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La fatica di essere Atena

La fatica di essere Atena

E’ appena iniziata la scuola, ma Atena è già molto stanca.
E’ dal primo anno che ci pensa, l’esame di maturità si avvicina e lei non può rischiare, lei punta al massimo. Poi i test di ammissione all’università, la borsa di studio… tutto deve seguire alla lettera un progetto che lei e suo padre hanno elaborato tanto tempo fa.
Atena non ha dubbi, sarà il primo medico della sua famiglia; anche se è solo una ragazza non deluderà le aspirazioni di suo padre.                                                                          Lui glielo ha sempre detto: “tu sei più intelligente di tutti noi messi insieme”, intendendo i fratelli, i cugini e tutta la parentela: gente semplice che non ha mai avuto molte ambizioni.
Spetta a lei a cambiare le cose…
Eppure dopo un solo mese di scuola si sente spossata e ogni tanto, ma solo ogni tanto, si chiede se ce la farà, la risposta è una sola: ”devo darci dentro”.
Al mattino si sveglia sempre più presto, mette la caffettiera sul fuoco mentre in casa tutti dormono e la città è ancora silenziosa. Sua madre quando si alza e capisce che la ragazza è china sui libri da ore si preoccupa, “alla tua età hai bisogno di dormire” le ripete per l’ennesima volta. Atena si irrita, sua madre come al solito non capisce, lei non riesce a dormire, i compiti sono tanti e deve essere la migliore, sempre la migliore : “Papà sarà fiero di me!”.

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Floriterapia: una riflessione                                                                                                                                                                                                                                                       Atena rischia di arrivare distrutta all’esame di maturità. La madre ha ragione, la mancanza di sonno alla sua età rappresenta un rischio per la salute e per il suo equilibrio emotivo. La ragazza ha subito troppe pressioni, la “complicità” con il padre e il desiderio di accontentarlo la costringe ad uno sforzo continuo. Lei è abituata a pretendere il massimo da se stessa. Probabilmente l’impegno intellettuale è parte di lei e rappresenta una modalità che l’accompagnerà utilmente per tutta la vita. Il problema resta la sua capacità di dosare lo sforzo per arrivare alla meta prefissa,  se dissipa subito tutte le sue energie rischia di crollare durante il percorso. Certo l’ansia da prestazione, il timore di non farcela e la tendenza a colpevolizzarsi ogni volta che prova a riposare non sono buoni consiglieri.

Le Essenze Floreali possono fornire alla nostra Atena un ottimo supporto per imparare ad utilizzare l’energia intellettuale, dosando lo sforzo.

Il senso del dovere altissimo unito al perfezionismo di per se sono ottime qualità solo se abbinate ad una buona capacità di auto ascolto, per capire, senza  sensi di colpa, quando arriva il momento di fermarsi; questo per permettersi di  recuperare le forze e/o ridefinire  il traguardo  che si  vuole raggiungere.

In questo caso la miscela di essenze floreali da proporre alla nostra Atena è piuttosto chiara, ansia da prestazione: Larch, difficoltà a concedersi una pausa: Oak,  sfinimento: Olive. Il rimedio più significativa però di questo stato emozionale, senza escludere gli altre complementari, è rappresentata dall’unico  scoperto da Edward Bach che non è preparato con un fiore.  Si tratta infatti  di acqua di sorgente informata dal contatto continuo con la roccia: Rock Water.

Citando E.Bach: “Per coloro che sono molto controllati nel loro modo di vivere. Rifiutano molte gioie e piaceri perché ritengono che questo potrebbe interferire con il loro lavoro. Sono severi maestri con se stessi.”   (E. Bach, Guarire con i Fiori, Nuova IPSA Editore)

“Essenze floreali e scarpette”

Quante scarpette e pantofole esistono nel mondo dei fiori! Nelle Americhe e nel nostro continente ne troviamo diverse che vengono attribuite a generiche signore nei paesi anglosassoni, più specificamente alla Vergine Maria in Italia e nei paesi latini.

