La Complessità di Afrodite-Venere - Il Canto di Estia

La Complessità di Afrodite-Venere

La Complessità di Afrodite-Venere

Afrodite-Venere è in assoluto la divinità femminile “pagana” più citata nella cultura occidentale, moderna e contemporanea.
In passato, ogni statuetta con sembianze femminili rinvenuta in siti archeologici è stata genericamente chiamata Venere.
In latino, la parola Venere è utilizzata come sinonimo di bellezza, di qui il verbo “venerare”, ovvero fare oggetto di devozione, quindi Afrodite ha ha che fare ciò che è sacro, oggetto di culto. Anche nella religione cattolica il verbo venerare è spesso utilizzato.
Il termine è anche collegato al concetto di atto amoroso fisico, sessuale. Non a caso, in modo poco lusinghiero per la dea, le malattie che si contraggono attraverso la trasmissione sessuale sono dette “veneree”.

Per quanto universalmente conosciuta e sempre associata con la bellezza muliebre, ai miei occhi, questo principio femminile, o rappresentazione archetipica, appare come uno dei più complessi del pantheon greco-romano.
C’è una vasta letteratura che affronta l’argomento, a mio avviso, senza fare completamente chiarezza : Afrodite, “la più bella”, definita dalla geniale Jean S. Bolen (Le dee dentro la donna) come la dea alchemica, ha ancora molti aspetti che attendono di essere svelati.

Tutti la conosciamo come dea della bellezza e i media tendono ad appiattire la profondità di questo principio femminile associandolo con l’immagine di attrici e modelle di straordinaria avvenenza, ma non è tutto lì. L’archetipo non si occupa solo di  bellezza delle forme, concetto tra l’atro destinato a mutare continuamente nei secoli, a seconda di canoni estetici che si susseguono, ma fa riferimento ad un concetto molto più profondo. La dea dunque non è solamente un corpo perfetto, ma rappresenta il calderone alchemico in cui si incontrano elementi apparentemente discordanti, per fondersi e produrre una materia “sublime”.  Questa è l’idea che mi sono formata dopo che la lettura della Bolen mi aveva portato a riflettre sul significato dell’aggettivo “alchemica” riferito ad Afrodite.

Un lavoro utile a comprenderla meglio, può essere quello di confrontarla con la sua antitesi: la dea Atena-Minerva, rappresentazione archetipica di un principio femminile opposto, ma altrettanto indispensabile per il nostro equilibrio psichico.
Da un lato Atena la paladina delle regole, del potere costituito, ispiratrice di saggezza e “buon senso”, dall’altro Afrodite insofferente alle leggi, sovversiva signora degli istinti: elementi opposti che dobbiamo imparare a integrare, armonizzare e utilizzare a seconda delle esigenze e dei momenti.

A questo proposito troviamo un grande aiuto in alcune essenze floreali che ci guidano nella complessa simbologia di Afrodite, verso il riconoscimento degli aspetti dell’archetipo di cui noi non abbiamo consapevolezza. In un lavoro come quello che proponiamo nei nostri workshop, l’assunzione di un determinato “fiore”, in questo caso del repertorio californiano F.E.S., contribuisce ad amplificare la nostra intuizione e l’attività onirica, portando in superficie pezzi di noi, frammenti, ricordi ed emozioni strettamente connessi all’archetipo in questione. L’essenza floreale, per sua stessa natura, agisce sinergicamente con l’energia che caratterizza ciascuna rappresentazione archetipica.

Marisa Raggio
I Fiori e le Dee

Iris Barbatus, da cui si ricava l’essenza floreale californiana Iris

Written by Marisa

Floriterapeuta e Counselor, Docente presso l'Unione di Floriterapia, Milano.
Website: http://www.ilcantodiestia.it


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