Counseling Archives - Il Canto di Estia di Marisa Raggio

Il viaggio di Proserpina

Il viaggio di Proserpina

Una storia antica, sempre la stessa.

Non ho ancora capito bene perché è successo.
Io e mia mamma Rita siamo sempre state unitissime, mio padre impegnato con i turni in fabbrica, e noi due sempre insieme. In casa un gran movimento: i bambini del vicinato, animali vari e lei che sfornava dolci per le nostre merende. Credo che il profumo della torta marmorizzata di mia madre mi accompagnerà tutta la vita.
Comunque il nostro modesto appartamento accoglieva i randagi a due e quattro gambe che mamma raccattava. Lei era fatta così, diceva che un piatto di minestra non si nega a nessuno e mi insegnava che le persone sono tutte sostanzialmente votate al bene. E io le credevo, ero fiera di lei, ma certe volte avrei voluto provare a fare a modo mio, quale fosse quel modo però non lo sapevo.
Poi andai al liceo, erano anni difficili quelli, 1973, un gran casino per le strade, manifestazioni e persino Rita che si occupava di politica, saltava da una riunione all’altra, la casa ancora più affollata del solito.
Io a scuola vedevo i ragazzi dell’ultimo anno, i jeans stinti, le Clarks ai piedi: discutevano sempre fra di loro, mi sembravano così intelligenti, pronti a salvare il mondo.
Ma il più figo era lui, il bel tenebroso della Quinta B.
A scuola andava malissimo, di politica in realtà non si occupava, credo che non avesse mai letto un libro fino in fondo, eppure tutti lì a girargli intorno come satelliti intorno al sole. Le feste funzionavano solo se c’era lui: chi non avrebbe voluto essere suo amico? Chi non avrebbe voluto essere la sua donna?
Perché tra tutte le ragazze carine che lo adoravano si fosse fissato proprio con me non l’ho mai capito. Forse perché aveva intuito che io era la più sciocchina, quella che gli avrebbe permesso di fare tutto quello che voleva.
A quell’epoca il desiderio di trasgressione dei ragazzi passava per due strade che, anni dopo, spesso si sarebbero incrociate: una era la politica, l’altra qualcosa di molto più pericoloso: l’eroina.
Io già li riconoscevo quel che si facevano, spesso erano messi male, ma alcuni avevano il fascino degli angeli caduti, chiusi fra loro in un circolo di “eletti”. E al centro di tutto c’era lui che mi omaggiava di un bel biglietto per l’Inferno. Così tutto ebbe inizio.
Eppure, anche dopo l’eroina per me il baratro non si era era ancora spalancato completamente. Toccai il fondo quando lui mi disse che se lo amavo veramente dovevo dimostrarglielo.
Iniziò con il suo migliore amico, quasi un fratello mi disse, loro condividevano tutto ciò che possedevano ed io ero una sua proprietà. Dopo pochi giorni iniziò a impormi uomini sconosciuti e via via, sempre più disgustosi. Dovevo guadagnarmela la dose, pensavo forse che lui mi avrebbe regalato la roba per sempre?
Ecco, era questo il baratro e io ci ero caduta in pieno, cominciavo a rendermene conto, ma non c’era nulla che potessi fare, mi trovavo nelle mani dell’Orco.
L’Orco era astuto, carismatico, ma commise un errore: aveva sottovalutato mia madre, Il tornado Rita come lo chiamavo io da bambina.
Lei si era accorta abbastanza in fretta che le cose non andavano bene, ma non sapeva proprio da che parte cominciare. Mio padre, gli zii, tutta la famiglia, la trattavano da pazza paranoica :” È una fase” le dicevano”, “vedrai che poi tutto si mette a posto”.
Brava gente i miei parenti, persone semplici, un po’ ottuse, che neanche sospettavano l’esistenza di una cosa che si chiamava eroina,
E neanche potevano immaginare l’inferno in cui ero finita.
Rita invece cominciava a capire, si rivolse ai professori, parlò con uno psicologo, tutti allargavano le braccia, tutti si dimostravano incapaci di aiutarla.
Qualcuno le diede il consiglio di mandarmi all’estero a studiare, come se fosse possibile in una famiglia modesta come la mia! Intanto avevo cominciato a rubare in casa, piccole somme, piccoli gioielli, i soldi della spesa della nonna, il borsellino della zia che era venuta a trovarci.
Solo a questo punto anche mio padre dovette accettare il fatto che stava succedendo qualcosa di molto brutto alla sua bambina.
Così, a malincuore, Rita trascinò il marito alla polizia.
Ci beccarono con le mani nel sacco, eravamo in un lurido scannatoio, tipi strani che aspettavano docili il loro turno per andare con la “ragazza”, ovunque siringhe, cucchiai, mezzi limoni e bustine di ero.
Io uscii subito, avevo 16 anni, ma lui, il genio pluri-ripetente, aveva già compiuto 21 anni. Restò dentro per un bel po’.
All’inizio per me fu dura, durissima, ma portai a casa la pelle, non mi ammalai e riuscii persino a terminare gli studi ed eccomi qui dopo tanto tempo, a raccontare questa storia uguale a quella di tante altre ragazze della mia generazione.
Oggi che faccio l’insegnante, posso dire di avere un certo occhio per le situazioni pericolose in cui si trovano le mie sallieve, c’è poco da fare, l’esperienza insegna… e tu impari a leggere i segnali.
Per il mio idolo andò peggio, ebbe un condanna severa, ma in galera fece carriera diventando una specie di piccolo boss, tanto che per un lungo periodo dovetti convivere con la paura che uscito di prigione potesse vendicarsi su mia madre.
Passarono gli anni, molti anni. Con mio grande disappunto un pomeriggio piovoso lo incontrai per la strada, spiumato, macilento, ma sempre con lo stesso sguardo arrogante: gli occhi scuri lucidi come carboni. Pensai di fingere di non vederlo, ma lui mi chiamò tre volte. E così fui costretta a fermarmi, a parlargli nonostante il disgusto che provavo. Voleva dirmi una cosa, sembrava tenerci davvero, doveva averla covata per tanto tempo. Mi disse che non ce l’aveva con me: ”che gentile” pensai furiosa, e stavo per girargli le spalle quando lui aggiunse: “ non ce l’ho neanche con Rita anche se mi ha mandato dentro, alla fine ha fatto il suo mestiere, lei è una tosta! E tosto anch’io che sono ancora vivo nonostante la galera e tutto quanto: siamo della stessa pasta io e tua madre”.
E finalmente riuscii ad andarmene, lasciandomelo per sempre alle spalle: dal giorno che l’avevo incontrato nei corridoi del liceo, di fronte alla Quinta B, erano passati trentadue anni.