Facile per noi fare confusione dal momento che almeno due sono utilizzate in floriterapia:  LADY’S SLIPPER e TOPA TOPA.

Proviamo a fare un poco di chiarezza.

 

LADY’S SLIPPER

Questa è l’essenza floreale californiana comunemente chiamata Scarpetta della Vergine. Si tratta di una orchidea  di colore giallo squillante, diffusa nelle zone boscose e umide del Nord America.

La sua Essenza fa parte del sistema floreale della California scoperto da Richard Katz e Patricia Kaminski. Nel loro testo “repertorio delle essenze Floreali” (ed. FCE-Natur), citano anche la varietà di colore bianco-rosa (Cypripedium regianae), E’ questo è un aspetto che mi lascia interdetta poiché ho imparato che il colore della corolla indica con chiarezza l’azione del fiore, quindi se non mi sbaglio, le due essenze avranno alcune  differenze. (Ecco una domanda che potrò porre a Katz e Kaminski quando verranno in Italia il 26 settembre 2013, a tenere un seminario organizzato dalla Unione di Floriterapia di Milano. Quattro giorni di full-immersion nei Fiori che saranno certamernte una straordinaria esperienza.)

Seguendo le indicazioni che Patricia Kaminski ci ha fornito durante il suo seminario dell’ottobre 2008, io ho avuto occasione di proporre questa essenza  a persone che dimostravano uno scarso attaccamento alla vita, un flebile radicamento, individui che trascinavano stancamente la loro giornata e lamentavano una insolita assenza di ambizioni e progetti. Utilizzando un altro linguaggio si potrebbe dire che Lady’s Slipper contribuisce a tonificare il primo chakra, il punto energetico che secondo l’antica dottrina indiana ha a che fare con la gioia di vivere, l’energia fisica, l’istinto di sopravvivenza ed il radicamento. L’energia della persona che necessita di questa essenza tende ad andare verso l’alto, trascurando le parti basse del corpo, in particolare i piedi, proprio quegli  strumenti  che ci permettono di procedere  nel nostro cammino esistenziale.

TOPA TOPA (Calceolaria crenatiflora)

Topa Topa è il nome che gli indigeni Mapuche del sud del Cile danno a questa particolare varietà di Calceolaria, pianta originaria della America appartenente alla vasta famiglia delle Scrophulariaceae.  Le foglie basali sono ovali e grossolanamente dentate, coperte di peluria; i fiori sono molto particolari, formati da due petali uniti alla base che ricordano una borsa o  una pantofola.

Topa Topa è presente nei parchi nazionali della Patagonia, in particolare nel Parco Paine,  al nord di Punta Arenas. Luogo magico che ho avuto la fortuna di visitare.

Questa essenza è nota da sempre come pianta curativa, utilizzata dai “curanderos” indigeni.

L’Essenza Floreale, ancora poco nota in Italia , assunta nella dose indicata dal produttore di dieci gocce al momento di coricarsi, favorisce il rilassamento ed il sonno. Utile in caso di tendenza al bruxismo ( digrignamento dei denti).

Non conosco da molto questa essenza, quindi l’ho utilizzata solo  su di me. Condivido con voi la mia esperienza. L’ho assunta perché speravo mi aiutasse a risolvere una forma di insonnia sporadica, che io percepisco come una difficoltà a “staccare” dagli impegni quotidiani. La mia tensione notturna si localizzava soprattutto nella zona della mandibola, tanto che  spesso mi capitava di svegliarmi con la mascella inferiore indolenzita. L’assunzione di Topa Topa  ha coinciso con la sparizione di questa contrattura notturna, regalandomi un effetto rilassante che non avevo mai ottenuto utilizzando  altre essenze floreali.

Concludo con una considerazione: è evidente che in natura esistono scarpette e pantofole adatte a diversi tipi di piede. Per trovare ciò che fa per noi dobbiamo considerare attentamente le piante, e dal loro aspetto, dai loro “comportamenti” e dall’habitat in cui hanno scelto di vivere, potremo trarre informazioni preziose sulle loro innumerevoli virtù.

