floriterapia Archives - Il Canto di Estia di Marisa Raggio

INTO THE WILD 2018 Seminario Residenziale

INTO THE WILD 2018 Seminario Residenziale

Da sempre le donne ed il corpo sono state unite alla ciclicità dei ritmi naturali. Una connessione speciale che in tante culture ha assunto il connotato di una vera e propria Sacralità.
Tutto è cominciato con la Dea e nonostante lo scorrere dei millenni ed il susseguirsi di culture che hanno costruito culti intesi a negare la sacralità del femminile, restano nella nostra psiche e nel nostro corpo tracce talvolta flebili, talvolta sorprendentemente potenti, di un potere antico che, se utilizzato con consapevolezza, cura e guarisce.
Ritrovarci insieme, immerse in una dimensione naturale ancora selvaggia è ogni anno una esperienza intensa che portiamo con noi confortandoci nella nostra routine quotidiana.

In un luogo appartato, di eccezionale bellezza, dove tutto è rimasto intatto, abbandoniamo i nostri schemi abituali per incontrare l’anima della natura e cogliere l’essenza della floriterapia.
Un breve accenno ai programmi di lavoro per questo weekend nella Natura:
1) Osservazione e studio della pianta nel suo habitat, per entrare in relazione diretta con la sua Anima: riflessioni sulla segnatura.
A cura di Gabriele Krause
2) Meditazioni e ascolto attraverso la pratica del Tai Chi Chuan e Qi Gong (Itcca Italia™) : percepire l’energia sottile della pianta.
A cura di Patrizia Roberti
3)I Fiori e le Dee®
Insieme sperimentiamo l’incontro fra il Principio Femminile e la potenza della Madre Terra: una fusione officiata dal potere rivitalizzante delle Essenze Floreali.
A cura di Marisa Raggio

 

Il Labirinto delle 7 Dee, workshop

Il Labirinto delle 7 Dee, workshop

Workshop  “Il Labirinto delle 7 Dee”:  alla riscoperta del Femminile Sacro attraverso il mito e la floriterapia”

Il prossimo 20 maggio, si terrà l’unica data del 2018 dedicata al workshop introduttivo

Il workshop e’ adatto a te se:

🌀 cerchi uno strumento di crescita personale per poter conoscere meglio te stessa e le donne che ti circondano;

🌀 la mitologia classica, con la narrazione delle sue protagoniste, Era, Atena, Artemide, Afrodite, Demetra, Persefone, Estia, ti ha da sempre incuriosita ed appassionata;

🌀 sei desiderosa di scoprire come gli archetipi agiscono in ognuna di noi e come riportare l’armonia quando le qualità di una Dea prevalgono sulle altre;

🌀 conosci o sei interessata a conoscere come l’energia del Fiore abbia un potere sinergico (al lavoro del workshop), nel riportare equilibrio e serenità;

🌀 ti senti a tuo agio nel condividere la tua esperienza personale in lavori di gruppo.

Le iscrizioni al workshop sono aperte ed i posti sono limitati, poiché desideriamo poter realizzare un lavoro personalizzato su ciascuna partecipante.

Vi ricordiamo inoltre…

QUANDO:
– domenica 20 maggio 2018
– ritrovo alle 09.30
– inizio dei lavori alle 10.00
– termine dei lavori alle 17.30/18.00

🌍 DOVE:
– presso Lighthouse Cromoranj – via Eupili 10 Milano (zona Sempione)

🍊 PUNTO RISTORO:
Sarà a vostra disposizione un punto ristoro allestito con tisana e spuntini leggeri.

COME CONFERMARE LA PARTECIPAZIONE:
– Contattare Marisa Raggio al numero 329/4279017
– Contattare Lighthouse Cromoranj al numero 342/1672389

 