Marisa Raggio “ I Fiori e le Dee”

(L’immagine in evidenza è tratta dal film “Christiane F.-Noi ragazzi dello zoo di Berlino”)

Il Ratto di Proserpina di Lorenzo Bernini

JOAN E FIONA: DUE ASPETTI DEL FEMMINILE       (PARTE SECONDA)

JOAN E FIONA: DUE ASPETTI DEL FEMMINILE (PARTE SECONDA)

IL VERDETTO

“Quando una corte di giustizia delibera in merito all’educazione di un bambino, il benessere del bambino stesso deve essere considerato come prevalente e prioritario”, articolo fondamentale del Children Act (che dà il titolo originale al film), introdotto nella legislazione inglese nel 1989.

Se in “The Wife”, abbiamo visto un modello femminile apparentemente passivo, in questo film, tratto dal romanzo di Ian McEwan, ci troviamo di fronte ad una donna molto diversa.

Fiona Maye, è una persona importante: giudice della “Supreme Court of the United Kingdom”, si occupa principalmente dei casi più delicati di diritto familiare.

La sua carica ha un grande rilievo nel Regno Unito, infatti è assegnata a soltanto dodici giudici, attraverso una lunga e complessa procedura: il nome del candidato deve essere proposto al Lord Chancellor, se è accettato, passa al vaglio del primo ministro e infine, viene presentato alla Regina in persona, per la nomina finale.

Dunque la nostra eroina è una donna “tutta di un pezzo”, di doti morali e intellettuali largamente riconosciute, anche in un ambiente terribilmente maschilista ed elittario come quello in cui si muove.

Questo ci fa pensare che Fiona abbia dovuto faticare il doppio di qualsiasi collega uomo per raggiungere una posizione professionale così rilevante.

Ogni altro aspetto della sua vita è azzerato, fagocitato dall’impegno professionale, si salva solo la musica, una passione che continua a coltivare con puntiglioso impegno.

Il suo matrimonio vacilla, la vediamo alle prese con un marito dotato di una devozione “fantascientifica”, ferito dalla lontananza affettiva della moglie. Insomma la solita storia, ma al contrario.

Il film, affronta molti temi delicati e complessi, come il conflitto fra legge ed etica, fede e amore, aprendo anche una finestra sulla difficoltà adolescenziale di costruire una propria identità cercando di trovare riferimenti adeguati.

E tuttavia la figura della protagonista che qui ci interessa.

Il Giudice May, “My Lady”, come l’etichetta impone di chiamarla, impegnata in una causa complessa, attraverso l’incontro con un affascinante adolescente gravemente malato, si trova a dovere sciogliere dei nodi che da troppo tempo aveva accantonato. Da un lato ci viene descritta secondo lo stereotipo maschile della donna che deve rinunciare ai suoi attributi femminili: maternità e famiglia, in favore di una mascolinizzazione, per raggiungere professionalmente la vetta.

Questa visione manichea all’inizio può apparire irritante, ma la potenza espressiva di Emma Thompson ci regala l’immagine di una donna ricca di sfaccettature, una figura dolente, a tratti tragica, alla quale il mondo degli uomini ha richiesto di camuffare alcuni aspetti del proprio femminile.