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“Dandelion per l’Anima, Tarassaco per il Corpo”

“Dandelion per l’Anima, Tarassaco per il Corpo”

Il tarassaco in questa stagione non fiorisce: “deflagra”.

Appare ovunque con una generosità commovente, ornando persino le più martoriate aiole di Milano. Per regalarci la luce dorata del suo fiore giallo pretende davvero poco: solo qualche manciata di terra e un pallido raggio di sole velato dalle polveri sottili.

Eppure è una pianta nota da sempre per le sue virtù risanatrici. Il buffo nome popolare “piscialetto” evidenzia le sue proprietà diuretiche. Contiene delle sostanze amare (inulina e tarassicina) che lo rendono soprattutto utile come drenante del fegato che proprio in questa stagione, dopo i mesi invernali avrebbe bisogno di disintossicarsi. Va sottolineato che questa pianta contiene una notevole quantità di potassio, minerale che agisce sul meccanismo di contrazione e rilassamento dei muscoli.

Richard Katz e Patricia Kaminski hanno inserito nel loro sistema di Essenze Floreali il tarassaco con il nome inlgese di “dandelion”, termine che più per assonanza che traduzione letterale ci rimanda ad un altro nome popolare della nostra pianta: “dente di leone”, probabilmente in riferimento all’aspetto dentellato delle sue foglie.

Considerandomi una Vervein caratteriale, quindi sempre un po’ tesa, l’ho utilizzato diverse volte oralmente. A differenza di molte mie colleghe di vasta esperienza, personalmente non ho tratto un evidente vantaggio dall’assunzione di questo fiore. La muscolatura del collo, capro espiatorio di tutti i miei malumori, non riusciva a rilassarsi. Allora ho provato ad applicare localmente dandelion veicolato nell’olio, praticando un lievissimo massaggio che senza comprimere la parte dolente si limitava a trasmetterle il calore della mano. Questa volta ha funzionato!

Fateci caso, spesso il nostro collo si ”incricca”, in seguito ad un’arrabbiatura; sfiorandolo potete sentire la sua muscolatura orrendamente contratta. Io ho fatto l’equazione Torcicollo= Rabbia e noto, guarda caso , che in erboristeria il tarassaco è utilizzato anche per drenare il fegato attraverso la stimolazione della bile. Questi due organi, secondo medicine tradizionali di diverse provenienze, sono associati all’l’emozione  Rabbia, mentre nella cultura popolare si dice che uno arrabbiato o invidioso diventa “ verde dalla bile” o “si mangia il fegato”. Del resto senza disturbare la carenza di potassio, di cui questa pianta è ricca, sappiamo che rabbia e tensione ci portano a contrarre i muscoli, stringere i pugni e alzare le spalle.

Provate a zampettare sui siti di body building…è una esperienza.. curiosa… , troverete una discussione minuziosa sull’utilizzo di estratti di tarassaco come coadiuvanti dell’attività muscolare.

Insomma alla fine tutto torna, e ci conduce alle indicazioni dell’ Essenza Californiana Dandelion, consigliata  a persone molto tese, impegnate in un grande sforzo, che hanno difficoltà a “mollare” e sono poco attente ai messaggi che il corpo invia loro.

Ricordiamoci, come  insegna Patricia Kaminski, che l’Essenza Floreale porta le proprietà curative ed il carattere della pianta dal livello del soma a quello spirituale- animico. Questo principio vale ovviamente per tutti i fiori, ma se si osserva nelle piante officinali diventa di più facile comprensione.

Che la Dea vi accompagni.

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“Erbe buone per l’anima e per la… gola”

“Erbe buone per l’anima e per la… gola”

Quando il sole si fa più discreto, attenuata la vampa estiva, sotto gli ulivi cominciano a spuntare, tenere, tenere, le erbe selvatiche e finalmente la raccolta può incominciare. Sono le erbe che noi conosciamo perché ne utilizziamo le vibrazioni sotto forma di essenze floreali e il cui principio attivo ci aiuta a curare diversi acciacchi. Erbe spontanee che sapientemente cucinate contribuiscono da secoli a rendere la cucina ligure, che è essenzialmente “povera”, così saporita e profumata.