Il Labirinto delle 7 Dee – un workshop di Marisa Raggio

Il Labirinto delle 7 Dee – un workshop di Marisa Raggio

DOMENICA 26 NOVEMBRE
Dalle ore 9,30 alle ore 18

Dove:
Lighthouse CromoRanji R:Ravizza
Via Eupili 10, 20145 Milano

❤️ IL PROGRAMMA IN SINTESI
La giornata inizierà con un excursus di tipo logico-cognitivo per inquadrare l’Archetipo Femminile attraverso i secoli, partendo dalle divinità femminili più note del Pantheon greco-romano e prendendo in considerazione alcuni dei miti più significativi ad esse collegati.
Attraverso la narrazione e le immagini, sarà così possibile addentrarsi profondamente in questa materia affascinante, individuando gli elementi simbolici che dall’antichità continuano ad avere un forte significato evocativo ed attuale in tutte noi.
Al termine di questa panoramica le partecipanti saranno in grado sperimentare nel proprio personale mondo emotivo le valenze simboliche che maggiormente risuonano. 
Questo significa “AGIRE LA DEA” ovvero comprendere quale principio archetipico domina in noi e quale invece è più sacrificato.
Il pomeriggio sarà dedicato alla condivisione delle esperienze personali di ciascuna partecipante, in un clima di fiducia e gioia, facilitata dalla energia e solidarietà del gruppo, dall’utilizzo di Essenze Floreali californiane legate alle piante con il bulbo e dall’ esperienza ultra-ventennale di insegnamento di conduzione di gruppi di Marisa Raggio.
Sarà inoltre previsto un momento di veloce riepilogo di tutti gli archetipi attraverso l’uso degli olii essenziali, secondo una ricerca di Susanna Lupoli, naturopata, floriterapeuta ed allieva di Marisa Raggio.
Prima di salutarci, a ciascuna partecipante verrà consegnata una boccetta contenente uno dei fiori californiani più in sintonia con la Dea tiranna o sacrificata, a seconda delle esigenze emerse nell’arco della giornata, affinché il lavoro iniziato insieme possa continuare individualmente nei giorni seguenti il workshop.

 

 

I FIORI E LE DEE ® Un’intervista a Marisa Raggio

I FIORI E LE DEE ® Un’intervista a Marisa Raggio

D) In che cosa consiste la tua ricerca?

MARISA) Io sono fondamentalmente una floriterapeuta, utilizzo cioè le Essenze Floreali per offrire aiuto e sostegno alle persone che si rivolgono a me.

In prevalenza la mia clientela è composta da donne e ho sempre pensato che condividere le loro storie, i loro dolori, difficoltà ed emozioni sia un grande privilegio.

A differenza dei miei clienti maschi, che non essendo abituati a condividere i contenuti emotivi più intimi spesso faticano ad “esporsi”, le donne amano “raccontarsi”. La loro narrazione spesso è ricca di elementi interessanti ma tende a mutare, spostando il focus ad ogni incontro. Stabilire una gerarchia di Essenze Floreali da proporre, così come aiutarle a fissare degli obiettivi da perseguire, può rivelarsi complicato. La teoria degli Archetipi mi è servita, e mi serve tuttora, da parametro per ordinare questa grande massa di informazioni.

Guardando dentro di me ed osservando le mie clienti, ho realizzato che spesso la nostra realtà, sia interiore che esteriore, viene occultata dal racconto di quello che vorremmo essere ed apparire. Ci sono aspetti e qualità del nostro femminile che giudichiamo prestigiose e quindi ci illudiamo che siano nostre, altre invece, pur governando i nostri comportamenti e le nostre emozioni, non sono ritenute accettabili e perciò vengono nascoste.

La domanda di fondo di tutta la mia ricerca è: CHI SONO VERAMENTE?

 

D) Quando hai iniziato la tua ricerca?

Marisa) Già all’università, mentre lavoravo alla mia tesi in antropologia culturale su una popolazione del sud del Cile dove e è tutt’ora diffusa una forma di sciamanesimo femminile. Come in altre società non industrializzate, dunque legate al mondo agricolo, la struttura cosmogonica e la loro concezione del Sacro pone al centro elementi simbolici fortemente collegati al principio femminile.

Molte letture mi hanno permesso di riconoscere quanto la stretta connessione fra la donna, il suo corpo ed i cicli della natura sia stata in passato, come possiamo osservare ancora oggi in alcune popolazioni arcaiche, considerata Sacra.

Questo non smetteva di sorprendermi considerando la svalutazione sociale e religiosa a cui la donna è relegata nelle principali religioni monoteiste e che tuttora persiste nonostante l’emancipazione femminile abbia, specialmente negli ultimi 100 anni, dato vita ad una evidente “rivoluzione”.

Ciò sta avvenendo soprattutto a livello sociale, anche se tanta strada resta ancora da percorrere, ma per quanto riguarda l’aspetto religioso le cose non vanno di pari passo. I roghi della caccia alle streghe in fondo sono ancora tiepidi…

 

D) C’è un episodio cardine che ti ha portato a capire che la tua strada sarebbe stata quella della tua ricerca?

Marisa) Naturalmente non un singolo episodio. Nella mia vita ci sono stati tanti mutamenti: mi sono ritrovata a sentire più volte il bisogno di cambiare lavoro, luogo di residenza, partner.

Ognuna di queste “crisi” mi ha costretta a rivedere l’immagine di me stessa, aggiungendo tessere al puzzle che costituisce la mia personalità.

Con il trascorrere degli anni, ogni “crisi” mi portava a penetrare sempre più in profondità il mio mondo emozionale e quello delle mie clienti.

