la soddisfazione nel vedere una creatura così bella e sensibile, poi cominciai a preoccuparmi per lui. Come stava accogliendo la sua emotività l’ambiente che lo circondava?
In effetti continuo a temere che presto questo ragazzino, spinto dalle prese in giro e magari dal giudizio paterno, cominci a vergognarsi nel mostrare le proprie emozioni. Un maschio così aperto rischia di essere bullizzato e costretto a reprimere la propria natura, indossando una maschera adeguata alle pressioni sociali e culturali. Succede continuamente.

A noi invece, le lacrime degli uomini piacciono, ovviamente quando non sono le esternazioni trash e scomposte dei reality televisivi.
A noi piace che ogni uomo lasci tranquillamente trasparire le proprie emozioni, ne parli, le condivida: ogni emozione repressa, nascosta per vergogna, può diventare il detonatore di una bomba devastante. Come la cronaca purtroppo insegna.
Solo attraverso l’incontro e l’integrazione di quella che Carl Gustav Jung definiva Anima, la parte femminile in ogni uomo, supereremo i danni che il “Machismo” arreca agli uomini stessi, a noi donne, alle famiglie ed alla società intera.
Vogliamo uomini più liberi e più sereni, vogliamo maschi che amino la pace, che riescano ad empatizzare con chi è in difficoltà.
Il nostro impegno per valorizzare il Sacro Femminile per noi significa anche questo.

Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

JOAN E FIONA: DUE ASPETTI DEL FEMMINILE       (PARTE SECONDA)

JOAN E FIONA: DUE ASPETTI DEL FEMMINILE (PARTE SECONDA)

IL VERDETTO

“Quando una corte di giustizia delibera in merito all’educazione di un bambino, il benessere del bambino stesso deve essere considerato come prevalente e prioritario”, articolo fondamentale del Children Act (che dà il titolo originale al film), introdotto nella legislazione inglese nel 1989.

Se in “The Wife”, abbiamo visto un modello femminile apparentemente passivo, in questo film, tratto dal romanzo di Ian McEwan, ci troviamo di fronte ad una donna molto diversa.

Fiona Maye, è una persona importante: giudice della “Supreme Court of the United Kingdom”, si occupa principalmente dei casi più delicati di diritto familiare.

La sua carica ha un grande rilievo nel Regno Unito, infatti è assegnata a soltanto dodici giudici, attraverso una lunga e complessa procedura: il nome del candidato deve essere proposto al Lord Chancellor, se è accettato, passa al vaglio del primo ministro e infine, viene presentato alla Regina in persona, per la nomina finale.

Dunque la nostra eroina è una donna “tutta di un pezzo”, di doti morali e intellettuali largamente riconosciute, anche in un ambiente terribilmente maschilista ed elittario come quello in cui si muove.

Questo ci fa pensare che Fiona abbia dovuto faticare il doppio di qualsiasi collega uomo per raggiungere una posizione professionale così rilevante.

Ogni altro aspetto della sua vita è azzerato, fagocitato dall’impegno professionale, si salva solo la musica, una passione che continua a coltivare con puntiglioso impegno.

Il suo matrimonio vacilla, la vediamo alle prese con un marito dotato di una devozione “fantascientifica”, ferito dalla lontananza affettiva della moglie. Insomma la solita storia, ma al contrario.

Il film, affronta molti temi delicati e complessi, come il conflitto fra legge ed etica, fede e amore, aprendo anche una finestra sulla difficoltà adolescenziale di costruire una propria identità cercando di trovare riferimenti adeguati.

E tuttavia la figura della protagonista che qui ci interessa.

Il Giudice May, “My Lady”, come l’etichetta impone di chiamarla, impegnata in una causa complessa, attraverso l’incontro con un affascinante adolescente gravemente malato, si trova a dovere sciogliere dei nodi che da troppo tempo aveva accantonato. Da un lato ci viene descritta secondo lo stereotipo maschile della donna che deve rinunciare ai suoi attributi femminili: maternità e famiglia, in favore di una mascolinizzazione, per raggiungere professionalmente la vetta.