Noi vediamo Fiona sempre in divisa, ogni giorno corazzata nel suo tailleur rigorosamente nero, oppure, con tanto di parrucca e cappa bordata di ermellino nello svolgimento del proprio solenne incarico. Persino quando indossa abiti da “occasione”, sembra non togliersi mai elmo e corazza.

Schierata in difesa delle legge, delle norme della costituzione, dell’ordine contrapposto al caos, della razionalità rispetto alla passione, del bene collettivo, contrapposto a quello del singolo individuo, il giudice Fiona May è una Atena perfetta.

Ci insegna James Hillman*, che Atena è la protettrice dell’ordine civico, paladina del mito del progresso, della civiltà occidentale, dotata dell’abilità di risolvere problemi intricati. Sostenitrice della civile moderazione, esalta la perspicacia del giudizio, il prevalere dell’autocontrollo sull’azione impulsiva.

“Tutte qualità che costituiscono l’intima essenza della mente strategica… possiamo dire che Atena esercitava il potere in modo strategico senza ricorrere semplicemente alla coercizione.” **

La donna dominata dalla rappresentazione archetipica di Atena è sovente, proprio come Fiona, una donna da ammirare, stimare, ma non sempre da amare. Portatrice di una qualità emotiva rigida, costringe sé stessa a celare le proprie emozioni e spesso le qualità più belle della sua anima.

Si tratta di una modalità di comportamento che rischia di essere più utile alla comunità che alle persone affettivamente vicine, ed è pericolosa, perché lo sforzo che questa donna richiede a se stessa è altissimo. Tutto ciò la rende talvolta incapace di comprendere la fragilità altrui e rispettare i propri limiti.

“L’immagine di Atena, con l’elmo e la corazza, ci riporta all’iniziale riferimento a Freud. Il piccolo sintomo, così estraneo alla visione normativa dell’Io, è la crepa nella struttura che fai incrinare tutte le nostre immagini normative di come dovremmo essere… E’ la falla fatale, appunto il Fato, Necessità, che afferra la nostra anima a dispetto di tutti gli scudi che la previdenza è pronta a impugnare contro di lei.” ***

In poche righe, James Hillman sintetizza la storia di Fiona-Atena, anticipando la conclusione della vicenda.

Il sintomo, il disturbo fuori luogo, non pianificato, in questo caso l’incontro con il ragazzo infermo, irrompe nella sua vita con una valenza dolorosamente salvifica.

La tragedia è terribile, ma la corazza si è finalmente incrinata, ora Atena è libera di soffrire, di piangere e soprattutto di “sentire” il proprio dolore e dunque condividerlo con chi ha al suo fianco.

Potremmo essere di fronte ad un autentico processo di integrazione, Fiona ora ha visto in sé le qualità morbide ed istintive che rinnegava, pur inconsapevolmente continuando a nutrirla con il suo pianoforte. Adeso, con questa parte riscoperta, potrebbe riequilibrare gli aspetti più rigidi e normativi del proprio carattere. Fiona forse non sarà più costretta a scegliere fra la mente e il cuore.

Conclusione

Due donne, Joan e Fiona, apparentemente opposte, che sono accomunate da uno stesso dramma: il sacrificio della propria essenza sull’altare dei valori patriarcali; per Era l’istituzione matrimoniale e la famiglia, per Atena, l’Ordine Costituito e la Norma.

Le loro storie possono insegnarci che quanto assorbiamo come modello inevitabile, in realtà non lo è affatto!

Noi possiamo sempre cercare un’altra strada che è quella di accogliere la totalità di noi stesse, senza privarci di parti che ci insegnano a disprezzare, ma che spesso sono proprio le nostre più grandi risorse.

Un abbraccio circolare. Che Estia sia con voi.

Marisa Raggio

I Fiori e le Dee

 

Note:

* Figure del mito, pag. 63, Adelphi Edizioni

**Ibidem

***Ibidem

 

 

 

 

 

JOAN E FIONA: DUE ASPETTI DEL FEMMINILE            (Parte prima)

JOAN E FIONA: DUE ASPETTI DEL FEMMINILE (Parte prima)

Evviva il Cinema!

Due film, due gigantesche attrici, in questo momento la fanno da padrone nelle sale cinematografiche.

“The Wife”, con una Glen Close lanciata verso l’Oscar, e “Il Verdetto, the children act”, interpretato da Emma Thomson, in uno dei ruoli più importanti della sua magnifica carriera.

(Di seguito riferimenti alle vicende narrate dalle due pellicole e quindi anticipazioni di eventuali colpi di scena.)

Ci sarebbero tante considerazioni da fare su queste due pellicole ricche di temi complessi, ma qui desidero proporre una lettura in chiave archetipica delle due protagoniste.

Sono sorpresa che proprio in questo momento storico, quando i modelli mediatici ci rimandano a un femminile “evergreen”, perfetto fino all’artificio grottesco, le due mattatrici non solo siano donne, ma pure “mayores” (vecchie), come dicono garbatamente gli spagnoli.