Mi è così diventato chiaro che le scelte sbagliate nella vita si fanno seguendo non ciò che si è ma quello che si vorrebbe essere.

Mentire a noi stessi è una pratica universalmente diffusa. Riconoscere gli aspetti della auto-narrazione che sono autenticamente nostri, liberandoci da quelli acquisiti o costruiti negli anni come illusoria protezione, è un lavoro che richieda coraggio e cuore pulito, ma può condurci a grandi sorprese, alcune spiacevoli altre gratificanti, tutte comunque estremamente illuminanti.

A livello personale, si è trattato di un lavoro impegnativo, a tratti doloroso, che però mi ha regalato una sensazione di espansione, freschezza e gioia come mai nella mia vita. Tale esperienza ritengo possa essere preziosa per ogni donna.

 

D) Che formazione hai seguito?

Marisa) Sono laureata in Lettere Moderne all’Università di Genova con indirizzo in Etnologia. La mia tesi di laurea, relatrice la grande etnologa Ernesta Cerulli, riguardava i Mapuche, una popolazione indigena del Cile, in cui è diffusa la figura della “Machi”, una donna che svolge nella comunità funzioni di guaritrice ed è spesso riconosciuta come “sciamana”, colei che collegando il mondo degli spiriti con quello degli uomini, si rende artefice di una guarigione che non è solo fisica, ma soprattutto spirituale.

In seguito, scoprendo il pensiero di Edward Bach e la Floriterapia ho frequentato i corsi di Margaretha Mijnlieff, una delle pioniere di questa disciplina nel nostro paese. La mia attività di Floriterapeuta è iniziata concretamente a Milano nel 1995.

Anni dopo ho frequentato una formazione di counseling che si è rivelata utile sia nella pratica floriterapica che in quella didattica. Infatti, dalla sua fondazione, nel 2002, sono docente della Scuola dell’Unione di Floriterapia di Milano.

 

D) Quali autori e ricercatori hanno influenzato la tua ricerca?

Marisa) E’ difficile ricostruire la genesi delle mie ricerche perché essendo stata una lettrice compulsiva da sempre, ho letto tantissimo materiale. Posso ricordare però che il primo approccio al pensiero Junghiano è stato con un libro di James Hillman letto nel 1998: “Il Puer Aeternus” (edizioni Adelphi), testo fondamentale sulla Teoria degli Archetipi.

Successivamente ho provato ad accostarmi all’enorme lavoro di C.G.Jung, in particolare alla sua identificazione del concetto di Anima e Animus; fondamentale per me è stata la lettura del suo libro “L’uomo e i suoi Simboli”.

Seguendo questa strada, ho scoperto un filone d’oro rappresentato dalle grandi allieve di Jung. – Maria Louise Von Franz ed M. E. Harding – che mi hanno accompagnato verso una progressiva comprensione di quello che resta un concetto complicatissimo: l’Archetipo junghiano.

Assolutamente illuminante furono le poche parole che Jung scrive nel1932, per l’introduzione al libro della Harding, La Strada della Donna(ed Astrolabio):

I concetti biologici e sociali possono esprimere soltanto una metà dell’anima femminile. Invece in questo libro diviene chiaro che la donna possiede anche una peculiare spiritualità del tutto sconosciuta all’uomo”

Queste tre righe da sole possono rappresentare la mia intera ricerca sul Femminile.

Anche Erich Neumann ha ispirato moltissimo la mia ricerca con il suo testo fondamentale “La Grande Madre” (ed. Astrolabio). Un libro estremamente innovativo che si impegna ad evidenziare la struttura e lo sviluppo dell’archetipo del femminile nelle sue manifestazioni concrete nel mondo.

Solo alcuni anni fa invece ho potuto conoscere la figura, le opere e le scoperte dell’archeologa Marija Gimbutas, fondatrice dell’Archeomitologia (Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Ed Venexiana). Il suo lavoro è stato enorme sia in termini di quantità che di importanza, dunque difficile da riassumere qui in poche parole. Basti pensare alla sua ipotesi, solo negli ultimi tempi riconosciuta a malincuore dal mondo accademico, secondo la quale nell’Europa antica, dal tardo paleolitico al neolitico, fino all’età del bronzo, esistevano società agricole, sostanzialmente egualitarie e pacifiche che ponevano al centro della loro concezione del sacro una divinità femminile: la Dea.