Questa visione manichea all’inizio può apparire irritante, ma la potenza espressiva di Emma Thompson ci regala l’immagine di una donna ricca di sfaccettature, una figura dolente, a tratti tragica, alla quale il mondo degli uomini ha richiesto di camuffare alcuni aspetti del proprio femminile.

Noi vediamo Fiona sempre in divisa, ogni giorno corazzata nel suo tailleur rigorosamente nero, oppure, con tanto di parrucca e cappa bordata di ermellino nello svolgimento del proprio solenne incarico. Persino quando indossa abiti da “occasione”, sembra non togliersi mai elmo e corazza.

Schierata in difesa delle legge, delle norme della costituzione, dell’ordine contrapposto al caos, della razionalità rispetto alla passione, del bene collettivo, contrapposto a quello del singolo individuo, il giudice Fiona May è una Atena perfetta.

Ci insegna James Hillman*, che Atena è la protettrice dell’ordine civico, paladina del mito del progresso, della civiltà occidentale, dotata dell’abilità di risolvere problemi intricati. Sostenitrice della civile moderazione, esalta la perspicacia del giudizio, il prevalere dell’autocontrollo sull’azione impulsiva.

“Tutte qualità che costituiscono l’intima essenza della mente strategica… possiamo dire che Atena esercitava il potere in modo strategico senza ricorrere semplicemente alla coercizione.” **

La donna dominata dalla rappresentazione archetipica di Atena è sovente, proprio come Fiona, una donna da ammirare, stimare, ma non sempre da amare. Portatrice di una qualità emotiva rigida, costringe sé stessa a celare le proprie emozioni e spesso le qualità più belle della sua anima.

Si tratta di una modalità di comportamento che rischia di essere più utile alla comunità che alle persone affettivamente vicine, ed è pericolosa, perché lo sforzo che questa donna richiede a se stessa è altissimo. Tutto ciò la rende talvolta incapace di comprendere la fragilità altrui e rispettare i propri limiti.

“L’immagine di Atena, con l’elmo e la corazza, ci riporta all’iniziale riferimento a Freud. Il piccolo sintomo, così estraneo alla visione normativa dell’Io, è la crepa nella struttura che fai incrinare tutte le nostre immagini normative di come dovremmo essere… E’ la falla fatale, appunto il Fato, Necessità, che afferra la nostra anima a dispetto di tutti gli scudi che la previdenza è pronta a impugnare contro di lei.” ***

In poche righe, James Hillman sintetizza la storia di Fiona-Atena, anticipando la conclusione della vicenda.

Il sintomo, il disturbo fuori luogo, non pianificato, in questo caso l’incontro con il ragazzo infermo, irrompe nella sua vita con una valenza dolorosamente salvifica.

La tragedia è terribile, ma la corazza si è finalmente incrinata, ora Atena è libera di soffrire, di piangere e soprattutto di “sentire” il proprio dolore e dunque condividerlo con chi ha al suo fianco.

Potremmo essere di fronte ad un autentico processo di integrazione, Fiona ora ha visto in sé le qualità morbide ed istintive che rinnegava, pur inconsapevolmente continuando a nutrirla con il suo pianoforte. Adeso, con questa parte riscoperta, potrebbe riequilibrare gli aspetti più rigidi e normativi del proprio carattere. Fiona forse non sarà più costretta a scegliere fra la mente e il cuore.

Conclusione

Due donne, Joan e Fiona, apparentemente opposte, che sono accomunate da uno stesso dramma: il sacrificio della propria essenza sull’altare dei valori patriarcali; per Era l’istituzione matrimoniale e la famiglia, per Atena, l’Ordine Costituito e la Norma.

Le loro storie possono insegnarci che quanto assorbiamo come modello inevitabile, in realtà non lo è affatto!

Noi possiamo sempre cercare un’altra strada che è quella di accogliere la totalità di noi stesse, senza privarci di parti che ci insegnano a disprezzare, ma che spesso sono proprio le nostre più grandi risorse.

Un abbraccio circolare. Che Estia sia con voi.

Marisa Raggio

I Fiori e le Dee

 

Note:

* Figure del mito, pag. 63, Adelphi Edizioni

**Ibidem

***Ibidem

 

 

 

 

 

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