Lo rende evidente la macchina da presa mentre accarezza il viso delle attrici in impietosi quanto amorevoli primi piani che seguono la mappa delle rughe, la piega amara della bocca, la fronte cronicamente corrugata.

Due figure titaniche che rappresentano una ghiotta occasione per svelare l’aspetto archetipico che loro rappresentano.

 

THE WIFE-Vivere nell’ombra

“The Wife”: è la storia di un matrimonio e soprattutto di un segreto faticosamente e dolorosamente celato.

Il film presenta i coniugi Castleman, Joe e Joan, in attesa di una importante comunicazione. Il marito è nervoso, impone alla moglie un triste coito “ perché lui si deve rilassare”, e lei per quanto assonnata, docilmente lo accontenta. Finalmente arriva dalla Svezia la telefonata e loro possono esultare come due ragazzini: Joe ha vinto il premio Nobel per la letteratura, il sogno si è avverato, lui è il più grande scrittore vivente.

Joan però, dietro alla facciata dell’esultanza, è sconvolta, mille ricordi, riflessioni e valutazioni affiorano nella sua mente, riportando a galla il “grande segreto”.

Nella lussuosa frenesia di una Stoccolma che prepara le Celebrazioni per la consegna dei Nobel, Joan si trova a rivivere il passato, quasi che tutto quello sfarzo, l’accoglienza straordinaria loro riservata, renda ancora più scabro il dolore per il suo enorme sacrificio, quel dono che lei ha strappato da sé e offerto al marito.

Joe in realtà non è un genio e neanche un artista, lei, la piccola moglie solerte, è la creatrice delle opere che gli stanno regalando imperitura fama, lui non è che un uomo comune, a cui la sposa ha consegnato scettro e corona.

Il velo si squarcia, da lì in avanti la situazione precipita, anche in modo imprevedibile, ma nessuno si salva, la verità, se mai sarà svelata, e in questo il regista lascia il finale aperto, comunque giunge troppo tardi.

Già il titolo ci dice che si sta raccontando la storia di una moglie, anzi, la Moglie, che vive una quotidianità confortevole e agiata, come il marito le rifaccia durante un alterco. Joan però non sembra mai compiaciuta di tanta abbondanza, piuttosto appare impegnata instancabilmente nell’onorare l’unico culto a cui ha immolato quaranta anni di vita: il Matrimonio Perfetto.

E’ qui inevitabile l’accostamento con la divinità greca Era, moglie del sommo Zeus, sovrano di dei e uomini, dunque lei stesa regina. Il Mito, ce la descrive potente e regale, dea “dai cento occhi” che utilizza per tenere sotto controllo un marito farfallone. Molto onorata nel mondo classico, in quanto protettrice dell’istituzione alla base della società civile: il matrimonio, Era è perennemente impegnata nel mantenere il suo ruolo di first lady, alternando ira e arrendevolezza nei riguardi di uno sposo narcisista e infedele.

Quante donne così hanno attraversato la storia e la società moderna all’ombra del loro marito?

“Dietro un grande uomo ecc…” una frase che mi ha sempre fatto rabbrividire, stimolando una domanda: quali rinunce, umiliazioni, bugie, quanti compromessi dietro a queste grandi donne che scelgono di stare dietro a tali presunti grandi uomini?

Qui sta il nodo della vicenda: Joan aveva creduto di potersi sottoporre a qualsiasi sacrificio, onere, segreto, pur di mantenere l’immago del matrimonio perfetto. Disposta anche a ingoiare la sua possessività, cercando di sublimare l’onta del tradimento con un atto creativo che alla fine non le apparterrà neanche, perché lei stessa sceglie di deporre i frutti del suo talento ai piedi del coniuge, assiso sul trono che lei stessa gli ha assegnato.

Joan, così come non riesce a proteggere i parti del proprio genio creativo dall’ingordigia infantile dello sposo, così non riesce a proteggere il figlio, la cui autostima è sistematicamente minata dalla patologica competitività paterna, proprio come Freud insegna.

Anche qui la spinta archetipica moglie-Era supera l’istinto materno e non le permette di opporsi al suo Signore per schierarsi a fianco del figlio che alla fine è sia vittima sacrificale del matrimonio perfetto, sia il tarlo che finirà per scardinare l’allestimento così sapientemente costruito da entrambe i genitori in quaranta anni di vita in comune.

Creare un grande uomo e poi restare nella sua ombra è una scelta approvata, anzi, socialmente consigliata, una scelta fatta di paura, insicurezza, cronica fame di amore, bisogno di accettazione. Una scelta che finisce per avere un costo altissimo. Il prezzo pagato è quello del dolore, della rinuncia continua a essere veramente sé stessa.

Il film sembra suggerire, senza possibilità di riscatto o liberazione, che il patto fatale non si scioglierà neanche con la morte.