Tali società furono, nell’arco di alcuni millenni, totalmente cancellate dalle invasioni di popoli indo-europei che imposero una struttura sociale e religiosa androcentrica. La grande quantità di reperti trovata da questa archeologia e l’attenta catalogazione di essi, rappresenta una importante conferma della presenza del Sacro Femminile nell’Europa antica. Tale scoperta ribalta il punto di vista da cui possiamo osservare la storia dell’umanità, focalizzandoci sull’insieme di valori sacri, intellettuali e corporei femminili che per millenni sono stati disprezzati ed esclusi dalla concezione del Divino, nonché da ogni forma di culto. La perdita del Sacro Femminile, ha impedito all’uomo di sperimentare adeguatamente una parte importante della sua dimensione emotiva e psichica, nel timore di essere poco virile, quindi inferiore. Siamo di fronte ad una revisione della storia dell’umanità che restituisce a tutti noi, donne e uomini, ciò che era andato perduto.

Un vero piacere è stata anche la lettura del fortunato libro di Jane Shinoda Bolen – Le Dee dentro la Donna (edizione Astrolabio) che semplifica e rende accessibile a tutte noi i modelli archetipici potentemente rappresentati dalle divinità della mitologia ellenistica

Ben più significativo per me è stato un altro libro della Bolen, non facilmente reperibile in questo momento – Passaggio ad Avalon (edizioni Piemme) – dove l’autrice narra la propria personale esperienza verso il riconoscimento della Dea.

Tra i sistemi floreali più diffusi attualmente, partendo da quelli del maestro Edward Bach, ho approfondito ed utilizzato con le mie clienti, le essenze floreali scoperte da Patricia Kaminski in collaborazione con il marito Richard Katz. Se il fiore rappresentativo del femminile scoperto dal dottor Bach è perfettamente espresso nell’essenza floreale Chicory, Patricia Kaminski, con la sua ricerca, ha trovato una serie di Fiori che vanno ad agire proprio sui diverse aspetti fisici ed emotivi delle donne, nonché degli aspetti femminili presenti in ogni uomo. Alcune di queste essenze, non a caso, sono delle bulbose. L’associazione analogica fra queste piante e l’utero femminile è evidente, così come quella fra un’essenza fondamentale Pomgranate (melograno) che nell’iconografia cristiana è spesso accostata alla Vergine Maria. Anche l’arte antica, dal mondo etrusco, a quello greco romano, fino al Rinascimento abbina questo frutto alla figura femminile. Abbiamo un monumento funebre etrusco in cui è rappresentata una nobildonna che tiene nella mano una melagrana. Un mito fondamentale come quello del ratto di Persefone cita i suoi semi, mentre visitando Ferrara, in un solo pomeriggio mi sono imbattuta in un affresco di Francesco Cossa che ritrae il trionfo di Venere in un carro decorato da melograne e più tardi nella commovente Madonna della melagrana di Jacopo della Quercia.

 

D ) Che differenza c’è fra la tua ricerca sugli Archetipi Femminili e le Dee rispetto alle proposte del panorama italiano?

Marisa) Da quanto ho raccontato fino a qui, mi sembra chiaro che il mio impegno non nasce da una infatuazione passeggera, legata ad un tema affascinante e molto di moda.

Ritengo che la mia ricerca possa rappresentare una novità in quanto è la prima volta in cui gli Archetipi vengono utilizzati nella pratica del colloquio di Floriterapia.

Personalmente propongo uno strumento che utilizzo da anni concretamente nella mia attività di Floriterapeuta.

Assumendo le Essenze Floreali, permettiamo loro di iniziare un dialogo con parti di noi sofferenti, maltrattate, ignorate, trasformandole dolcemente da zavorra a risorse utili nelle sfide della vita di tutti i giorni.

La lettura della narrazione della cliente in chiave di Archetipi  contribuisce a chiarire aspetti spesso taciuti perché imbarazzanti o troppo dolorosi, di conseguenza a migliorare l’autoconsapevolezza, facilitando il compito della Floriterapeuta.

Oggi esiste anche un marchio che riassume la mia ricerca : I FIORI E LE DEE® che vuole rappresentare questo tipo di lavoro.

Ci tengo a precisare anche che al di fuori del mondo della Floriterapia, oggi in Italia, ci sono alcune serie e brillanti ricercatrici che, ognuna con la propria originalità e sempre con grande impegno e passione, diffondono il Nome della Dea.

 

D) In cosa consiste il progetto “Il Labirinto delle 7 Dee”?

Marisa) “Il Labirinto delle 7 Dee” è un progetto che aiuta a diffondere la ricerca I Fiori e le Dee ®.

Il labirinto è un simbolo antichissimo che rappresenta la ricerca del proprio Sè superiore. In questo caso lo utilizzo per esprimere un cammino alla ricerca di pezzi di noi  che abbiamo trascurato e nascosto a vantaggio di altri divenuti  ipertrofici. Ma ogni donna, per stare bene, ha bisogno di tutte le parti che la compongono, impegnandosi sempre a farle funzionare in armonia. Io la chiamo “La Danza degli Archetipi” grazie alla quale possiamo permettere che queste parti dentro di noi convivano con grazia, agendo in alternanza, senza che mai una domini le altre.