Tra le tante ricette che utilizzano questo bendiddio, vi presento la più semplice, ma anche quella che fa più discutere a partire dall’origine del suo curioso nome: PREBUGIUN . Si racconta che il termine derivi addirittura da Goffredo di Buglione che aveva attraversato il territorio con i suoi crociati. Questi chiedevano offerte di cibo alla popolazione “ pro Buglione”, di qui Prebugiùn o Preboggiòn, a seconda delle zone.

Il piatto è davvero elementare: un insieme di erbe selvatiche che vengono fatte lessare e poi mescolate alle patate bollite, il tutto deve essere poi abbondantemente innaffiato da ottimo olio di frantoio.

Meno semplice è invece la sua composizione che negli anni è andata impoverendosi, molte erbe ormai non si trovano più, o piuttosto, sempre meno persone le sanno riconoscere.

Le principali erbe che compongono il brebugiùn sono: Cicerbita (lig. scixèrbua – Sonchus oleraceus); Grattalingua, (lig. [rat]talêgua – Reichardia picroides); Raperonzolo, (lig. ranpunçu – Campanula rapunculus); Cicoria, (lig. radicion – Cichorium intybus); Radicchio selvatico, (lig. denti de coniggio – Hyoseris radiata); Tarassaco, (lig. dente de can – Taraxacum officinale); Borragine, (lig. boraxe – Borago officinalis); Bietola di prato, (lig. gè – Beta vulgaris); Ortica, (lig. ortiga – Urtica dioica; Papavero, (lig. papavao – Papaver rhoeas).

Io ricordo, aimè troppi anni fa, di anziane contadine che aggiungevano foglie di Pratolina (Bellis Perennis) eVioletta( viola odorata) per rendere il miscuglio “ più profumato”

Così ce ne parla il poeta chiavarese Carlo Costa (1912-2000), nella sua poesia PORTO D’ERBE:

Vaddo p’erbe, talegue, radiccion, 
crescion, bonòmmi, sciscèrboe, boraxi; 
scerbo gramigna, leuggio, scioùa d’òrto;
çenn-o con ‘n euvo e ‘n pò de preboggion: 
scòrdo do mondo coæ, bæghe, ravaxi 
into refugio e a paxe do mæ pòrto.

(Vado in cerca d’erbe, radicella, radicchio, crescione, cicerbite, borragine; estirpo gramigna, loglio, fioritura d’orto; ceno con un uovo e un po’ di verdura bollita: dimentico le voglie, le beghe, i trambusti del mondo nel rifugio e nella pace del mio porto.)

Il tarassaco e la borrragine fanno parte del sistema di essenze floreali californiane, con i nomi di Dandelion e Borage.

Dandelion termine inglese che ci riporta al nome popolare “dente di leone”, è quella comunissima pianta che ha foglie appunto dentellate e il cui fiore, di un bel giallo solare, si trasforma nei cossiddetti soffioni, i morbidi batuffoli di semi che i bambini amano disperdere nell’aria con un soffio. Agisce sulle contratture muscolari, ed è utile alle persone molto tese, indaffarate, che tendono a disperdere la propria energia.  Assumendola saremo guidati a dare maggiore ascolto ai messaggi che ci arrivano sia dal nostro corpo che dalle nostre emozioni.

Borage è una essenza floreale che utilizzo molto sia per me che per le persone di cui mi prendo cura. E’ partcolarmente utile per tutte quelle emozioni legate alla tristezza e allo scoraggiamento che talvolta possono essere percepite fisicamente nella zona del cuore. Ho notato che spesso chi mi sta parlando di un lutto o un grosso dipiacere tende a portarsi la mano in quel punto che la tradizione indiana indica come chakra del cuore. Borage dona il coraggio di andare avanti anche nei momenti di maggiore afflizione.

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