A noi resta una domanda: il sacrificio di questa Era contemporanea, è stato dettato dall’amore per il partner o dalla sua ferrea volontà di alimentare quella proiezione che aveva fatto da ragazza sul vanesio insegnante di letteratura?

Pur di essere la moglie del grande uomo, forse Joan ha posto il suo professorucolo su un piedistallo che lei stessa ha costruito, pezzo per pezzo, pagina dopo pagina.

Dunque non solo Dea officiante del Matrimonio, ma anche piccola donna fragile che non ha avuto il coraggio di essere padrona di sé stessa, lottando per affermare nel mondo la propria vocazione. Certe volte, restare dietro le quinte, può essere deprimente, ma anche infinitamente più rassicurante, soprattutto per le donne che da millenni si sentono ripetere che valgono poco, troppo poco. (Continua)

Marisa Raggio     I Fiori e le Dee

 

INTO THE WILD 2018 Seminario Residenziale

INTO THE WILD 2018 Seminario Residenziale

Da sempre le donne ed il corpo sono state unite alla ciclicità dei ritmi naturali. Una connessione speciale che in tante culture ha assunto il connotato di una vera e propria Sacralità.
Tutto è cominciato con la Dea e nonostante lo scorrere dei millenni ed il susseguirsi di culture che hanno costruito culti intesi a negare la sacralità del femminile, restano nella nostra psiche e nel nostro corpo tracce talvolta flebili, talvolta sorprendentemente potenti, di un potere antico che, se utilizzato con consapevolezza, cura e guarisce.
Ritrovarci insieme, immerse in una dimensione naturale ancora selvaggia è ogni anno una esperienza intensa che portiamo con noi confortandoci nella nostra routine quotidiana.

In un luogo appartato, di eccezionale bellezza, dove tutto è rimasto intatto, abbandoniamo i nostri schemi abituali per incontrare l’anima della natura e cogliere l’essenza della floriterapia.
Un breve accenno ai programmi di lavoro per questo weekend nella Natura:
1) Osservazione e studio della pianta nel suo habitat, per entrare in relazione diretta con la sua Anima: riflessioni sulla segnatura.
A cura di Gabriele Krause
2) Meditazioni e ascolto attraverso la pratica del Tai Chi Chuan e Qi Gong (Itcca Italia™) : percepire l’energia sottile della pianta.
A cura di Patrizia Roberti
3)I Fiori e le Dee®
Insieme sperimentiamo l’incontro fra il Principio Femminile e la potenza della Madre Terra: una fusione officiata dal potere rivitalizzante delle Essenze Floreali.
A cura di Marisa Raggio

 

Il Labirinto delle 7 Dee, workshop

Il Labirinto delle 7 Dee, workshop

Workshop  “Il Labirinto delle 7 Dee”:  alla riscoperta del Femminile Sacro attraverso il mito e la floriterapia”

Il prossimo 20 maggio, si terrà l’unica data del 2018 dedicata al workshop introduttivo

Il workshop e’ adatto a te se:

🌀 cerchi uno strumento di crescita personale per poter conoscere meglio te stessa e le donne che ti circondano;

🌀 la mitologia classica, con la narrazione delle sue protagoniste, Era, Atena, Artemide, Afrodite, Demetra, Persefone, Estia, ti ha da sempre incuriosita ed appassionata;

🌀 sei desiderosa di scoprire come gli archetipi agiscono in ognuna di noi e come riportare l’armonia quando le qualità di una Dea prevalgono sulle altre;

🌀 conosci o sei interessata a conoscere come l’energia del Fiore abbia un potere sinergico (al lavoro del workshop), nel riportare equilibrio e serenità;

🌀 ti senti a tuo agio nel condividere la tua esperienza personale in lavori di gruppo.

Le iscrizioni al workshop sono aperte ed i posti sono limitati, poiché desideriamo poter realizzare un lavoro personalizzato su ciascuna partecipante.

Vi ricordiamo inoltre…

QUANDO:
– domenica 20 maggio 2018
– ritrovo alle 09.30
– inizio dei lavori alle 10.00
– termine dei lavori alle 17.30/18.00

🌍 DOVE:
– presso Lighthouse Cromoranj – via Eupili 10 Milano (zona Sempione)

🍊 PUNTO RISTORO:
Sarà a vostra disposizione un punto ristoro allestito con tisana e spuntini leggeri.