Fra tutte le rappresentazioni archetipiche dell’Inconscio collettivo  ho scelto di utilizzare quelle del mondo classico che agiscono potentemente in quanto profondamente radicate nella nostra cultura. Sono le Dee che abbiamo superficialmente incontrato sui banchi di scuola, al cinema, nei libri, dunque sono figure un po’ famigliari.

Quando durante il workshop il mito viene narrato, approfondendo con cura la portata simbolica di ciascuna Dea presentata,  la donna, a prescindere dalla sua formazione scolastica, riconosce immediatamente elementi che la riguardano. La Dea non le è estranea, le ricorda la madre, la sorella, la figlia o la rivale. Più difficile riconoscere che in realtà rappresenta proprio un aspetto che le appartiene. Perché ciò avvenga è utile il confronto con altre donne, sotto la supervisione di chi ha il compito di condurre il gruppo, facilitando la comunicazione.

Ci tengo infine a sottolineare come in questa mia proposta di lavoro resti fondamentale la sapienza dei Fiori: guida e sostegno per quei momenti di paura, confusione, scoraggiamento, smarrimento che costellano il nostro cammino, in questa vita.

Alla fine sempre: grazie Dottor Bach!

Il Labirinto delle 7 Dee

Il Labirinto delle 7 Dee

IL LABIRINTO DELLE 7 DEE

Un workshop di Marisa Raggio ©

Il workshop “IL LABIRINTO DELLE 7 DEE” si rivolge ad un pubblico femminile e si articola in una giornata esperienziale in cui provare ad osservarsi da una nuova prospettiva, per risvegliare energia vitale, creatività e pace, ritrovando e ricomponendo parti di noi nascoste o dimenticate.

Il lavoro proposto si pone come obiettivo il riconoscimento delle Dee che agiscono nella nostra psiche o meglio, nei nostri visceri, nel nostro cuore, nella nostra testa e non è affatto detto che in queste tre parti di noi, agisca la stessa Dea. Tutto ciò significa comprendere che esistono forze invisibili che plasmano la nostra condotta e il nostro mondo emozionale.

IL PROGRAMMA IN SINTESI

La giornata inizierà con un excursus di tipo logico-cognitivo per inquadrare l’Archetipo Femminile attraverso i secoli, partendo dalle divinità femminili più note del Pantheon greco-romano e prendendo in considerazione alcuni dei miti più significativi ad esse collegati.

Attraverso la narrazione e le immagini, sarà così possibile addentrarsi profondamente in questa materia affascinante, individuando gli elementi simbolici che dall’antichità continuano ad avere un forte significato evocativo ed attuale in tutte noi.

Al termine di questa panoramica le partecipanti saranno in grado sperimentare nel proprio personale mondo emotivo le valenze simboliche che maggiormente risuonano.

Questo significa “AGIRE LA DEA” ovvero comprendere quale principio archetipico domina in noi e quale invece è più sacrificato.

Il pomeriggio sarà dedicato alla condivisione delle esperienze personali di ciascuna partecipante, in un clima di fiducia e gioia, facilitata dalla energia e solidarietà del gruppo, dall’utilizzo di Essenze Floreali californiane legate alle piante con il bulbo e dall’ esperienza ultra-ventennale di insegnamento di conduzione di gruppi di Marisa Raggio.

Sarà inoltre previsto un momento di veloce riepilogo di tutti gli archetipi attraverso l’uso degli olii essenziali, secondo una ricerca effettuata da Susanna Lupoli, naturopata, floriterapeuta ed allieva di Marisa Raggio.

Prima di salutarci, a ciascuna partecipante verrà consegnata una boccetta contenente uno dei fiori californiani più in sintonia con la Dea tiranna o sacrificata, a seconda delle esigenze emerse nell’arco della giornata, affinché il lavoro iniziato insieme possa continuare individualmente nei giorni seguenti il workshop.


“In periodi particolarmente faticosi o dolorosi ci ritroviamo a pensare:
non mi riconosco più”.
Questo spesso avviene perché la situazione esterna è radicalmente mutata ed i nostri abituali schemi comportamentali diventano inadeguati.

E’ in quel momento che il nostro inconscio cerca di porre rimedio alla crisi attivando aspetti della nostra psiche che fino ad allora erano rimasti silenti.
Con un altro linguaggio possiamo dire che una dea dentro di noi, che fino a quel momento non era stata riconosciuta, si attiva, creando un certo scompiglio e dettandoci atteggiamenti ed emozioni che sorprendono noi stesse e possono creare sgomento fra chi ci sta intorno.
In questo caso noi non siamo diventate qualcun’altra, ma piuttosto stiamo esprimendo realmente noi stesse, sperimentando parti di noi che per svariare ragioni non avevamo mai voluto o potuto vedere.