COME CONFERMARE LA PARTECIPAZIONE:
– Contattare Marisa Raggio al numero 329/4279017
– Contattare Lighthouse Cromoranj al numero 342/1672389

 

LA FATA FERITA: ASPETTI OMBRA DELL’ARCHETIPO FEMMINILE

LA FATA FERITA: ASPETTI OMBRA DELL’ARCHETIPO FEMMINILE

La Mamma, la Vergine Maria, la Crocerossina…sono tutte logore rappresentazioni dell’archetipo femminile contrapposte ad altre molto meno “rassicuranti” .
Del resto diciamolo… non è che noi “ragazze” siamo tutte rose senza spine… pensate a certe vendicative fate delle fiabe…una per tutte la Malefica disneyana.*

Nelle fiabe, la Fata malvagia incarna un femminile profondamente ferito, che non ha la stessa capacità del maschile, che sia un bene o un male questo è da vedere, di ignorare il dolore, negandolo e guardando altrove.
Quella di ricordare puntigliosamente dettagli del passato ed elencare a sé stessa e a chi le sta vicino i torti subiti, è una modalità tutta femminile che non riguarda ovviamente solo la donna, ma l’affettività femminile presente in misura diversa in ogni uomo. Mia madre diceva: ” Perdona, ma non dimenticare”. Questo probabilmente è il consiglio meno utile che ho ricevuto da lei. Talvolta i ricordi, soprattutto quelli negativi, sono una zavorra che ci àncora saldamente al passato, ostacolando la nostra evoluzione.

Stiamo parlando di quell’aspetto ombra dell’Archetipo della Dea Madre che si muove in due direzioni: da un lato, assume le vesti della dea irata e vendicativa Era, che ferita dal tradimento del marito Zeus, perseguita le rivali, così come la fata delle fiabe che l’amarezza trasforma in strega malvagia; dall’altro lato, sviluppando un forte carattere erotico e seduttivo, diventa la “femme fatale”, la vamp o donna vampiro, rovina dei maschi catturati nella sue rete e delle brave ragazze sue rivali.

L’elenco può essere lunghissimo, divertitevi a riconoscere questi aspetti ombra del femminile presenti nelle mitologie di tutto il mondo, nel folclore, nella letteratura romantico-decadente, nella pittura simbolista ed in modo palese, nel cinema, dai tempi del muto fino ai giorni nostri. Esempio lampante è la figura di Carmen nella omonima opera di Bizet.

Questa dark lady, è l’anti-madre, il lato oscuro della mamma amorosa, e viene spesso ritratta con inquietanti monili a forma di serpente, un simbolo che compare fin dal paleolitico accostato al culto della Dea. Il binomio donna-serpente è presente da millenni, basti pensare alla bella e crudele Cleopatra che secondo la leggenda scelse di suicidarsi facendosi mordere da un’aspide.
Nella tradizione giudaico-cristiana, lo troviamo come infido consigliere di Eva nella Bibbia, arrivando all’iconografia mariana, questa volta rappresentato sconfitto e schiacciato sotto il piede della Vergine Maria:

“Tota pulchra es, Maria.
Et macula originalis non est in Te.”
Tutta bella sei Maria e la macchia (peccato originale) non è in te.

La Vergine Maria e il Serpente

A questo punto appare chiaro come il rettile rappresenti l’aspetto sessuale-erotico dell’archetipo femminile, un attributo indispensabile al fine della procreazione, ma comunque ritenuto pericoloso per il potere che esercita sul maschio.

Una faccenda spinosa per il patriarcato.

La risoluzione del conflitto, nel mondo cattolico, è stato brillantemente risolta con il dogma, peraltro proclamato abbastanza recentemente nel 1854, della “Immacolata Concezione”. Tale dogma sancisce che Maria di Nazareth, unica fra gli esseri umani, è libera dal peccato originale fin dal suo concepimento. Essa ha inoltre concepito un figlio mantenendosi vergine, non costretta cioè ad indulgere in un atto sessuale per diventare madre.

Tornando alla nostra Fata ferita, Marie-Louise von Franz, psicanalista junghiana che ha svolto un fondamentale lavoro sugli archetipi nelle fiabe, ponendo le basi della moderna concezione della psicologia femminile, scrive:
“ Il tema della dea offesa è frequente, perché in effetto la donna non sopporta di essere ignorata…
Nelle vesti della fata cattiva, la dea-madre è la personificazione dei sentimenti feriti e inaciditi, il latte che diventa acido…
le sofferenze della donna derivano dalla reazione archetipica che consiste nel non saper superare una ferita, un rancore o un cattivo umore dinanzi a una delusione nella sfera dei sentimenti. Questa reazione la sommerge…” **

Maria Callas in “Medea” di P.P. Pasolini

Penso ad una essenza floreale di Edward Bach: Willow, il salice (Salix Vitellina).
Scrive Bach a questo proposito: ”…sentono di non avere meritato una prova così grande, lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati…”***
Il rimedio è concretamente utile per superare rancori ed amarezze che da lungo tempo ci intossicano. L’obiettivo non è fare sì che noi diventiamo di nuovo “dolci e carine”, ma piuttosto riuscire a liberarci da un fardello inutile che intossica la nostra esistenza.
E’ indispensabile per il nostro benessere correggere un atteggiamento mentale che possiamo paragonare ad una malattia cronica, un disturbo che sebbene non sia letale, pur tuttavia ci condizione negativamente la vita.

La domanda che von Franz indica come fondamentale, può rappresentare davvero un grande passo avanti verso la consapevolezza e dunque verso l’evoluzione:
“…è utile che la donna si chieda: in che cosa sono stata delusa, in quali sentimenti sono stata ferita?”.****
Così come è altrettanto “utile” che la donna si ponga questa domanda non di fronte ad uno specchio appannato dalle sue paure e resistenze, ma assumendosi la responsabilità di valutare con onestà le scelte passate e presenti, liberandosi dal ruolo di vittima.

Perché diciamolo, la Fata vendicativa de “La bella addormentata nel bosco”, sarà anche bellissima e potente, ma non fa mica una bella vita!

Marisa Raggio

I Fiori e le Dee®

* “La bella addormentata nel bosco”, lungometraggio animato prodotto dalla Disney, 1959.
** Marie-Luise von Franz, “Il femminile nella fiaba”, ed. Bollati Boringhieri
*** E. Bach, “Le Opere Complete”, ed. Macro
**** M.L. Von Franz, op. cit.

Artemide o Era? Non siamo costrette a scegliere.

Artemide o Era? Non siamo costrette a scegliere.

Ragazze, lo so che la maggior parte di voi si vede come una novella Artemide o vorrebbe essere così. Tutte noi la ammiriamo!

Quale rappresentazione archetipica incarna meglio il modello sbandierato dai media, se non “Artemide la Coraggiosa”?
Molti dei suoi attributi ci affascinano: le belle e lunghe gambe scattanti, la foresta, la luna, le ninfe fedeli…
Persino un fratello bello come il Sole, Apollo, da utilizzare come complice in caso di necessità..e poi via, ognuno per la propria strada…
Che bella storia! Il web pullula di immagini accattivanti di Artemide, ritratta come una sorta di super-eroina, poco vestita e palestrata!

Sogniamo pure, ma, come sempre, una lettura superficiale del mito può portare fuori strada.
Millenni di società patriarcale hanno innestato nel profondo di noi un altro modello, oggi meno prestigioso, ma molto più reale e diffuso fra tutte le donne: Era, la moglie.
Questa incarnazione archetipica, in realtà poco amata dalle donne del XXI° secolo, di fatto è molto presente in ognuna di noi, e proprio perché rinnegata, tende a fare danni, fino a quando non riusciremo ad accettarla ed integrarla.

Non facciamoci illusioni, Il sogno del Principe Azzurro è più forte di qualsiasi altro mito e profondamente incistato nel nostro inconscio. Inutile rifiutarlo e negarlo, impariamo a guardarlo, onestamente riconosciamo quanta Era è in noi e proviamo ad onorarla adeguatamente. Ci potrà essere utile…
Facciamo finalmente sì che le due dee, Artemide ed Era, non più avversarie, si abbraccino… almeno nella nostra psiche.

Marisa Raggio

I WORKSHOP DEL LABIRINTO DELLE 7 DEE

I WORKSHOP DEL LABIRINTO DELLE 7 DEE

I miti greci rappresentano efficacemente aspetti psichici comuni a tutta l’umanità.
Il principio femminile presente in ognuno di noi, sia donna che uomo, è una parte fondamentale  delle nostre dinamiche emozionali e logico-razionali, quindi le influenza potentemente, spesso senza che noi ce ne rendiamo conto.
Emozioni, rimuginìi inconfessabili, comportamenti impulsivi, che spesso ci confondono creandoci imbarazzo e sofferenza, sono mirabilmente espressi nelle figure mitologiche del pantheon greco-romano. Riuscire ad oggettivarli e comprenderli ci regala una maggiore consapevolezza di noi stessi e di “come funzioniamo”.
Capire “come funzioniamo” ci permette anche di trasformare i meccanismi che ci angustiano ed agiscono nella nostra quotidianità, complicandola ed appesantendola.
Il principio femminile, che da millenni la società patriarcale ha scelto di svalutare, sopravvive in noi  come una forza interiore, troppo spesso non adeguatamente onorata e riconosciuta, quindi inevitabilmente sotto- utilizzata.  Tale principio lo percepiamo ancora vitale ed attivo  nella antica narrazione delle dee dell’Olimpo greco e nei miti ad esse collegati.

WORKSHOP INTRODUTTIVO
Durante il workshop introduttivo incontriamo e studiamo a fondo queste figure mitologiche, le loro caratteristiche e le affascinanti storie di cui sono protagoniste, cercando di ascoltare come tutto ciò risuoni in noi. Inoltre collochiamo in un quadro storico e sociale il percorso attraverso il quale l’Archetipo Femminile è sopravvissuto, osservando attentamente come è giunto, più o meno camuffato, ma intatto, fino a noi. Nella condivisione emergeranno temi personali irrisolti o nascosti che collegheremo ad alcune essenze floreali di Bach e del sistema californiano, permettendoci di affrontarle iniziando ad armonizzarle.