Quando la donna diventa consapevole delle forze archetipiche che agiscono su di lei, ottiene il potere che questa conoscenza fornisce.
Le “Dee” sono la rappresentazione di tali forze, potenti e invisibili, che plasmano la nostra condotta ed influenzano le nostre emozioni.
Nella pratica tale conoscenza può chiarirci il mistero di certi comportamenti che avevano sorpreso prima di tutto noi stesse:

Ecco perché l’ho fatto!!!” .
Capire ci aiuta a superare il dolore e la vergogna per aver commesso errori, passi falsi che ancora ci bloccano in inutili e nocivi sensi di colpa.
E’ allora che si crea la bellissima e non facile possibilità di liberarci da quelle maschere dietro alle quali ci eravamo nascoste e che ci permettevano di vivere la nostra vita soltanto in minima parte.”


DOMENICA 19 FEBBRAIO 2017

Si è tenuto il primo workshop intitolato Il Labirinto delle 7 Dee a Milano con la partecipazione di 14 meravigliose donne.

Ecco alcuni dei loro commenti

 

Per ulteriori informazioni, consultate la pagina: https://www.facebook.com/labirinto7dee/

Black Eyed Susan

Black Eyed Susan

Questo mio contributo, tradotto e pubblicato dalla FES, Flower Essence Society, rappresenta un esempio di integrazione fra la Floriterapia ed il lavoro con gli Archetipi Femminili.

Per approfondimenti, eccovi il link:

http://www.flowersociety.org/raggio-interview.html

http://www.flowersociety.org/raggio-bes-case.html

La riscoperta della tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita. Parte Seconda

La riscoperta della tristezza: i rimedi floreali per trasformarla in uno strumento di crescita. Parte Seconda

Dall’Elogio della Tristezza verso la Gioia con l’aiuto della Floriterapia

La Tristezza è una emozione da cui nessun essere umano è esente, di per sé non è né buona né cattiva, rappresenta semplicemente una Realtà con cui tutti prima o poi dobbiamo confrontarci. Come ci insegnano artisti e filosofi, può anche rappresentare una esperienza psicologica e spirituale profonda.
Nel Recinto Sacro che la Tristezza ci offre, abbiamo modo di porci delle domande e scoprire cose nuove su di noi.
Infatti, durante un percorso con un Floriterapeuta, la cosiddetta “Crisi di guarigione” del cliente,si può manifestare con momenti di grande TRISTEZZA:
_ Andavo così bene che pensavo di avere concluso il percorso, ed invece la sera mi prende una tristezza! Penso che ci si ancora qualche cosa su cui lavorare…forse prima avevo paura di riconoscerlo…

Io non voglio darvi indicazioni sui i “FIORI PER LA TRISTEZZA” ed ancor meno ” i fiori per COMBATTERE LA TRISTEZZA”, ognuno di noi è unico e dunque avrà bisogno di una miscela personale che lo sostenga e lo guidi nei momenti cupi.
Piuttosto mi piacerebbe offrire una diversa angolatura dalla quale prendere in considerazione questa tematica proprio partendo da tre Essenze Floreali su cui desidero soffermarmi a riflettere.

✺Il FIORI DELLA LUCE Mustard, Sinapis Arvensis, (Fiore di Bach)
Questa è una Essenza che non viene sufficientemente valorizzata poiché possiamo essere confusi dalla definizione di Bach:
“Non è possibile dare una spiegazione per queste crisi o attribuire una causa a questi attacchi.” E siccome le cause della tristezza al Floriterapeuta, (ma non al cliente!), appaiono spesso chiare, ecco che rischiamo di accantonarla.
Eppure Mechthild Sheffer, in una sua conferenza a Milano, consigliava : “quando assistete ad una flessione dell’umore aggiungete nella miscela anche Mustard!”
Questo Fiore fa parte del gruppo INSUFFICIENZA DI INTERESSE PER IL PRESENTE e non come si potrebbe essere indotti a pensare, nel gruppo: SCORAGGIAMENTO O DISPERAZIONE.
Dunque lo stato di animo di Mustard corrisponde tipo particolare di fuga da una realtà che ci affligge e non riusciamo ad accettare. Mustard ci aiuta a capire che no, la nostra vita non è così grigia; l’effetto del Fiore lo conosciamo, è come cambiare le lenti degli occhiali, via quelle scure e subito tutto diventa più luminoso. “Ogni cosa è illuminata “come recita il titolo di un bellissimo film tratto da un celebre romanzo
MUSTARD Fa parte delle 19 Essenze Floreali, scoperte da Bach dopo i 12 Guaritori ed i 7 Aiutanti, tutte, tranne White Chestnut, sono preparate con il metodo della bollitura.