AGIRE LA DEA
Nei successivi due laboratori di approfondimento, fatta “amicizia” con le  principali dee della mitologia classica, si tratterà di percepirle sempre più intimamente, relazionandoci con le parti di noi che esse rappresentano.Questo viene definito: “AGIRE LA DEA”.
Attraverso diverse tecniche che variano a seconda dei gruppi di lavoro e delle persone, ogni partecipante metterà in scena, con i mezzi che preferisce (o anche solo con il silenzio) una propria rappresentazione di quelle dee le cui caratteristiche maggiormente riconosce in se stesso. Tale azione, che conduce ad una maggiore consapevolezza delle proprie dinamiche emotive e relazionali, offre l’opportunità per svelare aspetti di noi che non volevamo vedere, trasformando così comportamenti  reiterati che ci fanno male.
Il laboratorio si articola in due distinte giornate, in cui si lavorerà su due distinti gruppi di dee che presentano polarità particolarmente interessanti:
Primo incontro: Artemide/Era e Atena/Afrodite
Secondo incontro: Demetra/Persefone ed Estia
Marisa Raggio

WORKSHOP INTRODUTTIVO                                                                                                                                                                                                                            Domenica 20 maggio ore 9:30 / 18

AGIRE LA DEA (Prima Parte)
Sabato 24 marzo
ore 9:30 / 18

AGIRE LA DEA (Seconda Parte)
Domenica 18 novembre
ore 9:30 / 18

Presso presso la sede di
Lighthouse CromoRañj R. Ravizza
Via Eupili, 10, 20145 Milano

“IL LABIRINTO DELLE 7 DEE – alla riscoperta del Sacro Femminile”  CALENDARIO EVENTI 2018

“IL LABIRINTO DELLE 7 DEE – alla riscoperta del Sacro Femminile” CALENDARIO EVENTI 2018

Per coloro che si accostano per la prima volta al metodo di Marisa Raggio, proponiamo un laboratorio introduttivo sul concetto di Archetipo Femminile e sulle Dee del Pantheon greco-romano che agiscono sul nostro mondo emozionale.

20 Maggio 2018

Il Labirinto delle 7 Dee – workshop introduttivo

· Organizzato da Il Labirinto delle 7 Dee e Lighthouse CromoRañj R. Ravizza, via Eupili 10 Milano

Quando la donna diventa econsapevole delle forze archetipiche che agiscono in lei, ottiene il potere che questa conoscenza fornisce.
Le Dee della mitologia greco-romana sono  per la  cultura occidentale una  efficace rappresentazione di tali forze che, potenti e invisibili, plasmano la nostra condotta ed influenzano le nostre emozioni.
La consapevolezza di di tali impulsi  apre una nuova prospettive per incontrare il proprio Sé.
Quando una donna sa qu
ale “dee” rappresentano le forza dominanti dentro di lei, raggiunge una maggiore chiarezza riguardo ai propri istinti,  alle  priorità ed inclinazioni.

Questa consapevolezza rappresenta un riferimento indispensabile quando vogliamo stabilire degli obiettivi e fare delle scelte che ci corrispondano veramente.

 

Il Labirinto delle 7 Dee – un workshop di Marisa Raggio

Il Labirinto delle 7 Dee – un workshop di Marisa Raggio

DOMENICA 26 NOVEMBRE
Dalle ore 9,30 alle ore 18

Dove:
Lighthouse CromoRanji R:Ravizza
Via Eupili 10, 20145 Milano

❤️ IL PROGRAMMA IN SINTESI
La giornata inizierà con un excursus di tipo logico-cognitivo per inquadrare l’Archetipo Femminile attraverso i secoli, partendo dalle divinità femminili più note del Pantheon greco-romano e prendendo in considerazione alcuni dei miti più significativi ad esse collegati.
Attraverso la narrazione e le immagini, sarà così possibile addentrarsi profondamente in questa materia affascinante, individuando gli elementi simbolici che dall’antichità continuano ad avere un forte significato evocativo ed attuale in tutte noi.
Al termine di questa panoramica le partecipanti saranno in grado sperimentare nel proprio personale mondo emotivo le valenze simboliche che maggiormente risuonano. 
Questo significa “AGIRE LA DEA” ovvero comprendere quale principio archetipico domina in noi e quale invece è più sacrificato.
Il pomeriggio sarà dedicato alla condivisione delle esperienze personali di ciascuna partecipante, in un clima di fiducia e gioia, facilitata dalla energia e solidarietà del gruppo, dall’utilizzo di Essenze Floreali californiane legate alle piante con il bulbo e dall’ esperienza ultra-ventennale di insegnamento di conduzione di gruppi di Marisa Raggio.
Sarà inoltre previsto un momento di veloce riepilogo di tutti gli archetipi attraverso l’uso degli olii essenziali, secondo una ricerca di Susanna Lupoli, naturopata, floriterapeuta ed allieva di Marisa Raggio.
Prima di salutarci, a ciascuna partecipante verrà consegnata una boccetta contenente uno dei fiori californiani più in sintonia con la Dea tiranna o sacrificata, a seconda delle esigenze emerse nell’arco della giornata, affinché il lavoro iniziato insieme possa continuare individualmente nei giorni seguenti il workshop.

 

 

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