✺ ACCETTAZIONE DEL CONTINUO DIVENIRE DELLA REALTA’,
DISIDENTIFICAZIONE CON LUOGHI, RUOLI, IMMAGINI STATICHE DI NOI Walnut, Junglan Regia,(Fiore di Bach)
Anche Walnut fa parte dei 19 ed è preparato con il metodo della bollitura, questa Essenza però la incontriamo proprio nel gruppo in cui intuitivamente ci possiamo aspettare di trovarlo: IPERSENSIBILITÀ ALLE INFLUENZE E ALLE IDEE.
La tristezza ha a che fare con l’esperienza della perdita ed ogni volta che nella nostra vita avviene un cambiamento, noi sperimentiamo questo senso di perdita. Walnut ci aiuta proprio ad evitare di scivolare in questa dinamica:
– Sì, la casa nuova è molto più grande e luminosa, eppure capisco che sia io che i bambini, in alcuni momenti della giornata, sentiamo ancora la mancanza delle care vecchie scomodità!
In queste fasi di cambiamento, noi siamo particolarmente vulnerabili, facilmente condizionabili, Walnut aiuta a liberarci dalle influenze esterne mettendoci in grado di abbandonare vecchi modelli che talvolta chi ci sta intorno ci vuole indurre a conservare: Tu sei quello e non puoi diventare altro,(ovvero sei fregato…)
✺ LA CREATIVITÀ, L’OSSIGENO DELLA NOSTRA ANIMA: Iris, Iris Barbato, (Essenza Floreale Californiana)
Riferendomi alla Creatività, non penso solo a Michelangelo, piuttosto mi vengono in mente torte, fotografie, giardinaggio, video amatoriali… Per quello che mi riguarda parlo anche del mio modo di essere Floriterapeuta ed alla mia esigenza di introdurre, di tanto in tanto, elementi nuovi nel colloquio, per non rischiare di spegnermi nella ripetizione. E’ proprio nostro compito risvegliare nel cliente che si sente triste una creatività assopita, ma mai completamente assente. Come il bocciolo dell’Iris che è strettamente imprigionato nella sua pellicola trasparente, ma sarà sufficiente il calore del sole per farlo sbocciare in un magnifico fiore. Quando parliamo di mancanza di gioia parliamo soprattutto di un POTENZIALE BLOCCATO, pronto però, con un aiuto, a scattare verso la luce spiegandosi in tutta la sua gioiosa bellezza.

Insomma grazie ai nostri Fiori, noi possiamo svolgere un’azione Maieutica nei riguardi del cliente, la cui tristezza stessa è il segnale di grandi possibilità evolutive.

A proposito di Gioia e capacità di gioire, desidero condividere con voi un brano tratto da “La nascita del giorno” di una scrittrice che ho sempre molto amato.
Riportando questa lettera vera o inventata (poco importa) della madre, Colette ci regala un esempio luminoso di come sia possibile evitare tante trappole che appannano, giorno dopo giorno, il nostro slancio vitale.

“Signore,
Lei mi invita a passare una settimana in casa Sua, vale a dire insieme alla mia adorata figliola. Lei, che le vive accanto sa quanto di rado io la veda, quanta gioia mi dia la sua presenza, e sono commossa che mi proponga di venirla a trovare. Non accetterò tuttavia il suo cortese invito, almeno per ora. Ecco perché: il mio cactus rosa dev’essere sul punto di fiorire. E’ una pianta rarissima, che mi è stata donata e che, a quanto mi dicono, nel nostro clima fiorisce soltanto una volta ogni quattro anni. Ma io sono già molto vecchia, e se me ne andassi quando il mio cactus rosa sta per fiorire sono sicura che non lo vedrei fiorire mai più…Voglia quindi accogliere, insieme ai miei più sinceri ringraziamenti, l’espressione del mio rammarico e i miei migliori saluti”.
Colette,”La nascita del giorno” Edizioni Adelphi

L’Elemento Acqua, seconda parte

L’Elemento Acqua, seconda parte

Per noi che utilizziamo e studiamo le Essenze Floreali, diventa inevitabile collegare il sacro Uovo-Utero ai bulbi delle piante.

E’ interessante notare come le liliacee e altre bulbose nel sistema floreale californiano FES siano indicate per riequilibrare tematiche collegate a problemi femminili, fra tutte mi limito a ricordare Mariposa Lily, Alpine Lily, Easter lily e Tiger Lily.

 

L’Elemento Acqua, seconda parte 1

Un discorso a parte merita la nostra amata Star of Bethlehem, che possiede già nella struttura geometrica della sua corolla un richiamo alla connessione Terra –Cielo** che si può leggere come un simbolo di Rinascita. Questa essenza floreale è nostra alleata per superare traumi grandi e piccoli. Continue Reading

“Erbe buone per l’anima e per la… gola”

“Erbe buone per l’anima e per la… gola”

Quando il sole si fa più discreto, attenuata la vampa estiva, sotto gli ulivi cominciano a spuntare, tenere, tenere, le erbe selvatiche e finalmente la raccolta può incominciare. Sono le erbe che noi conosciamo perché ne utilizziamo le vibrazioni sotto forma di essenze floreali e il cui principio attivo ci aiuta a curare diversi acciacchi. Erbe spontanee che sapientemente cucinate contribuiscono da secoli a rendere la cucina ligure, che è essenzialmente “povera”, così saporita e profumata.

Tra le tante ricette che utilizzano questo bendiddio, vi presento la più semplice, ma anche quella che fa più discutere a partire dall’origine del suo curioso nome: PREBUGIUN . Si racconta che il termine derivi addirittura da Goffredo di Buglione che aveva attraversato il territorio con i suoi crociati. Questi chiedevano offerte di cibo alla popolazione “ pro Buglione”, di qui Prebugiùn o Preboggiòn, a seconda delle zone.

Il piatto è davvero elementare: un insieme di erbe selvatiche che vengono fatte lessare e poi mescolate alle patate bollite, il tutto deve essere poi abbondantemente innaffiato da ottimo olio di frantoio.

Meno semplice è invece la sua composizione che negli anni è andata impoverendosi, molte erbe ormai non si trovano più, o piuttosto, sempre meno persone le sanno riconoscere.

Le principali erbe che compongono il brebugiùn sono: Cicerbita (lig. scixèrbua – Sonchus oleraceus); Grattalingua, (lig. [rat]talêgua – Reichardia picroides); Raperonzolo, (lig. ranpunçu – Campanula rapunculus); Cicoria, (lig. radicion – Cichorium intybus); Radicchio selvatico, (lig. denti de coniggio – Hyoseris radiata); Tarassaco, (lig. dente de can – Taraxacum officinale); Borragine, (lig. boraxe – Borago officinalis); Bietola di prato, (lig. gè – Beta vulgaris); Ortica, (lig. ortiga – Urtica dioica; Papavero, (lig. papavao – Papaver rhoeas).

Io ricordo, aimè troppi anni fa, di anziane contadine che aggiungevano foglie di Pratolina (Bellis Perennis) eVioletta( viola odorata) per rendere il miscuglio “ più profumato”

Così ce ne parla il poeta chiavarese Carlo Costa (1912-2000), nella sua poesia PORTO D’ERBE:

Vaddo p’erbe, talegue, radiccion, 
crescion, bonòmmi, sciscèrboe, boraxi; 
scerbo gramigna, leuggio, scioùa d’òrto;
çenn-o con ‘n euvo e ‘n pò de preboggion: 
scòrdo do mondo coæ, bæghe, ravaxi 
into refugio e a paxe do mæ pòrto.

(Vado in cerca d’erbe, radicella, radicchio, crescione, cicerbite, borragine; estirpo gramigna, loglio, fioritura d’orto; ceno con un uovo e un po’ di verdura bollita: dimentico le voglie, le beghe, i trambusti del mondo nel rifugio e nella pace del mio porto.)

Il tarassaco e la borrragine fanno parte del sistema di essenze floreali californiane, con i nomi di Dandelion e Borage.

Dandelion termine inglese che ci riporta al nome popolare “dente di leone”, è quella comunissima pianta che ha foglie appunto dentellate e il cui fiore, di un bel giallo solare, si trasforma nei cossiddetti soffioni, i morbidi batuffoli di semi che i bambini amano disperdere nell’aria con un soffio. Agisce sulle contratture muscolari, ed è utile alle persone molto tese, indaffarate, che tendono a disperdere la propria energia.  Assumendola saremo guidati a dare maggiore ascolto ai messaggi che ci arrivano sia dal nostro corpo che dalle nostre emozioni.

Borage è una essenza floreale che utilizzo molto sia per me che per le persone di cui mi prendo cura. E’ partcolarmente utile per tutte quelle emozioni legate alla tristezza e allo scoraggiamento che talvolta possono essere percepite fisicamente nella zona del cuore. Ho notato che spesso chi mi sta parlando di un lutto o un grosso dipiacere tende a portarsi la mano in quel punto che la tradizione indiana indica come chakra del cuore. Borage dona il coraggio di andare avanti anche nei momenti di maggiore afflizione.

.

.

Archivio Articoli